Parte Controlfida Global Macro, nuovo comparto in delega di Banca Generali


Si continua a consolidare la collaborazione tra Controlfida e Banca Generali. Dopo che lo scorso mese di ottobre era stata avviata la commercializzazione dei tre comparti flagship della società di gestione elvetica (il Delta, il SuperDiscovery, il Delta Defensive, tutti fondi di diritto irlandese in modalità Ucits) all’interno delle unit linked Stile Libero di Banca Generali, ora è la volta di un nuovo comparto in delega. Si chiama Controlfida Global Macro ed è un fondo con opzioni su azioni, obbligazioni, tassi di interesse e valute. A spiegare il contesto macro economico e quale asset class è bene costruire in questa fase è Fabio Brambilla, partner di Controlfida Ltd.


In presenza di tassi zero e molta fluttuazione sul fronte azionario, dove sta andando la nuova frontiera delle gestioni?

Si sta spostando su strumenti e piattaforme alternative, in grado di operare con soluzioni di protezione e diversificazione ancora più spinte. Quindi è molto interessante capire come muoversi in questi frangenti sulle diverse asset classe e capire come vengono accolti dai consulenti/risparmiatori.

Qual è il vostro approccio tradizionalmente? 

Siamo una società di gestione che nasce nel ‘76 in Svizzera con un mandato da parte di family office internazionali per gestire il patrimonio con un focus chiaro: abbassare il profilo di rischio degli asset attraverso strategie opzionarie tutte quotate che permettono di coprire le posizioni sul primo 10% di ribasso e che continuano a essere aggiornate in modo dinamico in modo che la volatilità sia inferiore anche del 50%. Negli ultimi due anni abbiamo deciso di aprire queste gestioni anche al private banking e abbiamo avuto un eccellente successo. I nostri fondi sono tra i primi, quanto a raccolta, di alcune realtà selezionate del ramo private. Gestiamo oltre 2 miliardi e il nostro fondo Delta è più che raddoppiato negli ultimi 18 mesi (ora ha 400 mln di euro di Nav).

Siamo in piena fase espansiva dei mercati azionari. Cosa succederà nei prossimi mesi?

Questo è il settimo anno di rialzo con forti elementi di destabilizzazione (si vedano Grecia, le prossime elezioni a Londra, le tensioni geopolitiche) che porta a un profilo di volatilità che si sta alzando rispetto ai tre anni precedenti. Gestioni come la nostra, che hanno come principale mandato la copertura sui ribassi, diventano sempre più interessanti. I profili di volatilità resteranno alti. I mercati sono nervosi anche sui tassi di cambio; basti guardare a cosa è successo su euro/dollaro passato da 1,4 a 1,05 in pochi mesi, e questo ha portato a spostamenti di valorizzazione importanti. Noi, fino a quando i tassi di interesse restano bassi, continuiamo a essere positivi sull’azionario ma con un atteggiamento cauto e disciplinato perché la volatilità resterà alta. 

E sul fronte obbligazionario?

Siamo piuttosto preoccupati. Sono aumentati volumi e duration delle emissioni e pensiamo che i benefici (rendimenti molto bassi) non ripaghino i rischi connessi. Ad esempio una crescita dei rendimenti del 2% su btp potrebbe causare una perdita fino al 35% del valore nominale su btp trentennali. Per questo abbiamo lanciato la strategia Global Macro. Un aumento delle aspettative dei tassi porterebbe, appunto, a una riduzione sensibile del valore nominale delle obbligazioni. Spesso le obbligazioni sono valutate per il volume delle emissioni, in realtà la valutazione andrebbe condotta sulla duration. Il mercato secondario in grado di assorbire questi volumi in realtà non c’è e si potrebbe arrivare a uno shock di liquidità. Occorre prendere posizioni direzionali nei confronti dei tassi di interesse. Cioè cavalcare l’eventuale rialzo delle aspettative dei tassi di interesse. Consigliamo di non avere obbligazioni con durata superiore ai due o tre anni. 

Quale asset allocation?

Diversamente dal binomio del passato azioni/obbligazioni, ora è il momento di muoversi su strategie diverse. Adesso l’azionario deve essere approcciato con strategie a bassa volatilità. Il 50% del portafoglio dovrebbe essere su queste, il restante 50% che prima era appannaggio delle obbligazioni dovrebbero essere investito sugli alternative investment, tipicamente privilegio dei family office. Ora con i fondi Ucits si possono mettere in pancia strategie alternative a rendimento assoluto. Ne abbiamo uno, il Defensive, che ha un target di rendimento del 6% con una volatilità del 4% e ha come strategia la monetizzazione della volatilità dei mercati azionari. L’altra strategia è il global macro, che permette la decorrelazione rispetto andamento dei mercati. Questa permette di avere un portafoglio di reddito fisso ma con una protezione che si apprezza nel momento in cui ci sarà un rialzo dei tassi. In sintesi, pensiamo a un 50% azionario a bassa volatilità, un 20% su strategie alternative e, in controtendenza, un 30% di cash che permette di arrotondare le posizioni se c’è una correzione.

E a livello geografico?

Sul 50% di azionario suggeriamo 20% di Europa, 20% di USA, 10% di emergenti (con la quota che può crescere in funzione dell’appetito del rischio). I vari colossi come Apple, Cisco sfruttano le banche nel senso che sono i beneficiari dei tassi bassi (emissioni a 30, 40bp) e ricevono praticamente denaro gratis. L’Europa ha sfruttato ancora molto poco la leva finanziaria e quindi potrà emettere corporate bond a tassi molto bassi, inoltre beneficia dei tassi di cambio molto favorevoli. Bene Germania, Uk, Francia e Svizzera. Italia e spagna sono economie più deboli e i titoli trattati non sono particolarmente attraenti. Siamo piuttosto cauti perché al momento hanno economie che soffrono di più la situazione Grecia.

 

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