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Nel mondo obbligazionario, l’unica ricetta è essere flessibili


In questa fase segno più su high yield e debito emergente. Ecco perché secondo Mauro Ratto, head of emerging markets di Pioneer Investments e gestore del fondo Pioneer Euro Strategic Bond

Quale approccio adottare per investire nell’obbligazionario in un contesto a tassi zero?

In un contesto a tassi zero, dove la ricerca di rendimento da parte dei clienti si fa sempre più complicata, crediamo che ci possano essere valide opportunità da privilegiare in alcune soluzioni obbligazionarie flessibili e diversificate. Occorre secondo noi guardare con attenzione prodotti che abbiano le seguenti caratteristiche: un’asset allocation flessibile che prevede una quota tattica di liquidità detenuta per mitigare la volatilità delle attività rischiose e per catturare, in modo dinamico, opportunità d’investimento; un approccio unconstrained, senza vincolo di benchmark o di duration, con bassa correlazione con le restanti classi obbligazionarie; la capacità di selezionare titoli con cedole interessanti ed al contempo bilanci solidi nei mercati emergenti e high yield; un’attenta gestione dei rischi finalizzata alla limitazione del drawdown.

Qual è la vostra proposta di investimento flessibile e diversificato nell’universo obbligazionario?
Noi crediamo nello stile di gestione flessibile, orientato al debito high yield ed emergente, con un focus sulla qualità degli emittenti, del nostro fondo Pioneer Euro Strategic Bond. Il comparto che può rappresentare una soluzione efficiente, è caratterizzato da un processo di investimento che combina un approccio di tipo top-down con uno bottom-up per la generazione di extra-rendimento. L'analisi economica e di mercato top-down fornisce al portafoglio la direzione strategica, mentre l'analisi bottom-up dei fondamentali di ciascun emittente consente di scoprire opportunità d'investimento attraenti nell'universo del credito. L’attività gestionale si focalizza molto sulla ricerca. Il team di Credit Research ricopre infatti un ruolo fondamentale nel processo ed è volto all’individuazione di titoli di qualità, come testimoniato da un tasso di default storicamente prossimo allo zero, ampiamente al di sotto di quello osservato sui mercati del credito. 

Perché privilegiare in questo momento i segmenti obbligazionari high yield e dei mercati emergenti?
In questo momento manteniamo una view costruttiva sull’obbligazionario high yield dell’area Euro. Il programma di Quantitative Easing della BCE può rappresentare l’elemento di svolta di breve e medio termine e sta già apportando alcuni benefici. La maggiore liquidità immessa nel sistema sta inevitabilmente contribuendo ad una crescita della domanda di asset rischiosi. Inoltre, grazie al tasso di cambio favorevole, c’è un miglioramento delle attese per le trimestrali delle imprese europee. Infine registriamo un generale segnale dato agli investitori della forte volontà dell’Europa di superare l’attuale situazione di stallo.

L’investimento in titoli high yield dell’area Usa è invece improntato a maggior cautela…

Sì. Riteniamo più interessanti le obbligazioni societarie high yield dei paesi emergenti che offrono spread molto elevati, scontando un rischio insolvenza troppo alto e non coerente con i fondamentali e i tassi di default storici.

Per quanto riguarda le restanti classi obbligazionarie emergenti? 

In particolare su quelle governative e corporate investment grade pensiamo sia da privilegiare un’elevata selettività per discriminare in termini geografici i paesi che presentano fondamentali solidi, governance di tipo occidentale e credibilità nel fare riforme. Ci sono inoltre degli elementi tecnici a sostegno come, ad esempio, dei flussi in entrata previsti in aumento nel 2015, pur se con un passo inferiore al passato, e un’attività sul mercato primario prevista sostenuta, stante l’elevata domanda da parte degli investitori, che favorisce una maggiore profondità e liquidità del mercato.

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