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Otto motivi per cui la Fed potrebbe non alzare i tassi a dicembre (secondo Roubini)


Non rilassatevi troppo: dopo la decisione di posporre l'aumento dei tassi d'interesse, il Comitato federale del mercato aperto della Federal Reserve torna a riunirsi il 27 e 28 di ottobre, anche se molti pensano che anche stavolta l'annuncio non si farà (tanto più che non è prevista alcuna conferenza stampa). Questo potrebbe significare che l'aumento dei tassi verrà posticipato alla prossima riunione, programmata per il 15 e 16 di dicembre, come ha previsto il famoso economista Nouriel Roubini: "Se non ci sono sorprese, la Fed ha già dato chiari segnali su un rialzo dei tassi nel 2015" afferma nell'ultimo report trimestrale pubblicato da ETF Securities e Roubini Global Economics.  

L'esperto basa quest'affermazione sul fatto che, nella riunione di settembre, 13 dei 17 membri del FOMC hanno dichiarato di aspettarsi ancora un rialzo dei tassi quest'anno, e afferma che "queste previsioni sono state fatte in piena conoscenza del contesto economico e finanziario attuale per cui, in assenza di imprevisti o cattive notizie, quest'anno il FOMC alzerà i tassi".

A sostegno di questa tesi, il guru mette insieme quattro argomenti, offerti dagli stessi membri della Fed negli ultimi mesi, che possono avvalorare la sua convinzione. Tra le argomentazioni c'è quella secondo cui ritardare l'aumento dei tassi in attesa che l'inflazione raggiunga l'obiettivo del 2%, può comportare "il rischio di non riuscire a sparare in alto". Dall'altra parte, afferma che "mettere un freno per riprendere il controllo dell'inflazione è più costoso per l'economia che cominciare subito e muoversi gradualmente, dove cominciare presto significa muoversi adesso". Il terzo argomento è che "gli obiettivi della Fed si stanno compiendo, mentre la Fed è ancora troppo accomodante". Infine, Roubini ricorda che le condizioni immobili della politica monetaria statunitense, potrebbero portare alla comparsa di bolle in asset class, cosa pericolosa per l'economia. "Se gli uomini della Fed non si affidano a strumenti prudenti nella macroeconomia per affrontare le bolle, sarebbe prudente adottare una politica monetaria anticiclica", dice.

Contrattempi e segnali

Cosa potrebbe impedire un rialzo dei tassi a dicembre? Secondo Roubini, dipenderà solo dal verificarsi di nuove situazioni negative. E fa riferimento al discorso di settembre di Janet Yellen sulla valutazione di fattori esterni alla politica monetaria della Fed, insieme alle preoccupazioni circa l'andamento dell'inflazione, per mettere giù il seguente elenco di possibili contrattempi:

1. "Se i problemi irrisolti della Cina creano un notevole rischio di problemi più gravi per il resto del mondo"

2. "Se la fragilità dei mercati emergenti pregiudica ulteriormente la fuga di capitali e la debolezza delle valute e la domanda aumenta le pressioni disinflazionistiche"

3. "Se il mercato del lavoro statunitense subisce rallentamenti, riducendo il suo contributo all'inflazione futura"

4. "L'inflazione sottostante rimane debole, mentre l'indice dei prezzi per spese e consumi personali (PCE) sottostante (la misura preferita della Fed) è inferiore all'IPC sottostante"

5. "Un calo dei prezzi del petrolio potrebbe spingere il PCE sotto l'1% (i prezzi dell'energia si riflettono nei servizi, come ad esempio i prezzi dei biglietti aerei)"

6. "Potrebbero crollare gli investimenti nell'estrazione del petrolio più costoso (shale, offshore)"

7. "Un dollaro più forte potrebbe abbassare il corso dell'inflazione e ridurre la crescita interna"

8. "Le discussioni sul bilancio e il tetto del debito possono aggiungersi a dicembre"

In questo scenario, il rapporto preparato da ETF Securities e Roubini Global Economics raccomanda il monitoraggio di tre indicatori per avere una visione più chiara della direzione che prenderà la Fed: l'inflazione - "il FOMC ha bisogno di essere ragionevolmente fiducioso" -, la disoccupazione - "serve ancora un miglioramento"- e le condizioni dei mercati finanziari "un ciclo di rialzi con l'indice Vix sopra di 20 punti, con l'azionario in calo e un ampliamento dei differenziali non sembra molto  probabile", conclude economista.

 

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