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Palazzo Madama: via libera all'Albo dei consulenti finanziari


Lo aveva ripetuto più volte, al 5º Congresso nazionale FeeOnly di Consultique SpA, il vicepresidente commissione Finanze Alberto Giorgietti: "L'importante è non mollare mai". In platea ci si accaldava anche e soprattutto per questo: la nascita - prorogata già più volte - di un albo dei consulenti indipendenti. E Giorgietti rassicurava: l'iter potrebbe già cominciare entro dicembre. Poi ci sarebbero i provvedimenti attuativi. "Sono ottimista sul fatto che entro qualche mese potremmo avere una piena definizione per il varo del nuovo albo". 

Detto fatto. Il ddl di riordino del settore dei consulenti finanziari ottiene l'approvazione del Senato, con 169 voti favorevoli, 3 contrari e 63 astenuti. Il provvedimento ora passa alla Camera. Il presidente della commissione Finanze, Mauro Maria Marino, ha ricordato che anche nella legge di delegazione europea 2015 esiste una delega in materia, ma ha auspicato l'approvazione di questo provvedimento con "tempi veloci" di esame a Montecitorio. La nuova normativa istituisce un albo unico dei consulenti finanziari gestito da un organismo con personalità giuridica di diritto privato che svolgerà le funzioni attualmente in capo alla Consob. Quest'ultima conserva i poteri di regolazione e di vigilanza su tale organismo. L'albo sarà costituito da tre sezioni relative ai consulenti finanziari abilitati all'offerta fuori sede (gli attuali promotori finanziari), i consulenti finanziari indipendenti e le società di consulenza. Il provvedimento prevede una disciplina regolamentare sia della Consob che dello stesso organismo per definire congiuntamente le modalità operative di attivazione del nuovo albo. Inoltre, si prevede una revisione del sistema di risoluzione stragiudiziale delle controversie con la clientela: sarà la Consob a disciplinarne le modalità, con l'istituzione di un organo ad hoc. Infine, l'iscrizione all'albo sarà subordinata al versamento di una tassa sulle concessioni governative. 

Ma non tutti sembrano d'accordo: l'astensione è stata preannunciata da Lega, M5S e Misto motivandola con il fatto di non ritenere sufficientemente distinte le figure di promotore e consulente finanziario. Così come in Aula, anche al Congresso nazionale dei promotori indipendenti dello scorso 17 e 18 settembre gli invitati hanno espresso pari discordi, tranne che su un punto: basta proroghe. "Su alcuni punti c'è una diversità di visione. Per noi il testo non va bene, ma l'importante è chiudere la partita", diceva Maurizio Bufi di Anasf. Se poi per Marco Tofanelli, presidente di Assoreti, l'unico obiettivo comune è fare consulenza con un'abilitazione e un'iscrizione all'albo ("non si può vietare alle banche di prestare una serie di servizi, tra cui la consulenza"), per il presidente di Efpa Aldo Varenna bisogna giocare con le stesse regole. "Ricordiamoci che noi occupiamo il 10% del mercato, mentre il 90% appartiene alle banche. Qualsiasi tipo di legge futura, dovrebbe permettere a chi svolge la nostra professione di lavorare con le stesse regole".

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