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PRIIPS e KID per affrontare le novità regolamentari


L’obiettivo che le Autorità si propongono di raggiungere con il KID è quello di incrementare da un lato la trasparenza e la comprensibilità delle informazioni finanziarie e dall’altro di favorire la comparabilità tra prodotti. In sostanza, da un lato il KID dovrebbe semplificare per gli investitori la ricerca e la capacità di comprendere le informazioni determinanti ai fini di una scelta di investimento consapevole. Dall’altro il KID dovrebbe rendere più semplice comparare diversi strumenti di investimento (ad esempio certificates e polizze assicurative o polizze assicurative tra loro). 

Le informazioni necessarie ai fini di una consapevole scelta di investimento sono quelle relative a: rischio, rendimento e costi. Pertanto il KID avrà tre sezioni dedicate a ciascuno di questi aspetti. Ogni prodotto di investimento rientrante nella categorie dei PRIIPS avrà un indicatore sintetico di rischio, ovvero sarà classificato in una scala da 1 a 7 (1 meno rischioso, 7 più rischioso). L’indicatore sintetico di rischio verrà calcolato dagli emittenti sulla base delle indicazioni fornite dalle Autorità e terrà contemporaneamente in considerazione il rischio di mercato e il rischio di credito. 

Per quanto riguarda il rischio di mercato, per i prodotti per i quali esistono dati storici sufficientemente significativi, verrà calcolato come Value At Risk (VAR) ovvero come perdita massima che l’investitore sopporterà a scadenza con un certo intervallo di confidenza. Una volta calcolato il VAR esso verrà convertito in una misura equivalente di volatilità e quindi sulla base del risultato ottenuto attribuito a una scala da 1 a 7. Il tutto seguendo le indicazioni fornite dalle Autorità. Per i prodotti per i quali non è possibile calcolare il VAR, il prodotto verrà inserito nella classe di rischio pre-identificata dalle Autorità. 

Il rischio di credito verrà invece misurato dal rating tenendo però presente eventuali elementi di mitigazione del rischio (collaterale) o di aumento del rischio (grado di subordinazione). L’effetto del rischio di credito è quello di far aumentare la classe di rischio ottenuta dalla procedura del market risk. Se ad esempio un prodotto dovesse risultare in classe 1 con riferimento al rischio di mercato ma avere un elevato rischio di credito, la sua classificazione finirebbe per essere classe 3 o 4. L’indicatore così ottenuto rappresenterà il rischio sintetico per l’investitore che detiene il prodotto fino alla sua scadenza o all’orizzonte temporale di investimento consigliato. Gli emittenti dovranno quindi aggiungere un'indicazione di quanto il rischio di vendere il prodotto prima della scadenza potrebbe essere diverso rispetto al rischio a scadenza. 

Per quanto riguarda il rendimento, nell’impossibilità di stimare i rendimenti futuri, il KID dovrà indicare i possibili risultati a scadenza dello strumento in tre scenari (positivo, negativo e neutrale) al netto dei costi e su diversi orizzonti temporali. La scelta degli scenari e della metodologia dovrà seguire quanto indicato nei Regulatory Tecnical Standard. 

Molto rilevante anche tutta la parte relativa ai costi. Qui non solo l’investitore troverà un indicatore sintetico di costo, il reduction on yield (RIY), che indicherà la riduzione attesa di rendimento a fronte dei costi che gravano sul prodotto ma anche la scomposizione dei costi. Sul primo aspetto i costi dovranno essere espressi sia su base percentuale che monetaria (ipotizzando un investimento di 1000 euro o di 10000 euro) e su diversi orizzonti temporali (a meno che si tratti di prodotti di breve termine). In merito al secondo aspetto dovranno essere indicati tutti i costi che gravano sul prodotto siano essi one-off (come i costi di entrata o i costi di collocamento), ricorrenti (come le commissioni di gestione o i costi di transazione) o possibili (come le performance fees). 

Criticità ancora da risolvere

In conclusione, se è apprezzabile l’obiettivo che le Autorità desiderano raggiungere diverse sono le criticità ancora da risolvere. Tra queste vale la pena citare: la tempistica di attuazione che lascia di fatto solo sei mesi ormai agli intermediari emittenti per essere pronti alla consegna del KID; il fatto che la normativa sembra doversi applicare anche a tutti i prodotti già esistenti con conseguenti grosse difficoltà soprattutto per quegli intermediari che si sono impegnati ad aumentare la gamma di offerta negli anni passati; l’adeguamento del KID con riferimento al quale ancora non è chiaro quali siano esattamente le condizioni che obbligheranno l’emittente ad aggiornare il KID. Esiste poi una serie di criticità su singoli punti tecnici ancora da chiarire.

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