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Pianificare le pensioni con opzioni ESG


Oltre otto Millenial su dieci negli Stati Uniti affermano che sarebbero propensi a risparmiare di più per la propria pensione se i piani offrissero opzioni ESG. Un dato che indica come gli investitiori, soprattutto giovani, siano sempre più attenti agli impatti ambientali, sociali ed etici delle società presenti nei loro portafogli. Lo dice bene un report condotto da Natixis Global AM, l'ESG Report 2017, secondo cui la crescente importanza verso tematiche ESG (Environmental, Social and Governance) potrebbe essere l’elemento chiave nel portare gli investitori individuali - di tutte le generazioni - ad aumentare il proprio investimento previdenziale o a cominciare a pianificare per la pensione.

“Il mondo sta andando nella direzione di una maggiore consapevolezza da parte degli investitori nelle scelte  di  investimento - afferma Antonio Bottillo, managing director della SGR in Italia -. La ricerca conferma quanto da noi riscontrato già da qualche tempo negli incontri con gli investitori istituzionali da una parte e con i consulenti finanziari dall’altra: gli investitori oggi fanno attenzione a dove investono e non si tratta più solo di una conoscenza maggiore rispetto agli strumenti disponibili sul mercato, entrano in campo dinamiche che guardano sempre di più a fattori ESG, perché in grado di offrire una maggiore garanzia di sostenibilità che non è più solo di tipo strettamente economico e di conseguenza una maggiore protezione dal rischio”.

L’indagine è stata condotta su 7.100 individui in 22 Paesi, prendendo in considerazione tre tipologie di investitori,  compresi decision maker istituzionali, consulenti finanziari, investitori individuali e sottoscrittori di piani previdenziali. “Gli investitori individuali hanno chiaramente manifestato la volontà che gli investimenti da loro effettuati riflettessero i loro valori personali - dichiara David  Goodsell, executive director del durable portfolio construction  research center di Natixis. E di conseguenza  è importante anche la documentazione relativa agli impatti ambientali, sociali ed etici delle società presenti nei loro portafogli. La ricerca evidenzia inoltre il potenziale che l’introduzione di strategie che includono criteri ESG potrebbe avere nell’incentivare i più giovani ad aumentare la quota di investimenti destinata alla previdenza. Emerge un reale desiderio nel volere che al proprio denaro si associ un valore sociale”. 

Tre quarti degli investitori a livello globale, indipendentemente dal genere, dalla generazione e dalla fascia di ricchezza, conferma l’importanza di investire in società che riflettano i propri valori personali. Dai risultati della ricerca emerge infatti che per un elevato numero di investitori è importante investire in società che pubblicano dati circa il loro impatto ambientale (70%), in società che sono considerate socialmente  responsabili  (71%) e società che sostengono investimenti volti a finanziare lo sviluppo della  ricerca medica e l’educazione  (71%). Inoltre, il 78% degli individui sottolinea l’importanza di investire in società gestite in modo etico. 

La ricerca evidenzia poi una leggera differenza tra la percezione delle tematiche ESG tra uomini e donne, con ricadute sulla struttura dei loro portafogli. Una percentuale leggermente più alta di donne (76%) valuta gli elementi ESG rispetto alla controparte maschile (72%). In generale, si registra una differenza tra i 3 e i 5 punti tra i due sessi nei confronti di questi fattori. Alla luce dei recenti casi di Volkswagen,  Mylan e Theranos, sotto i riflettori dal 2015, gli intervistati pongono grande enfasi sull’investimento in società gestite in modo eticamente responsabile, con l’81% delle donne che afferma quanto questo sia importante, compreso un 31% per cui è molto importante.

Ulteriori risultati 

In termini di risultati,con riferimento ai singoli Paesi,emerge un elevato desiderio da parte degli investitori americani di investire in fattori ESG, con una differenza di 17 punti tra gli investitori che si avvalgono della consulenza di professionisti (76%) e quelli che fanno da sé (59%). L’analisi di Natixis evidenzia poi come, nonostante i consulenti finanziari non abbiano sulle strategie ESG la medesima conoscenza approfondita di quelle tradizionali, l’attenzione su questo segmento sta aumentando all’interno dell’industria dei servizi finanziari. Il 40% dei consulenti a livello globale, infatti, sta già utilizzando strumenti ESG per mitigare i rischi sociali e di governance. Inoltre, gli investitori istituzionali che hanno partecipato all’indagine vedono una funzione crescente affidata ai fattori ESG. Secondo sei intervistati su dieci, infatti, l’utilizzo di queste strategie diventerà una pratica standard per la loro organizzazione nel corso dei prossimi cinque anni. In termini di gestione del portafoglio, il 55% dichiara che attraverso l’adozione di criteri ESG è possibile trovare alpha, mentre il 57% afferma che questi fattori possono aiutare a mitigare i rischi principali.

Ancora, la survey dimostra come l’implementazione con successo di principi ESG ponga ancora sfide importanti. Tra i maggiori ostacoli individuati da coloro che hanno partecipato all’indagine, le istituzioni identificano la difficoltà di reperire la documentazione sulle performance finanziarie e non finanziarie, mentre i consulenti lamentano la mancanza di track-record relativi alle performance. Il crescente numero di operatori attivi nella valutazione dei fondi e di istituti di ricerca che stanno adottando strumenti per il monitoraggio e la misurazione dei fattori ESG sta contribuendo, tuttavia, a ridurre le difficoltà. Mentre il dibattito sulle tematiche ESG si concentra sulla ricerca delle opportunità, gli investitori istituzionali guardano alla sostenibilità come a un tema di investimento. Quando intervistati su quali settori del private equity presenteranno le migliori opportunità nel 2017, il 34% degli intervistati ha segnalato quello delle infrastrutture e, a seguire, la tecnologia, i media e le telecomunicazioni. Più di tre quarti di coloro che hanno partecipato alla ricerca afferma che gli investitori istituzionali giocheranno un ruolo maggiore nel finanziamento di progetti infrastrutturali.  

 

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