Presidenziali in Francia: buone notizie per l’Europa?


Questa volta le previsioni ci hanno azzeccato. Saranno il centrista Emmanuel Macron e la candidata di estrema destra Marine Le Pen a sfidarsi nella seconda tornata elettorale che avrà luogo il 7 maggio, dopo essersi aggiudicati rispettivamente il 24% e il 21,3% dei consensi dell’elettorato francese. Restano fuori dalla corsa all’Eliseo il Partito Repubblicano di François Fillon (arrivato terzo, con il 20% dei voti) e il Partito Socialista di Benoît Hamon (piazzatosi quinto, con solo un 6,4%). I sondaggi ora indicano come vincitore del ballottaggio l’ex ministro dell’economia, con uno scarto di circa 30 punti su Le Pen.

Un risultato che, come afferma Stefan Kreuzkamp, CIO di Deutsche AM, “suggerisce che i populisti nel 2017 stanno perdendo terreno”. Nonostante le sfide – e forse le sorprese – non siano finite (restano le elezioni nel Regno Unito a giugno, in Germania a settembre, e forse in Italia), l’esperto ritiene che “alla fine di quest’anno l’Europa potrebbe essere molto più stabile rispetto a quella di gennaio scorso”. Sulla stessa linea di pensiero si colloca Peter Rosenstreich, head of market strategy di Swissquote, il quale aggiunge che i risultati di domenica scorsa rappresentano “un assist formidabile per gli investimenti francesi ed europei in generale”.

I mercati hanno accolto positivamente l’esito del primo turno delle elezioni in Francia, con una riduzione significativa dello spread tra OAT e Bund pari a 14 punti e un aumento dell’euro superiore all’1%. “Macron è un riformatore centrista pro Europa che rassicura gli investitori internazionali”, sottolinea Vincent Durel, gestore di Fidelity International, che prevede per i prossimi giorni una sovraperformance del settore finanziario in Francia ed Europa sulla scia del minor rischio politico, un contesto di cui beneficeranno tutti i mercati azionari europei. “La piattaforma economica di Macron mira a rendere l’economia più produttiva attraverso tagli permanenti alle imposte sui salari, la riduzione del disavanzo pubblico, un pacchetto pro-crescita e stimoli all’imprenditoria tramite politiche fiscali accomodanti. Queste misure daranno verosimilmente un contributo positivo alle prospettive economiche del Paese, nonché alla fiducia di imprese e consumatori”.

Secondo Nicolas Forest, global head of fixed income management di Candriam Investors Group, “la potenziale vittoria di Macron lascerebbe spazio a una stretta degli acquisti da parte della BCE prima delle attese che rafforzerebbe l’euro e produrrebbe una progressiva risalita dei rendimenti dei tassi tedeschi”, ma è ancora troppo presto per dirlo. Quello che è certo, secondo François-Xavier Chauchat, economista e membro del team di investimento di Dorval AM, è che l’economia francese non sarà ancora a lungo ‘il malato d’Europa’. “Quasi tutti gli indicatori confermano che il ciclo economico francese è oggi allineato con quello della vicina Germania. In un contesto di ripresa globale, la dinamica degli utili delle società, la diminuzione dei tassi di interesse, il miglioramento del settore bancario e una forte riduzione in termini di austerità fiscale hanno eliminato il pericolo di stagnazione in Francia”.

Ovviamente, non è del tutto escluso che la Le Pen possa vincere il ballottaggio. Come fa notare Mark Haefele, global chief investment officer di UBS Wealth Management, la leader del FN “potrebbe ancora conquistare gli elettori moderati, smorzando il suo messaggio anti-UE e sfruttando la sua forza sulle questioni di sicurezza nazionale, soprattutto dopo i recenti attentati terroristici”. Qualora Macron dovesse vincere, poi, l’incertezza riguarderebbe la sua capacità di ottenere una maggioranza sufficiente per governare e tessere alleanze. Secondo, Didier Saint-Georges, managing director e membro del comitato investimenti di Carmignac, lo scenario privilegiato per i mercati sarà probabilmente l’emergere di una maggioranza di centro-destra in una posizione tale da garantire l’agenda di riforme a tendenza liberale di Macron.

Non è il momento di abbassare la guardia

Sicuramente, e come ricorda anche Bruno Colmant, head of macro research di Degroof Petercam AM, il risultato delle elezioni è molto positivo per l’Europa e si tradurrà in un’impennata degli asset rischiosi. Ma questo non deve portare l’investitore ad abbassare la guardia. La volatilità nei mercati potrebbe continuare fino a quando si terranno le elezioni legislative (11 e 18 giugno). Monica Defend, head of global asset allocation research, e Andrea Brasili, senior economist di Pioneer Investments, sono molto chiari a riguardo: entrambi gli esperti continuano a vedere il ritorno della volatilità un rischio chiave, considerato il numero di sfide geopolitiche ancora in gioco, e per questo consigliano ai propri clienti di mantenere sempre qualche tipo di copertura del portafoglio.  

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