Per Credit Suisse l’Italia è un overweight, unica eccezione tra i periferici


Per gli esperti del Credit Suisse, quanto all’Italia, il mercato ha sottovalutato il potenziale di ripresa. Fanno sapere: “vediamo ulteriori segnali di riforma in Italia. L’articolo 18 è stato abolito, il costo del lavoro per i nuovi assunti è stato ridotto a zero per tre anni a favore delle piccole e medie imprese, sono stati applicati tagli al numero di contratti a breve termine ed è stato rafforzato il ruolo delle agenzie interinali. L’Italia appare a sconto rispetto al P/B ratio e anche rispetto al P/E ratio secondo una proiezione di 12 mesi”. In altre parole, l’Italia ha una leva aggregata bassa fuori dalla norma e c’è chi prevede inoltre che ci sarà un grande avanzo di bilancio primario. Si innalza così una voce fuori dal coro: “il costo del lavoro in Italia è inferiore a quello di Irlanda, Germania e Francia e i segnali sull’avanzo di bilancio sul lungo periodo indicano come la mancanza di competitività dell’Italia sia stata esasperata dal mercato. Intanto la combinazione positiva del quantitative easing lanciato dalla BCE e del decreto governativo di riforma della governance delle Banche Popolari con attività sopra gli 8 mld di euro, è stata dirompente sul listino di Milano: il Ftse Mib in poche sedute è balzato di oltre il 7%, la migliore performance da inizio anno tra i mercati sviluppati.

Fa sapere Corrado Caironi, investment strategist di R&CA che “il segnale è stato forte e migliore delle attese sebbene tra le righe rimanga comunque il tema della corresponsione di rischio tra BCE e banche centrali locali; la volontà di assistere una crescita economica debole e di allontanare il rischio deflazione è stata quindi dichiarata dai fatti”. Dal punto di vista delle banche popolari italiane i commenti degli investitori sono molto positivi in quanto l’approvazione della legge entro 60 giorni prevede che, non più tardi di 18 mesi, dieci tra le maggiori banche cooperative aboliscano il voto capitario, i limiti del tetto di proprietà e il minimo di 200 azionisti, divenendo a tutti gli effetti equiparate alle altre banche quotate. Precisa Caironi: “il settore bancario italiano ne uscirebbe sicuramente rafforzato e pronto a un consolidamento che aiuterebbe anche quegli istituti di credito ancora in difficoltà.

La partita dell’M&A, ovvero di nuove operazioni di fusione ed acquisizione, troverebbe sicuramente un’arena più ampia e competitiva. Non dimentichiamo che l’Italia tra meno di 100 giorni ospiterà l’Expo 2015 e le attese di un aumento di business in favore della crescita sono in aumento, in contrasto alle stime del FMI che proprio nei giorni scorsi ha fornito un revisione al ribasso per l’economia italiana”. Alla domanda se il listino milanese possa in qualche misura sorprendere ancora in positivo, la prima risposta sembra di sì; “le valutazioni sono sicuramente tra le più interessanti nell’area euro, e anche se i rischi non si possano escludere completamente, potrebbe solo servire un recupero di fiducia e di visibilità: tra breve con l’Esposizione Universale di Milano saremo una vetrina nel mondo”, conclude.

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