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Occhi puntati sul settore bancario italiano nel post referendum


I mercati confermano che la bocciatura della nuova riforma costituzionale proposta da Renzi era attesa già da luglio e si è confermata nella bassa performance del mercato azionario italiano e nell’aumento dello spread vicino ai 200 punti base nelle ultime settimane. Tuttavia, più che il risultato del referendum, i mercati finanziari temono soprattutto le conseguenze politiche che seguiranno nel Paese. L’instabilità politica rappresenta sicuramente un fattore negativo principalmente per il settore bancario italiano, e i tentativi di affrontare ciò attraverso ricapitalizzazioni potrebbero riscontrare problemi a causa della fuga degli investitori internazionali, soprattutto per gli istituti di credito più deboli. Inoltre, la temporanea sospensione della riforma delle popolari, non aiuta di certo un settore che ha urgentemente bisogno di chiarezza e stabilità.

Gli aumenti di capitale rappresentano, infatti, un aspetto fondamentale per la pulizia dei bilanci delle banche dai non performing loans, e l’Italia ne conta circa 200 miliardi di euro, il 13% del Pil domestico; se i vari processi di ricapitalizzazione dovessero quindi rallentare o fermarsi, con tutta probablità le banche non vedrebbero un re-rating. Le performance relative dei vari titoli dipenderanno comunque dalla liquidità, dal posizionamento e dalla potenziale erosione del Common Equity Tier 1.

Nella giornata post referendum, Alessandro Allegri, amministratore delegato di Ambrosetti AM Sim, ha commentato: “una priorità del nuovo esecutivo dovrà essere la questione bancaria che deve essere risolta a breve. La maggior concentrazione di rischio nelle prossime sedute continuerà senz’altro sulle tematiche degli istituti di credito: se pensiamo al caso-limite del Monte dei Paschi, ora viene a mancare un appoggio del governo che rappresentava un’opzione percorribile, per quanto di efficacia da verificare”. L’esperto continua: “Sicuramente a prezzi così stracciati il settore delle banche potrebbe diventare una opportunità di investimento in ottica di medio-lungo periodo ma, come in tutti questi casi, significa accollarsi rischi molto alti nel breve termine, non idonei alla totalità degli investitori”.

L’incertezza di breve sui mercati e un possibile allargamento dello spread potrebbero offrire a Draghi un buon motivo per estendere il quantitative easing l’8 dicembre, evitando quindi che la situazione bancaria precipiti, dato che è il settore di maggior rilievo, in grado di avere un impatto anche su altri mercati. A tal proposito, Ambrosetti ha aggiunto “sul fronte obbligazionario non si osservano situazioni di stress. Gli investitori sembrano continuare a fare affidamento sulla politica accomodamente della BCE, che in questo contesto molto probabilmente si protrarrà oltre marzo 2017, e sul whatever it takes pronunciato da Mario Draghi in una situazione di mercato molto più instabile di quella attuale”.

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