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Noi, 100% small caps


Che il 2015 sia stato un anno favorevole all’investimento azionario è un dato di fatto. Scommettere sull’Italia, poi, per molti è stato davvero fruttuoso. Ad esempio, il Symphonia Azionario Small Cap Italia ha avuto un ritorno annuale del 32,76%, conquistando così il secondo posto della classifica dei fondi che hanno guadagnato di più. 

Col nuovo anno, disseminato di scossoni e forti correzioni sui mercati, il fondo azionario adesso oscilla, mostrando qualche segno negativo. Eppure Guido Crivellaro, che vanta una lunga esperienza come analista e gestisce da anni il prodotto della società di gestione torinese, non sembra preoccuparsene molto. “La volatilità ci sarà sempre”, spiega accennando al rosso di Piazza Affari e non solo. 

“Ci sono stati alcuni elementi che hanno spinto a correggere l’andamento dei mercati, ma quest’anno le performance appaiono esageratamente negative: quello che stiamo vivendo, secondo noi, non è un momento strutturale. C’è solo una reazione esagerata, soprattutto in Italia”, dice con convinzione. Quasi per definizione, se non per motivi prettamente tecnici, le small cap con la volatilità ci convivono quotidianamente, soprattutto in termini di liquidità, ma non c’è un turnover elevato. Anzi. 

Un unicum: l’Indice Star

“Il turnover non è frequente: di solito quando gli utili crescono, anche i prezzi lo fanno. Quindi i titoli rimangono delle scelte valide”, continua Crivellaro. Il fondo, che investe il 100% in small caps, insomma non fa trading: “quando entriamo in una società cerchiamo di restarci perché pensiamo ci sia un percorso di crescita, di sviluppo da fare assieme”. Meglio allora parlare di società prima che di titoli, come suggerisce il gestore. Per investire nelle small caps bisogna conoscerle da vicino e fare un’accurata analisi dei fondamentali: dagli utili, alla crescita dei cash flow fino allo stato patrimoniale, un criterio che da sempre caratterizza lo stile di Symphonia in tutte le gestioni azionarie. “Abbiamo contatti diretti con le società, conosciamo gli amministratori delegati. È il passaggio essenziale per investire: il nostro DNA”. 

Le società medio piccole in questione, poi, appartengono quasi tutte al settore industriale, di consumo e manifatturiero puro, che è il più coperto dall’indice di riferimento del fondo. Guido Crivellaro, ha scelto infatti come benchmark lo Star. Una preferenza non comune. O meglio dire forse un unicum nel panorama. “È un indice efficiente e ben pensato in cui sono state fissate delle regole sulla governance e sulla comunicazione, selezionando quelle società che vogliono dare un messaggio di qualità. Questo crea interesse tra gli investitori esteri perché assicura trasparenza. Guardando, poi, alle performance degli ultimi 10/12 anni, queste sono migliori rispetto al Ftse Mib sia nelle fasi di rialzo, cosa usuale per le small cap, sia nelle fasi negative, grazie proprio all’elevata qualità di molti titoli”. 

Per l’esperto questo è un riferimento per chi vuole investire nelle piccole capitalizzazioni: il mondo dello Star è molto eterogeneo, ci sono sub settori borsisticamente piccoli ma industrialmente interessanti. “Spesso sono società con identità molto particolari che si sono lasciate alle spalle la fase di ristrutturazioni dei costi e adesso sono proiettate sugli utili”.  Dei circa 40 titoli in portafoglio la maggior parte appartengono proprio all’indice Star. Poi c’è qualcosa fuori benchmark, storie societarie con un business plan interessante, ma nulla che abbia a che fare col Ftse Mib. 

“Siamo di fronte a società con ottimi prodotti e grande efficienza interna.  Mi aspetto ci sia una crescita del fatturato positiva, soprattutto sulla parte europea, nonostante possa mancare un  po’ di crescita internazionale”, dice il gestore guardando al futuro. Insomma l’attività di ricerca, l’analisi e la conoscenza delle singole storie societarie stanno alla base del Symphonia Small Cap Italia. “Non dobbiamo dimenticarci che investiamo sull’economia reale”, afferma Guido Crivellaro. “Se c’è una cosa che mi piace sempre meno dei mercati è l’eccessivo nervosismo che porta a smisurate volatilità. Il nostro investitore non deve farsi influenzare da questo perché sa cos’ha in portafoglio”. 

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