Pietribiasi (Mediolanum AM): “Anche per i migliori, generare alpha non è sempre facile”


Furio Pietribiasi, amministratore delegato di Mediolanum Asset Management e responsabile delle operazioni di business del gruppo Mediolanum in Irlanda e Lussemburgo, ha una lunga esperienza nell’analisi e nella selezione di fondi d’investimento e da Dublino è gestito un patrimonio di oltre 35 miliardi di euro di fondi distribuiti di Italia, Spagna e Germania. In una recente intervista concessa a Funds People, Pietribiasi ha esposto i punti forti che caratterizzano il processo d’investimento della società, così come l’importanza della behavioural finance nel processo decisionale degli investitori professionisti.

“Il team di Mediolanum AM è uno dei più grandi e con maggior esperienza in Europa nella selezione di gestori e gestione di fondi di fondi. Da Dublino monitoriamo costantemente più di 700 fondi e diverse strategie d’investimento di più di 200 società di gestione”, dichiara Pietribiasi. Di quest’universo, continua, “raccomandiamo o investiamo in più di 300 fondi gestiti attivamente da 70 società”. Mediolanum AM in Irlanda vanta un’esperienza ventennale nell’asset allocation e nella selezione di gestori, mentre a livello di Gruppo supera i 30 anni considerando le competenze di stock picking. “Il nostro processo di investimento proprietario Med3 ha l’obiettivo di generare tre tipi di valore aggiunto all’interno di uno stesso prodotto, grazie all’asset allocation tattica e strategica, alla selezione dei gestori e all’attività di selezione dei titoli fatta da questi ultimi. Mediolanum ha portato in Europa la conoscenza e l’esperienza statunitense nella gestione multimanager di SEI Investments e Northern Trust dalla fine degli anni novanta. Dopodiché, abbiamo collaborato per anni anche con società leader nella selezione e ricerca di gestori come Mercer. Le competenze ed esperienza accumulate si sono poi evolute, a metà anni duemila, in un processo di investimento interno”.

Sull’incompatibilità o meno tra la gestione attiva e passiva, Pietribiasi risponde: “Crediamo che la gestione attiva sia molto importante per creare valore aggiunto, ma sempre nel lungo termine. Anche i migliori gestori attraversano alti e bassi quando devono generare alpha, il che non vuol dire che non facciano bene il loro lavoro. Il fatto è che la strategia e lo stile gestionale del gestore non sempre si adattano alla perfezione alle condizioni del mercato. Attraverso il nostro processo Med3 innoviamo costantemente e oggi stiamo lavorando su un’applicazione che utilizza l’intelligenza artificiale che ci aiuti ad identificare il momentum del ciclo del gestore. Questo è molto importante e utile in momenti come quello attuale, dove - secondo numerosi report e statistiche – pochi gestori attivi sono riusciti a battere il benchmark. Per quanto riguarda la gestione passiva noi utilizziamo distinti strumenti come ETF e derivati per implementare decisioni tattiche di breve e medio termine. Quindi entrambi gli approcci gestionali aggiungono valore per l’investitore, ammesso che si adoperi una corretta combinazione degli stessi all’interno di una strategia concreta implementata da gestori professionisti.

Fondi d’investimento da un lato, consulenti finanziari e clienti dall’altro, quali di questi due devono evolvere la strategia nel tempo? A questa domanda Pietribiasi risponde: “Siamo noi che sviluppiamo e gestiamo i prodotti che meglio rispondono ai bisogni dei nostri clienti. Se un prodotto non evolve nel tempo, il cliente puo’ essere esposto a rischi non previsti al momento del loro investimento o perdere delle opportunità. Quindi se un prodotto e la relativa gestione non viene adeguata bisogna cambiarlo, ma è tuttaltro che facile capirlo in anticipo. Nel nostro caso, i family banker non si devono preoccupare di questo problema e si possono focalizzare sull’attività di consulenza e pianificazione finanziaria, diversificando gli investimenti dei clienti in funzione delle loro necessità, perchè conoscono bene la nostra filosofia nella creazione, gestione e soprattutto evoluzione constante dei fondi.

Sugli impatti della finanza comportamentale e il ruolo che le emozioni possono giocare nelle scelte degli investitori professionisti, Pietribiasi afferma: “Non ci crederete, ma anche gli investitori professionisti e istituzionali cadono in trappole compartamentali, per esempio a volte utilizzano i numeri per giustificare delle decisioni emotive. Per questo, nel nostro processo di Investimento Med3 abbiamo sviluppato degli strumenti per evidenziare e quindi evitare le derive emotive più frequenti”.

Prima di congedarci, chiediamo a Pietribiasi quali saranno i pilastri della sua asset allocation per il 2017. Il punto fondamentale sarà sempre la diversificazione nelle varie asset class, dove l’azionario rimane una componente critica anche per quei clienti preoccupati dalla volatilità del mercato. Questi investitori possono ridurre il rischio non solo calibrandone l’esposizione, ma anche attraverso strategie specifiche come, ad esempio, long-short equity. Per quanto riguarda invece l’obbligazionario, con l’attuale livello dei tassi per generare valore bisogna concentrasi in prodotti dove prevale una gestione attiva e flessibile della duration e del credito inteso nel suo senso più ampio”.

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