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Post Brexit, Londra taglia i tassi. Ecco le prime reazioni delle SGR


L’aspettativa, si sa, era elevata. Tanto che perfino il sito ufficiale è andato in tilt pochi minuti dopo l’annuncio: la Bank of England, l’istituto guidato dal canadese Mark Carney, riduce il tasso di interesse dallo 0,5 allo 0,25%, fissando il nuovo minimo storico per il costo del denaro d’Oltremanica. È la prima volta che modifica i tassi ufficiali del Regno Unito dal marzo del 2009. E non  solo. Ci sono nuove misure straordinarie: un programma di acquisti di 10 miliardi di sterline di corporate bond britannici e l’espansione del QE a 60 miliardi di sterline nei prossimi sei mesi, fino a 435 miliardi. Senza togliere che, se non dovesse bastare, c’è perfino la possibilità di aumentare la quantità prefissa (ha fatto capire Carney). La ragione delle misure arriva in conseguenza di un’unica causa: la Brexit.  I provvedimenti sono destinati a mitigare gli effetti sull’economia britannica innescati dal voto favorevole all’uscita di Londra dall’Unione europea. 

Per Toby Nangle, responsabile  multiasset allocation, EMEA presso Columbia Threadneedle Investments “il taglio dei tassi fa male ai risparmiatori, ma può aiutare le banche ad offrire prestiti più a buon mercato per le imprese che vogliono investire – sostenendo l'occupazione - e potrebbe anche alleviare l'onere per le famiglie indebitate. Di maggiore interesse per i mercati è stata l'espansione del quantitative easing (incluse le obbligazioni societarie), che ha spinto i rendimenti dei gilt a lungo termine al ribasso, ed il Term Funding Scheme (le misure destinate a favorire il passaggio del taglio dei tassi dalle banche ai consumatori)”.

Annuncio con sorpresa

Se per molti l’annuncio era in un certo senso scontato per Timothy Graf, responsabile macro strategy di State Street global markets EMEA,  le misure indicano uan più profonda riflessione: “considerando quanto la sterlina e i tassi britannici erano già scesi, era difficile sorprendere il mercato, ma sembra che la Bank of England ci sia riuscita. Sembrano più preoccupati per la prospettiva di una recessione profonda di quanto la mancanza di azioni del mese scorso abbia lasciato intendere. Sono sorpreso che la Bank of England abbia deciso di implementare diverse misure per affrontare il problema in una fase così precoce, ma dati i cali decisi che abbiamo già visto nei sondaggi, probabilmente anticipa altre cattive notizie”.

Anche per Anthony Doyle, investment director del team fixed interest di M&G Investments, la vera sorpresa non sta tanto nel taglio dei tassi (“i mercati prezzavano infatti una possibilità del 100% di un taglio dei tassi di 0.25%”), ma nell’estensione del pacchetto di stimoli che potrebbe portare ad un aumento del bilancio della Banca di 170 miliardi di sterline, di cui 10 miliardi da destinare ad acquisti di corporate bond. “Gli indicatori economici che sono stati resi noti dopo il risultato del referendum suggerivano una marcata diminuzione nelle attività delle aziende e nella fiducia dei consumatori: in conseguenza di una possibile regressione della crescita economica nel 2017 - così come indicato dalla stessa BoE che ha falciato le aspettative dal 2.3 allo 0.8% - la MPC ha deciso di agire preventivamente annunciando un pacchetto di misure volte a supportare l¡economia inglese”, precisa l’esperto.

Che poi aggiunge come il pacchetto sottolinea un cambiamento di approccio da parte della Bank of England nella gestione dell’economia. “Oggi non ci sono evidenze che il mercato del lavoro sia in fase di deterioramento o che l’inflazione possa diventare un problema, tuttavia, di fronte all’incertezza economica causata dalla decisione del Regno Unito di uscire dall’UE, la MPC ha deciso di giocare d’anticipo, in modo deciso e con ingenti mezzi, in modo da limitare il danno che una contrazione degli investimenti delle imprese e dei consumi delle famiglie potrebbero avere sull’economia nazionale. Nonostante le azioni decise oggi, rimane da vedere se saranno abbastanza per risollevare gli animi di imprese e consumatori in UK dato il clima di incertezza persistente intorno al rapporto con la UE”.

Il momento giusto

Il gioco d’anticipo di Mark Carney è servito però a qualcosa, almeno secondo Matteo Paganini, chief analyst di FXCM Italia. “Oggi e non il mese scorso. Oggi e non il mese prossimo”, dice parlando di Carney come di “un bravo banchiere centrale” la cui “mossa” è stata fatta nel giusto tempo “per evitare deprezzamenti eccessivi del pound, il quale avrebbe presumibilmente accusato ulteriori effetti di svalutazione se si fosse deciso di agire prima e per evitare di agire in ritardo, data l'incertezza che comunque attanaglia gli investitori e l'economia in generale dopo la questione Brexit”.

 “La sterlina” continua Paganini “ha reagito perdendo valore, dopo una price action iniziale molto concitata, senza tuttavia scendere sotto l'importante soglia psicologica e tecnica di 1.3000, testimoniando il fatto che la sua debolezza, pur non essendo da considerare terminata, è relativamente controllata. Il che significa che, quando ravviseremo le condizioni per ripartenze strutturali di sterline, potrebbe essere una buona idea valutare degli acquisti di divisa inglese”.

Le nuove misure basteranno?

Sul pacchetto annunciato i primi dubbi arrivano da Schroders. “Nella migliore delle ipotesi, le nuove misure attenueranno il rallentamento della crescita economica atteso nei prossimi mesi ma, a nostro avviso stimolerebbero solo marginalmente l’economia”, dice Azad Zangana, senior european economist & strategist. “Carney ha sottolineato che tutte le misure annunciate potrebbero essere incrementate, se necessario. Tuttavia, siamo molto dubbiosi sul fatto che un ulteriore QE, un allargamento del Term Funding Scheme o degli acquisti di debito societario possano avere un impatto significativo sull’economia. Riteniamo invece che il Governo ora debba procedere per introdurre stimoli fiscali significativi”.

Insomma i nuovi provvedimenti non sono la panacea. “La politica fiscale deve ora passare dall’austerità allo stimolo. La BoE sta finendo le munizioni e deve essere realistica su quanto stimolo possa effettivamente offrire”, concludono da Schroders.

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