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Norme, tecnologia e millennials: ecco come cambia il risparmio gestito


L’industria dei fondi è sottoposta a forti sollecitazioni che potrebbero tradursi anche in ulteriori opportunità di crescita a patto però di presentarsi al mercato con la giusta strategia in termini di offerta, prodotto e modelli distributivi. “Gli ultimi interventi normativi come la RDN nel Regno Unito o la MIFID II di prossima entrata in vigore stanno rimodulando in maniera significativa l’intera filiera, mentre una nuova generazione di investitori si sta affacciando per la prima volta al mondo del risparmio con stili di acquisto inediti e non del tutto compatibili con le attuali proposte”, commenta Giorgio Solcia, managing director di Caceis (asset servicing del gruppo Crédit Agricole) in Italia.

Millenials e tecnologia, il futuro dell'asset management?

Il gruppo ha appena pubblicato insieme a PwC Luxembourg un report dal titolo “Reshaping retail fund distribution” da cui emerge che sono tecnologia, Millennials (che oggi rappresentano già il 25% della forza lavoro negli Usa) e nuova ondata regolatoria i tre fattori chiave destinati a rivoluzionare il settore del risparmio gestito nel medio periodo. Secondo lo studio, il tipo di rapporto che la Generazione Y (detti anche Millennials, ovvero le persone nate tra gli anni Ottanta e i primi anni Duemila) ha con la tecnologica, sta constringendo asset manager, distributori e promotori finanziari a ripensare il modo di relazionarsi con questo tipo di clientela. Il rischio, neanche troppo remoto visto il crescente successo dei robo-advisor, si legge nel report, potrebbe essere quello di ridurre la distribuzione dei fondi a una mera funzione tecnologica. “Se negli anni ’80-’90 gli investitori erano completamente dipendenti dalle informazioni che ricevevano dai loro banker, oggi ne sono letteralmente sommersi: si calcola che le società producono la cifra di 4,5 quintilioni di byte di dati ogni giorno. Ecco perché è fondamentale conoscere i bisogni dei propri clienti attraverso nuove tecniche di analisi, integrando informazioni provenienti da fonti diverse (big data) e tradurle in azioni di marketing più efficaci (o segmentazione della clientela).

In un futuro non tanto lontano, l’interazione tra cliente e professionista sarà sempre più mediata da device mobili e social media. Lo testimonia una ricerca della FCA (Financial Conduct Authority): il 61% degli investitori vorrebbe dialogare con il proprio consulente tramite i social media, il 46% di chi non dispone di un account social accederebbe volentieri a Facebook o a Twitter se questo gli consentisse di comunicare in tempo reale con il proprio advisor. Non è un caso dunque che i big player del risparmio gestito abbiano già adottato una strategia multicanale per offrire ai propri clienti più punti di contatto, incrementando l’uso dei social e del mobile. Quello che realmente conta per la Generazione Y sarà poter modificare il proprio portafoglio in tempo reale e in piena mobilità. Ecco perché report standardizzati sulla base di view trimestrali non saranno più idonei a soddisfare il suo desiderio di essere informato minuto dopo minuto.

YouTube per esempio, sottolinea il report CACEIS/PwC Luxembourg, è la piattaforma perfetta per informare clienti e intermediari sui temi finanziari del momento e sui profili di rischio dei prodotti. In questo contesto, asset manager, distributori e nuovi soggetti IT (non tanto Apple o Google già attivi in altri settori come l’automotive, ma piuttosto compagnie Tlc come la canadese Rogers Communications che ha già chiesto la licenza bancaria), stanno cercando di guadagnare posizioni lungo la catena del valore. Gli asset manager ad esempio guardano con interesse alle app, da quella più semplice che garantisce solo la transazione sino a soluzioni più sofisticate per accompagnare la relazione con il cliente. “L’industria dell’asset management è ancora molto indietro rispetto ad altri settori finanziari (come ad esempio quello dei sistemi di pagamento) ma è sulla buona strada per arricchire i propri servizi mobile integrandoli con la  consulenza e con la gestione del portafoglio in tempo reale”, si legge nel report.

Il mercato alla prova delle nuove regolamentazioni

Secondo un recente studio di Corporate Insight, i robo-advisor a dicembre 2014 gestivano direttamente già 19 miliardi di dollari: un dato destinato a crescere visto che i sistemi più avanzati consentono un’allocazione del portafoglio, una gestione del rischio personalizzata, un accesso ai mercati 24 ore su 24 da device mobili, il tutto a fee più contenute rispetto ad altre tipologie di consulenza. Le masse in gestione in Europa hanno raggiunto quota 19,3 trilioni di euro alla fine del 2014 con gli investitori istituzionali (banche, compagnie assicurative, fondi pensione) che rappresentano ancora una quota maggioritaria (il 74%) e quelli retail che oggi pesano per il 26%. All’orizzonte spunta però un ulteriore fattore di forte discontinuità: un’intensa attività regolatoria che intende portare sotto i riflettori tutti i potenziali conflitti di interesse favorendo una maggiore trasparenza del settore e la massima protezione dell’investitore. Due le riforme chiavi: l’introduzione a gennaio 2013 della RDR nel Regno Unito (e mutuata in altri Paesi come Australia, Singapore, Sud Africa, Olanda) e la MIFID II che entrerà in vigore nel 2017. Conclude Solcia: “oltre a mettere in discussione gli attuali modelli distributivi, l’intermediario dovrà attrezzarsi per spiegare al cliente in maniera ancora più chiara e trasparente il livello e la tipologia di consulenza, il grado di autonomia e d’indipendenza che riesce a garantire chiarendo il compenso che il cliente deve essere disposto a pagare. L’investitore retail sarà inoltre ancora più motivato a chiedere la massima trasparenza sul fronte delle politiche commissionali e attratto da prodotti più convenienti (fondi passivi, azioni free inducement) e da soluzioni personalizzate”. In questo senso la tecnologia potrà fare la differenza?

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