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Poste, possibile rilancio su Pioneer dopo la conferma francese


Nella gara per prendersi Pioneer, Poste Italiane, in cordata con Cassa depositi e prestiti e Anima, starebbe trattando con alcune banche per arrivare a superare l’offerta di Amundi da 4 miliardi di euro e per riuscire ad avere un prestito fino a 2 miliardi. Il colosso del Crédit Agricole intanto è uscita allo scoperto. L’asset manager francese “conferma il proprio interesse in Pioneer, coerentemente con la strategia di crescita presentata in occasione dell’Ipo”. Ma il gruppo smentisce comunque le valutazioni di Pioneer attribuitele da indiscrezioni di stampa secondo cui la società potrebbe offrire fino a 4,3 miliardi, rispetto ai 3 miliardi di cui inzialmente si parlava. “Amundi ribadisce che la propria politica di acquisizioni segue stringenti criteri finanziari, in particolare un return on investment (Roi) superiore al 10% in un orizzonte temporale di tre anni”.

Secondo gli analisti di Banca Akros è da “escludersi un aumento di capitale per Poste e nel medio termine ma vediamo con favore una fusione Anima-Pioneer”. Secondo gli esperti di Banca Imi, la decisione di Poste Italiane di uscire dal patto parasociale con Bpm  su Anima  dimostra l’intenzione della società di essere libera di gestire la sua partecipazione in Anima  anche in vista dell’offerta su Pioneer”.

Secondo fonti vicine al dossier il consorzio composto da Poste Italiane, Cdp e Anima sarebbe disposto a portare l’offerta per Pioneer a 4 miliardi di euro, ben più dei 3 miliardi che aveva annunciato. La somma di 4 miliardi di euro corrisponde all’1,8% dell'asset under management e 20 volte il multiplo prezzo/utile 2016 contro le 10,5 volte di Anima. Nel dettaglio, sembrerebbe che Poste Italiane dovrebbe indebitarsi per 2,5-3 miliardi di euro da conferire come capitale al veicolo che poi si occuperà dell’acquisizione. Anche Anima dovrebbe indebitarsi per 500 milioni di euro, mentre la Cdp dovrebbe contribuire per 300 milioni di euro.

L’eventualità di una gara competitiva per Pioneer è una notizia negativa sia per Anima sia per Poste Italiane. Gli analisti ritengono, infatti, che un’offerta da 4 miliardi di euro sia piuttosto generosa e che incorpori già parte delle sinergie estraibili dall’operazione. Ma per quanto riguarda l'indebitamento, nel caso di un’offerta da 4 miliardi di euro, gli esperti non credono che possa creare problemi in termini di struttura finanziaria e/o dividendi né per Poste Italiane  né per Anima. Quanto ai multipli, “sono elevati anche se per trarre una conclusione definitiva sarebbe necessario conoscere gli accordi commerciali: payout alla rete ed eventuali aggiustamenti di prezzo in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi di asset under management", osservano gli analisti di Equita SIM.

Oltre alle offerte di Amundi e della cordata guidata da Poste Italiane, ci sono ancora Macquarie e Aberdeen. I finalisti dovranno presentare le loro offerte vincolanti entro giovedì 3 novembre, ma non è escluso che il termine possa slittare. Pioneer gestisce circa 212 miliardi di euro di attività, di cui più della metà in Italia. 

Società

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