Per far crescere il portafoglio è di nuovo tempo di Cina. E di India


“Riteniamo che nell’area emergente i paesi con programmi di riforme credibili e istituzioni solide siano quelli che potranno raggiungere più velocemente l’obiettivo di una crescita economica di elevata qualità”. È questo il commento di Mauro Ratto, responsabile dei mercati emergenti di Pioneer Investments. Del resto, in quest’area, interessata da rischi geopolitici e squilibri economico-finanziari specifici, è opportuno un approccio di investimento selettivo che valuti le opportunità sia a livello di paese che a livello di emittente. Continua: “a nostro parere, Cina e India presentano le potenzialità per diventare dei campioni.

In Cina, in particolare, la crescita economica ha continuato a rallentare, passando dal 7,7% nel 2013 a quasi il 7,3% nel 2014, in seguito agli sforzi del governo di indirizzare l’aumento del credito verso un ritmo più sostenibile. Tuttavia, il rallentamento è rimasto gestibile e il mercato del lavoro è rimasto relativamente sano.  I politici hanno compiuto grandi sforzi per sostenere le parti più deboli dell’economia. In particolare il riferimento va alle piccole imprese e al settore agricolo, con l’obiettivo di garantire una transizione ordinata”. In effetti, ci sono segnali precoci di una transizione strutturale, con il rallentamento registrato principalmente nel settore degli investimenti, in quello immobiliare e nell'industria pesante. Per contro, il reddito delle famiglie e il settore dei servizi stanno registrando un’espansione a un ritmo più sostenuto rispetto al Pil. Aggiunge: “riteniamo nei prossimi due anni ci potrà essere un incremento della ripresa, dato il forte impegno delle autorità cinesi e degli effettivi progressi nella campagna anticorruzione.  Tra i mercati emergenti manteniamo quindi una posizione costruttiva sulla Cina, in virtù della credibilità dell'impegno dimostrato nel campo delle riforme strutturali”.

Il gruppo ha inoltre una visione ottimistica sulle azioni indiane e sulla rupia, grazie ai risultati positivi registrati dalla banca centrale nel contenimento dell'inflazione e grazie all’approccio e all’impegno riformista del nuovo governo. Conclude: “tuttavia, riteniamo che ci siano tuttora alcuni rischi per la rupia rispetto al dollaro e di conseguenza crediamo che sia opportuno vagliare misure volte a gestire il rischio di ribasso. In generale, prevediamo un ulteriore indebolimento delle valute emergenti rispetto al dollaro USA ma i rendimenti potrebbero risultare ancora interessanti rispetto alle altre valute di finanziamento come l’euro o lo yen. Siamo del parere che la diversificazione tra le valute dei mercati emergenti sarà cruciale per investire in tale contesto”.

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