Nextam Partners, performance e crescita anche in tempi di crisi


Gestire un fondo durante un periodo di crisi ed ottenere una buona performance indubbiamnete non è facile. Negli ultimi cinque anni i mercati hanno sofferto duri colpi: forti ribassi e successive riprese nelle Borse di tutto il mondo, asset come il fixed income distorti dalla ricerca di protezione e rifugio,  azioni non sempre ortodosse delle banche centrali sono solo alcuni degli scenari a cui si é dovuto far fronte lungo la strada fino ad oggi. Un cammino tortuoso che alcuni gestori hanno saputo affrontare e lasciarsi alle spalle grazie ad un’ottima gestione. È il caso del fondo Nextam Partners Obbligazionario Misto, che ha registrato una performance del 30,4% a cinque anni e del 7,7% nel 2013. Alessandro Michahelles, gestore del fondo, spiega che “ il ritorno conseguito è imputabile principalmente a tre fattori chiave: 1) una esposizione governativa concentrata principalmente su emissioni dello Stato italiano; 2) un sovrappeso dei corporate bonds, in particolare dai rating non troppo elevati e c) una esposizione azionaria costantemente in prossimità dei massimi regolamentari (20%). L’esposizione verso obbligazioni corporate si è mantenuta nelle vicinanze del 30% del portafoglio
 complessivo”.

Nel primo semestre del 2014, il fondo sta beneficiando di un’ulteriore compressione delle curve dei differenziali di rendimento, in particolare della riduzione dei rendimenti dei governativi italiani. E’ strategicamente mantenuto un approccio prudenziale in termini di duration, in un’ottica di normalizzazione della crescita e delle pressioni inflazionistiche. La performance registrata da inizio anno è del 5,7% mentre il patrimonio è cresciuto del 70%, passando dai 20 milioni di fine 2013 ai circa 35 milioni attuali.

 

Con riferimento specifico all’analisi dell’operatività del fondo, nel mese di giugno l’esposizione azionaria (costituita esclusivamente tramite futures su indici) si è attestata attorno al 19-20% dell’attivo netto. Il gestore ritiene che “le prospettive di medio- lungo termine dei mercati azionari siano interessanti, seppur non straordinarie: verosimilmente, l’elemento propulsivo non sarà dato dall’espansione dei multipli, ma dalla crescita degli utili. I multipli reddituali si trovano, infatti, a dei livelli non molto lontani dalla media storica degli ultimi dodici anni: i ritorni futuri dovrebbero quindi tendere a normalizzarsi. L’attrattività della valutazione relativa delle azioni emerge, in particolar modo, dal quadro della distribuzione storica dei differenziali tra dividend yields e rendimenti reali obbligazionari per ciascuna area geografica. Il premio al rischio azionario rimane infatti alto in una prospettiva storica: probabilmente tenderà a scendere e quindi a essere di supporto per i ritorni”.

“Sul fronte obbligazionario, continua Michahelles, “è stata mantenuta l’impostazione prudenziale in termini di duration, pur essendo questa progressivamente aumentata da inizio anno e, in particolare, nell’ultimo bimestre: attualmente non esistono posizioni con duration superiore a 10 anni e nello stesso tempo il 30% circa del portafoglio ha una duration pari o inferiore a 3 anni.
La componente governativa è rimasta e rimane concentrata esclusivamente su emissioni dello Stato italianoL’esposizione nei confronti delle obbligazioni corporate si è mantenuta nelle vicinanze del 30% del portafoglio complessivo, di cui il 56% Industriali e il 44%  Finanziari”.

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