Hedge Invest SGR: possibili rotte da seguire per investire nel 2017


Secondo il team di gestori single manager di Hedge Invest SGR tra gli elementi che caratterizzeranno lo scenario globale in questo 2017 ci sono sicuramente il ritorno alla ribalta delle politiche fiscali che metteranno in ombra quelle monetarie ultra espansive ma anche dati di inflazione in accelerazione e la promessa degli USA di rivoluzionare le politiche economiche statunitensi per fomentare la crescita. L’Europa, intanto, sta riacquistando fascino agli occhi degli investitori, “soprattutto per quelli liquidi, veloci, che comprendono le implicazioni macroeconomiche, politiche, regolamentari e fiscali sia per i bond sia per l’azionario, e sono in grado di sfruttare la volatilità associata a questi fattori”, afferma Filippo Lanza, gestore del fondo HI Numen Credit Fund.

Proprio a proposito dell’Europa, Marc Chapman, gestore del fondo HI Principia Fund, ha affermato che, fugato il rischio deflazione, “l’azionario europeo è in ripresa e probabilmente sovraperformerà quello statunitense”. Concorda Lorenzo Di Mattia, gestore del fondo HI Sibilla Macro Fund, difendendo la sostenibilità della ripresa ciclica in atto in Europa: “Il Vecchio Continente potrà beneficiare della generale ripresa della crescita globale, partendo da livelli di crescita di economia reale e da utili particolarmente depressi, lontani dai trend medi storici di crescita economica e degli utili”. Per il 2017, inoltre, il gestore non vuole essere ribassista sull’euro visto anche il moderato rapporto debito/Pil, il surplus commerciale e le aspettative inflazionistiche di medio lungo termine che resteranno inferiori agli Usa e al Giappone e la possibilità che la BCE riduca il QE.

Grande attenzione ovviamente anche per gli appuntamenti politici dei prossimi mesi, in particolar modo in Francia, il Paese più monitorato dai mercati. “Se le elezioni in Francia andranno bene”, continua Lanza, “la BCE ridurrà il QE. Se invece premieranno la Le Pen, tutti i bond governativi, ad eccezione di quelli tedeschi, saranno destinati a scendere, con perdite in conto capitale”. Di Mattia aggiunge che in caso di risultato positivo per la Francia e di elezioni italiane nel 2018 “il franco svizzero potrebbe scendere molto più dell’euro perché è stato preso di mira come porto sicuro, quando invece il differenziale dei tassi è negativo e le valutazioni eccessive. Per quanto riguarda specifici settori, ci aspettiamo ulteriori rialzi soprattutto nel settore bancario”, un comparto nel quale anche Lanza individua le migliori opportunità. “La ristrutturazione delle banche europee offre molte opportunità. MPS sarà solo la prima. Ci saranno delle opportunità da sfruttare, ma non con la strategia buy and hold”.

Per gli esperti della società c’è anche un’altra area geografica che rimarrà sotto i riflettori quest’anno. Si tratta del Giappone dove “Governo e Banca Centrale sono determinati a sfruttare la reflazione, ad esempio mantenendo il rendimento dei titoli decennali a zero”, spiega Di Mattia. “L’equity giapponese offre probabilmente il più grosso upside, sicuramente fino a quando i problemi politici in Europa non saranno almeno parzialmente risolti. Le banche europee e giapponesi hanno ancora uno spazio di crescita significativo con la reflazione che si svilupperà nel corso dell’anno”.

Dall’altra parte dell’Atlantico, invece, le politiche del nuovo presidente USA riserveranno delle incognite. Per Di Mattia il fattore Trump sarà positivo per i mercati. Dalla società lo hanno sempre visto come un’opportunità e anche prima dell’esito elettorale ritenevano che il suo effetto sarebbe stato più positivo che negativo. “La positività sta nel fatto che con Trump c’è anche una maggioranza repubblicana in Parlamento, cosa che non accadeva dagli anni ’20. Questo si traduce in alte probabilità – rispetto per esempio a situazioni con un presidente Democratico non in controllo del Senato o viceversa – che almeno una parte del programma possa essere implementata, diciamo da un terzo ai due terzi, il che sarebbe sufficiente a stimolare l’economia”. Negli Usa, “i tassi sui bond governativi a 10 anni possono raggiungere il 3%. La Fed potrebbe alzare tre volte nel 2017 e anche quattro nel 2018, ben al di sopra delle aspettative”, conclude il gestore.

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