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Per i gestori attivi (non indicizzati) il momento è propizio


Negli ultimi anni i mercati azionari e obbligazionari hanno prodotto risultati molto interessanti, grazie alle azioni delle banche centrali, con una volatilità relativamente ridotta e limitata dispersione di performance tra vari titoli. In questo contesto quindi, i fondi hedge hanno dato rendimenti inferiori a quelli degli indici. “Negli ultimi dodici mesi, con il QE americano che sta terminando e quanto sta accadendo in Cina, stiamo assistendo a un aumento di volatilità e una notevole dispersione nella performance di vari titoli azionari”, spiega Mattia Nocera, membro del comitato di investimento di Global Selection SGR (gruppo Banca del Ceresio).

Nocera è amministratore delegato di Belgrave Capital Management Ltd., la società di gestione londinese del gruppo Banca del Ceresio, gestisce la Vitruvius Sicav, un Ucits multi-comparto e multi-advisor. Ricopre anche la carica di amministratore di Global Selection Advisors Ltd., la società del gruppo responsabile per i fondi di fondi offshore del gruppo. E aggiunge: “in questa fase ci sono buone possibilità per i gestori attivi, non indicizzati, e che usano strategie long e short di gestire al meglio la volatilità, che sarà la grande protagonista dei prossimi mesi, e dare risultati superiori a quelli dei relativi indici di mercato”. La fase di normalizzazione dei mercati sta arrivando anche in Europa dove i fondi hedge stanno iniziando a dare risultati comparabili a quelli degli indici.

Lo stesso dicasi per l’Asia dove, in presenza di mercati ribassisti e complicati, solo chi fa stock-picking e un po’ di short riesce a gestire abbastanza bene il portafoglio. Ecco che il fondo asiatico sul mercato italiano di Global selection, l’Asian Managers Selection, si sta difendendo (+12,9% su 12 mesi). “Ci concentriamo su strategie long short equity e macro, più che valide a sostituire la componente azionaria, o a rischio, di un portafoglio diversificato”, sottolinea Nocera. In effetti, la media dei gestori sottostanti è abbastanza buona, soprattutto sui 12 mesi. Il gruppo sul mercato italiano ha due fondi: il primo globale Global Managers Selection (600 mln di euro di aum) che è il più grosso fondo di fondi italiano e l’Asian Managers Selection (55 mln di euro) che si concentra su gestori che investono sui mercati asiatici. Entrambi i fondi, che avevano performance da inizio anno e a tre anni molto interessanti a fine luglio, rispettivamente, di 6,4% e 40,1% per il fondo globale e di 7,2% e 37,8% per quello asiatico, hanno sofferto della correzione dei mercati delle ultime sei settimane, ma in maniera molto inferiore dando evidenza all’aspetto menzionato da Nocera.

Aggiunge: "a mio avviso, lo sbaglio fatto all’inizio degli anni 2000 di proporre un allocazione agli hedge fund come sostitutiva di un’allocazione obbligazionaria o addirittura come una nuova asset class ha lasciato molti investitori scottati durante la crisi del 2008. Gli hedge alla fine generano ritorni che rimangono legati all’asset class in cui investono. Durante il 2000 sono nati molti fondi a bassa volatilità che proponevano ritorni decorrelati, poi è arrivato il 2008 e chi usava la leva finanziaria per generare ritorni interessanti attraverso arbitraggi si è trovato costretto a tagliare le posizioni causando perdite molto superiori alle aspettative degli investitori, spesso con strumenti sottostanti non facilmente liquidabili. È bene ricordare, in altre parole, che quella degli alternativi è un’allocazione a rischio che va usata con attenzione”. E afferma: “in ogni caso, la strategia hedge, se confrontata con l’azionario su periodi medio lunghi, ha dato risultati eccellenti”. Conclude: “a penalizzare l’uso più ampio di questi strumenti sul mercato italiano continua a essere la soglia minima dei 500mila euro. Nel resto d’Europa è inferiore: in Lussemburgo, per esempio, sono 100mila”. 

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