Obbligazioni indicizzate all'inflazione: è un buon momento per investire in questi prodotti?


L'ultimo messaggio della BCE, in coincidenza con la riunione di settembre, ha focalizzato l'attenzione degli investitori sugli asset che possono essere influenzati dalle politiche monetarie espansive: valuta, mercati azionari europei (in particolare le società di esportazione), debito sovrano periferico, obbligazioni societarie di entità bancarie europee, debito a breve termine, ABS ... e che dire delle obbligazioni indicizzate all'inflazione? 

"Questo è un buon momento per investire in bond legati all’inflazione", spiega Andrea Giannotta, gestore del fondo Eurizon EasyFund Bond Inflation Linked, dato l’attuale basso livello raggiunto dai tassi di break-even, che rappresentano i tassi che  eguagliano i rendimenti totali di un titolo nominale fixed income ai rendimenti di una corrispondente obbligazione indicizzata, nell’ipotesi che l’investimento venga mantenuto fino a scadenza".

E aggiunge "nel momento in cui le recenti misure di politica monetaria implementate dalla BCE produrranno i loro effetti, i titoli legati all’inflazione dovrebbero performare meglio dei corrispondenti nominali in quanto il mercato tenderà a privilegiare questa asset class per anticipare il futuro aumento dei prezzi,  analogamente a quanto già accaduto nel Regno Unito e in America".

Secondo gli ultimi dati dell'Istat, l'Italia è tecnicamente in deflazione, ma le misure anticicliche poste in essere dalla BCE, con tassi di deposito negativi e interventi non convenzionali di liquidità volti a far ripartire i consumi, dovrebbero interrompere la spirale deflattiva che spinge i consumatori a rinviare gli acquisti in prospettiva di una riduzione dei prezzi. "Con riferimento al mercato italiano", continua Giannotta, "da un punto di vista meramente tecnico possiamo parlare di deflazione, dato il valore del CPI negativo su base annua. Tuttavia, da un punto di vista strutturale, non vediamo manifestarsi un vero e proprio scenario deflattivo guidato da un’ulteriore discesa dei prezzi delle case e da un continuo peggioramento dei consumi. Le alternative offerte dal Tesoro Italiano, all’interno di quest’asset class, sono senza dubbio interessanti. In particolare, i Btp Italia offrono un rendimento più remunerativo dei corrispondenti Btp nominali pur presentando lo stesso livello di liquidità".

"In un simile scenario concordiamo con le previsioni della Banca Centrale Europea (1.1% nel 2015 e 1.4% nel 2016) di una moderata risalita dell’inflazione dai livelli attuali", sottolinea Giannotta. "Il motivo principale per cui non sposiamo uno scenario deflattivo è che il calo dei prezzi a cui abbiamo assistito, è stato guidato principalmente dalla riduzione delle quotazioni fatta registrare dalle materie prime come è reso evidente dallo stabile andamento della core inflation".

Stando ai dati di Morningstar, i fondi di questo gruppo che rendono di più sono quelli che investono sul debito britannico e quello statunitense. "In entrambi i Paesi gli investitori hanno anticipato la risalita dei prezzi", concorda il gestore,  "in linea con le proiezioni sui futuri livelli di inflazione rese note sia dalla Bank of England che dalla Federal Reserve.  Per quanto riguarda il Regno Unito, le stime di inflazione che emergono dall’ultimo inflation report risultano 1.7% per il 2015 e 1.8% per il 2016, coerentemente con una politica di rialzo dei tassi che dovrebbe iniziare nel 2015. Anche la Banca Centrale Americana ha pubblicato il valore medio delle proprie proiezioni di inflazione su livelli, per il 2015 pari a 1.8% e per 2016 pari a 1.9%,  in linea con una politica monetaria restrittiva già a partire dal 2015.
Entrambi i mercati (US e UK) hanno anticipato il rischio di una solida ripresa economica, con Banche Centrali ancora on-hold, attraverso l’acquisto di titoli legati all’inflazione che hanno sovraperformato i corrispondenti titoli a reddito fisso", conclude Giannotta.

Dando un rapido sguardo ai fondi di società italiane che hanno nella loro offerta prodotti inflation linked, troviamo il fondo Soprarno Inflazione +1.5%, che come precisa il portfolio manager Tommaso Cucchetti , "mira ad un rendimento obiettivo, identificato come spread positivo di 1,5% lordo annuo rispetto ad un indice rappresentativo dell’inflazione dell’area euro ma è un flessibile moderato quindi investe anche una piccola parte degli asset in equity (range 10% / 15%) e per il resto in obbligazioni di cui quelle indicizzate all’inflazione pesano circa il 20% del NAV. Nell’ultimo periodo abbiamo incrementato la posizione in obbligazioni inflation linked rispetto alle obbligazioni a tasso fisso per l’interessante livello di break-even che risulta a sconto se confrontato con le stime sull’inflazione futura. La politica monetaria europea resta molto espansiva quindi nel breve è probabile un ulteriore restringimento dei rendimenti dei titoli di stato. Per ora la politica della BCE ha ridotto notevolmente il costo del debito degli Stati ma l’obbiettivo resta quello di trasmettere gli effetti positivi sull’economia reale e quindi stimolare i consumi per raggiungere il target di inflazione fissato al 2%. Per questo motivo riteniamo più attraente l’investimento in obbligazioni indicizzate rispetto ad un tasso fisso. Restiamo infine in attesa di nuovi dettagli sull’emissione del BTP Italia durata 6 anni che si terrà da lunedì 20 a giovedì 23 ottobre 2014 dato che le precedenti emissioni sono sempre state collocate a livelli interessanti".

 

 

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