Occhio ai mercati, oltre la crisi degli emergenti


Oltre la crisi degli emergenti, cosa succede? Nell'attuale situazione in cui i mercati sembrano stabilirsi con timidi segnali di crescita in Europa e in Italia, in America si aspettano con impazienza le decisioni della Federal Reserve sul rialzo dei tassi. Per Nicolò Bocchin, portfolio manager sul comparto obbligazionario di Aletti Gestielle SGR "stiamo uscendo da tre mesi d'importante volatilità, anche a livello di spread, sia per l'investiment grade che sugli high yield. Un movimento interessante proprio perché la volatilità sugli spread non nasce da problemi impliciti del credito ma è un riflesso della volatilità sul mercato azionario. Abbiamo avuto storie idiosincratiche di singole aziende - come Volkswagen -, società di commodities o piccole aziende collocate sul Brasile. Rispetto alle precedenti crisi, si tratta però di qualcosa di molto più tenue che in passato. La moderata volatilità, in questo caso, è stata smorzata dalle Banche centrali, che hanno iniettato grandi liquidità sui mercati".

Condivide l'analisi anche Pierluca Beltramelli, responsabile del comparto mercati sviluppati della società di gestione italiana. "Nei primi sei mesi di quest'anno i mercati azionari europei hanno registrato un forte recupero, proprio grazie alla politica della BCE. La certezza poi è venuta meno negli ultimi tre mesi: prima con l'incertezza globale in rallentamento, poi con la revisione negativa dei mercati emergenti. Ma anche eventi come la Grecia, il caso Volkswagen o la debolezza delle materie prime hanno lasciato sul campo tutti i guadagni dell'anno. Adesso tuttavia osserviamo una fase di recupero". È per questo che Aletti Gestielle ha aumentato l'esposizione sui mercati europei, ed italiano in particolare, e sul mercato giapponese. "Oggi vediamo una crescita sugli utili più sostenibile in Europa, trainata dalla domanda interna", dice il responsabile dei mercati sviluppati. "Anche in Italia la performance sembra positiva: c'è un rialzo del 15-16% da inizio anno. S'intravede un'uscita dalla recessione e un sostegno più forte dell'economia domestica. C'è da dire però che il valore assoluto è ancora molto basso, se pensiamo che nel 2007 gli utili ruotavano attorno al 50%", continua Beltramelli. 

Per quanto riguarda il settore delle commodities, secondo Nicolò Bocchin "la decrescita dei Paesi emergenti non significa che anche noi decresciamo. Ci sarà una rotazione della crescita. L'aggiustamento della bilancia tra domanda e offerte è ancora in atto, ma siamo già più vicini al raggiungimento di un pareggio rispetto al passato". E poi consiglia un "posizionamento sul dollaro contro l'euro ancora lungo", proprio in vista del rialzo dei tassi della Fed. 

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