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Private Banking e Immobiliare nel mirino di Banca Finnat


Rafforzamento di private banking e immobiliare e qualche acquisto sono tra i progetti nel mirino di Banca Finnat. Il gruppo, infatti, non esclude di poter utilizzare azioni proprie per eventuali acquisizioni e crescere nella parte immobiliare o in quella di private banking. Lo ha fatto sapere lo stesso amministratore delegato Arturo Nattino che ha precisato: “pensiamo che qualora si presentasse l’opportunità, le azioni proprie potrebbero essere usate per sostenere le strategie di sviluppo del nostro gruppo, sia nella parte immobiliare sia in quella mobiliare”. Il momento, si sa, è fecondo dato che oggi, in Italia, c’è aria di dismissioni di attività del private banking da parte della banche più grandi.

Ha precisato Nattino: “qualora si intravedano possibilità di acquisizioni, non molto grandi, nel private banking ci potremmo pensare”. Al momento, secondo quanto risulta dal sito Consob, la società ha un pò più del 5% del capitale in azioni proprie. Il gruppo, che oggi vede concentrate le proprie attività in centro Italia, potrebbe inoltre essere interessato a espandersi nel nord se si presentassero delle occasioni, ma non all’estero.

Mentre sul fronte della SGR immobiliare, si guarda al potenziale “smobilizzo del patrimonio immobiliare esistente, con particolare riferimento al fondo Fip, al perseguimento di eventuali strategie di crescita per linee esterne (fusioni, acquisizioni), all’incremento delle masse gestite attraverso lo sviluppo di fondi già in portafoglio, alla costituzione di nuovi fondi ordinari e di portafogli di asset non performing”.

Banca Finnat conta di arrivare alla fine del piano industriale 2014-2017 con masse complessive pari 11,4 miliardi (dai 9,6 miliardi di fine 2013), con un tasso medio annuo di crescita pari al 4%, suddivise tra raccolta indiretta (depositi amministrati, gestioni patrimoniali, fondi di terzi e polizze) per 4,7 miliardi, attività fiduciaria per 1,9 miliardi e masse gestite dalla SGR immobiliare per 4,8 miliardi. L’obiettivo poi è di un margine di intermediazione a 47,8 milioni di euro (dai 40,84 milioni di euro del 2013), un utile netto di oltre 6,5 milioni (dai 4,85 milioni di euro del 2013), un rapporto cost/income ratio al 75% e un Tier 1 capital ratio al 29,8%.

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