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Il TFR lascia il posto ai fondi pensione


Il Governo sta cercando di trovare una soluzione al complicato tema delle pensioni in Italia. L'ultima mossa in questo senso è quella di studiare la possibilità di destinare una quota obbligatoria del TFR ai fondi di previdenza complementare. Con la Legge di Stabilità 2017 probabilmente diremo addio al Trattamento di Fine Rapporto (TFR) in favore dei fondi pensione obbligatori. Si tratta di delle più importanti novità sul fronte delle pensioni che il Governo sta pensando di attuare con l’obiettivo di favorire la flessibilità del sistema previdenziale italiano.

Ad essere destinata automaticamente ai fondi di previdenza complementare sarà almeno una parte del TFR, invece del silenzio assenso che attualmente consente ad oltre il 70% dei dipendenti di non effettuare tale versamento, ritenuto meno favorevole per via della tassazione. Il TFR lasciato in azienda, oggi, viene infatti tassato al 17%, contro il 20% dei fondi pensione. Di contro però i rendimenti del TFR sono meno convenienti, rispetto ai fondi pensione. Secondo gli ultimi dati della Covip (la commissione di vigilanza sul settore), infatti, i fondi pensione negoziali hanno guadagnato in media l’anno passato il 2,7%, i fondi aperti il 3% e i Pip (Piani individuali pensionistici) il 3,7%. Tutto ciò a fronte di una rivalutazione del TFR pari all’1,2%. 

In parallelo all’introduzione dell’obbligatorietà dell’adesione ai fondi pensione e alla destinazione di almeno una parte del TFR alle forme di previdenza complementare, questi verrebbero resi anche più convenienti, alleggerendo la tassazione di circa 3-4 punti e aumentando la deducibilità fiscale dei versamenti. Con la quota obbligatoria, i dipendenti iscritti ad un fondo pensione aumenterebbero sostanzialmente, versando una cifra che si stima pari a 22-23 miliardi di euro l’anno. Al 31 dicembre 2015, gli iscritti alla previdenza complementare in Italia sono circa 7,3 milioni, il che significa che, al netto delle uscite, la crescita dell’anno è stata del 13,4%. L’incremento più rilevante si è registrato nei fondi pensione negoziali (531 mila iscritti in più, pari al 27,3%). Nei fondi aperti, invece, gli iscritti sono aumentati di 93 mila unità (8,8%), arrivando a un totale di 1,15 milioni. Gli iscritti ai Pip 'nuovi' sono 2,6 milioni, circa 238.000 aderenti in più (10,1%) rispetto alla fine del 2014. 

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