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Nuova svolta per Theresa May e l’attuazione della Brexit


Il 24 gennaio scorso la Corte Suprema britannica ha emesso una sentenza storica disponendo che la notifica dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona per l’avvio dei negoziati con l’Ue per la Brexit dovrà essere autorizzata dal Parlamento. Saranno i deputati di Westminster, dunque, ad avere l’ultima parola sullo scenario della hard Brexit formulata dalla prima ministra Theresa May diversi giorni fa.

Nonostante l’importanza di questa decisione, i mercati hanno reagito a mala pena: la sterlina si è lievemente deprezzata (intorno allo 0,5%) il che ha provocato a sua volta un piccolissimo rialzo del FTSE 100 che, essendo composto soprattutto da multinazionali, ha beneficiato della caduta della divisa. Per quanto riguarda l’obbligazionario, i rendimenti dei Gilts a due e dieci anni hanno subito leggere oscillazioni. Questa mancanza di “emotività” si può attribuire, secondo gli esperti di Western Asset (filiale di Legg Mason) al fatto che “si trattava di una decisione attesa da tempo. Adesso ci aspettiamo che il Governo presenti una proposta di legge veloce da portare in Parlamento nei prossimi giorni”.

Dalla società fanno sapere che “è possibile che siano effettuati emendamenti al disegno di legge”, ma ci sono diversi punti oscuri che possono favorire i sostenitori della Brexit: per esempio, l’esclusione del potere di veto della Scozia (contro l’uscita del Regno Unito dall'UE), il fatto che i laburisti abbiano affermato pubblicamente che non impediranno il processo di applicazione dell'articolo 50, e che il Governo si è detto esplicitamente disposto a realizzare un secondo referendum se necessario. La società quindi intravede “una probabilità molto alta che l'articolo 50 sia attivato entro la data limite stabilita dal Governo, vale a dire il 31 marzo".

Lo strategist di AXA IM, David Page non è convinto, però, che questa data venga rispettata e “c’è il rischio che le sfide procedurali e gli emendamenti proposti rendano difficile rispettare il calendario”. L’esperto, inoltre, si sofferma sul fatto che il Parlamento scozzese ha già espresso l’intenzione di modificare la proposta. “Tuttavia, la Corte ha stabilito che il Governo non deve consultare le assemblee regionali. Questo elimina uno dei maggiori ostacoli potenziali per l’ambizioso piano di May”.

Martin Arnold, macro strategist di ETF Securities, sposa il punto di vista dell’esperto di AXA IM: “È ancora probabile che si verifichi la Brexit ma questa potrebbe essere ritardata da un dibattito all'interno del Governo sul se attivarla e quando”. Arnold ribadisce che la decisione della Corte Suprema non è stata una sorpresa e “pare che la May si sia arresa di fronte all'evidenza che il Parlamento del Regno Unito avrà qualcosa da dire sull'esito della Brexit”.

Il rappresentante di ETF Securities prevede in questo scenario che il comportamento della sterlina funga da supporto, almeno nel breve termine, “quando cominceranno le trattative e gli investitori acquisiranno conoscenze sui problemi di fondo e sulla durata del tempo necessario al processo di uscita”. Anche se una Brexit dura non è il suo scenario centrale, Arnold sostiene che la cosa più probabile è che la divisa continui a essere volatile “man mano che le negoziazioni tra Governo e UE siano filtrate e arrivino al pubblico”.

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