Oxford: tavola rotonda Old Mutual GI nella culla del sapere anglosassone


Oxford è stata la città scelta da Old Mutual Global Investors, società giudata in Italia dal country head Cristiano Busnardo, per la celebrazione della sua conferenza annuale dedicata ai clienti. Il luogo eletto dalla casa di gestione non poteva essere più appropriato. Capoluogo della contea di Oxfordshire (Inghilterra), 80 chilometri a nord ovest di Londra, questo centro, di soli 150.000 abitanti e situato nel mezzo della campagna inglese, è la sede dell'Università che porta il suo stesso nome, la più antica del mondo anglosassone. La tavola rotonda ha avuto luogo quindi in una delle scuole che ospitano i loro illustri studenti, dove a parteciparvi sono stati quattro dei manager di spicco della società anglosassone: Richard Buxton, CEO e responsabile UK Equity; Josh Crabb, responsabile Asian Equity; Ian Heslop, responsabile Global Equity e co-manager dei fondi con marchio Funds People Old Mutual Global Equity Absolute Return (AB - Preferito dagli Analisti-Blockbuster) e Old Mutual North American Equity (C - Consistente), e Paul Shanta, co-head delle strategie Absolute Return Investment Bond. I quattro hanno condiviso quindi le loro opinioni sulla situazione attuale dei mercati finanziari.

Ad aprire le danze è stato Heslop. A suo avviso, siamo in un ambiente di bassa volatilità e positivismo generalizzato in cui gli investitori dovrebbero far attenzione a non abbassare la guardia, tenendo conto anche delle importanti trasformazioni in corso, che dovrebbero essere assolutamente prese in considerazione, per l'impatto che queste potrebbero avere sui mercati. "L'ambiente sta cambiando e noi dobbiamo cambiare allo stesso modo perché non abbiamo mai vissuto scenari di mercato simili. Ci troviamo in un ambiente in cui vi è il rischio di un enorme disallineamento tra il comportamento dei mercati e ciò che può accadere nel mondo. Basta solo osservare le evidenze che ci ha lasciato il 2016, come ad esempio Brexit o la vittoria di Donald Trump, e la reazione positiva dei mercati finanziari connessa a tali eventi... Il più alto livello di incertezza che vedremo in futuro arriverà proprio dalla politica", prevede l'esperto.

Secondo Heslop, viviamo in un mondo alternativo, con false notizie e verità parallele. "Come investitori, questo ci crea un gran problema, perché è necessario prendere le proprie decisioni su dati ragionevolmente certi", afferma. E fare ciò, ad oggi, è molto più difficile. "Diciamolo chiaramente. Quasi nessuno aveva previsto la vittoria della Brexit, nè tantomeno quella di Trump. I sondaggi si sono sbagliati. Fare previsioni è diventato molto complicato, anche a livello macro, e questo complica notevolmente il nostro lavoro. Inoltre, anche se si indovina, nulla garantisce che si andrà a segno nel posizionamento del proprio portafoglio, dal monento che i mercati possono reagire a questi eventi in un modo che nessuno si aspetta", ammette. Per questo motivo, in questo momento, la scelta migliore è quella di assumere una strategia dinamica, in grado di adattarsi in maniera flessibile per sfruttare i segnali che il mercato lancia continuamente.

La buona notizia è che, anche se non ci si può fare affidamento sulle previsioni, i fund manager hanno ora gli strumenti che gli consentono di intuire con maggiore precisione i cambiamenti in atto. E questo è strettamente legato alla tecnologia. Secondo Richard Buxton, i manager non devono più aspettare la pubblicazione dei dati macro, o le valutazioni degli economisti, per scoprire cosa sta succedendo nell'economia. "I big data consentono di conoscere in tempo reale il numero di navi che entrano ed escono dai porti, le auto che circolano in un’autostrada...", dice. Questo, unito con i colloqui che ha avuto con i responsabili delle varie aziende, è quello che gli ha permesso di venire a conoscenza del fatto, per esempio, che dopo Brexit le società inglesi non stanno né disinvestendo, né limitando le loro assunzioni. "Continuano in modalità espansionista", afferma il CEO di Old Mutual GI.

Questa disconnessione tra la percezione e realtà crea inefficienze nei mercati che non valutano correttamente l'impatto dei cambiamenti, e si può quindi estrapolare anche in molti altri settori, come ad esempio l'inflazione. "L’inflazione non è stata inventata da Trump. Le dinamiche inflazionistiche negli Stati Uniti avevano cominciato a minacciare già da molto tempo prima che si svolgessero le elezioni americane. Lo stesso succedeva in Europa. Al 2020, l’inflazione attesa nella regione è dell’1,3%, mentre quegli stessi mercati si aspettano che i tassi europei siano più alti di 67 basis point. I mercati non sono stati in grado di prevedere correttamente aumenti dell'inflazione e questi disallineamenti offrono opportunità da cui trarne vantaggio, anche per quanto concerne tassi di interesse, volatilità, valute... Tutti questi segmenti presentano una vasta gamma di opportunità", dice Shanta.

Josh Crabb rimane invece nel suo campo d’azione: i titoli azionari asiatici, che si ritrovano "incredibilmente a buon mercato, con un price/book value di 6-7 volte", il che a suo parere, "in questo segmento, aumenta la probabilità di guadagno a lungo termine fino all’80%", soprattutto in un ambiente che, nonostante i dubbi e le incertezze che persistono, è in fase di miglioramento grazie soprattutto alla politica perseguita dalle banche centrali, che gli esperti definiscono come supereroi. "La risposta immediata da parte delle autorità monetarie attraverso il QE è stata quella appropriata. Ora abbiamo bisogno di anni affinché ritorni fiducia nei mercati. Ci vorranno tra i 15 e i 20 anni per tornare alla normalità, e sono passati solo 8-9 anni dallo scoppio della crisi del 2008. I salari sono ancora più bassi rispetto ai livelli di allora, le aziende hanno tagliato i costi e ora riprendono a squillare i telefoni: i clienti li chiamano. In un mercato toro, i veri guadagni si ottengono nella seconda parte del ciclo", conclude Buxton.

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