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Mps, parte l’aumento di capitale da 5 miliardi ma c’è il nodo sofferenze


Mps è davanti all’ennesimo bivo: aumento di capitale o nazionalizzazione. Sta di fatto che è partita la complicata operazione di aumento di capitale della banca senese da 5 miliardi, con la possibilità di andare incontro a un fallimento e quindi alla necessità di attivare il paracadute pubblico. L’offerta appena partita avrà termine tra il 21 e il 22 dicembre e, parallelamente, procede l’operazione di scambio dei bond subordinati in azioni. I dubbi sono tanti, da parte della comunità finanziaria e degli analisti e pure da Quaestio, la sgr che gestisce il fondo Atlante, sulla cessione di un maxi-pacchetto da 27 miliardi di sofferenze, tassello fondamentale nel piano di Mps, per il quale si attende ancora la firma.

Carlo Messina ieri, durante un incontro in Intesa coi giornalisti a Milano, ha lanciato un attacco esplicito alle perplessità manifestate dal gestore del fondo Atlante sulle condizioni dell’operazione e quindi ha rivolto un preciso invito. “Atlante deve concludere l'operazione con Mps”, ha detto l’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, azionista del veicolo. “Io voglio rendere chiara ed esplicita la posizione di Intesa, parlo per la mia quota, degli altri non so nulla, in Atlante abbiamo una quota che non è di maggioranza, ma è importante. Atlante è nata con un obiettivo molto chiaro e questo obiettivo deve perseguirlo”, ha precisato l’ad e ha concluso: “la posizione di Intesa su questo è molto chiara ed è che l’operazione con Mps debba essere perfezionata. Siamo a favore di un accordo di Atlante con Mps”.

Quanto all’aumento di capitale, questo prevede che il prezzo venga fissato alla fine del periodo di offerta, in base alla domanda che verrà registrata e con una forchetta molto ampia che varia da 1 a 24,9 euro. Nel caso in cui il prezzo si collocasse sul minimo di questa forchetta, la diluizione degli attuali azionisti sarebbe pressoché totale (al 99,42%), mentre sarebbe dell’87,26% all’estremo opposto. L’offerta di azioni prevede una parte non inferiore al 35% del totale, dedicata a chi già possiede azioni Mps (per il 30%) e il restante 5% al pubblico indistinto, con il paletto della clausola di inadeguatezza bloccante: chi non ha un profilo di rischio adeguato secondo i criteri ‘più cautelativi’ previsti dalla normativa europea MiFID non potrà partecipare all’aumento. L’investimento minimo per questa categoria è di 50 euro.

L’altra gamba (che pesa per il 65% dell’aumento) consiste invece nel collocamento istituzionale, rivolto cioè agli investitori professionali. L’offerta al retail terminerà il 21 dicembre alle 14, salvo proroga, mentre il collocamento per gli investitori istituzionali finirà il giorno dopo, il 22 dicembre, sempre alle 14. Mercoledì terminerà anche l’offerta volontaria di conversione dei bond subordinati, dopo la riapertura della scorsa settimana che l’ha estesa agli investitori retail (dopo che una prima fase aveva raccolto adesioni per circa 1 miliardo da parte degli istituzionali). “Questa parte del piano Mps prevede che chi detiene i subordinati consegni le obbligazioni, con l’obbligo di reinvestire il denaro che gli spetta in nuove azioni Mps. Decisione che a nostro avviso difficilmente sarà presa da un investitore “retail” che ha acquistato un titolo obbligazionario per ricevere le cedole e il capitale alla scadenza. Siamo infatti in presenza del tipico dilemma del prigioniero: tutti sperano che la maggioranza dei bond holder siano favorevoli alla conversione in modo da evitare di convertire i propri, ma dato che tutti gli investori fanno lo stesso ragionamento solo in pochi probabilmente decideranno di farlo. Decisivo quindi sarà la partecipazione degli investitori istituzionali all’offerta di conversione e alla sottoscrizione delle azioni di nuova emissione”, spiega Giuseppe Semerano, direttore investimenti di Scm Sim.

Così come fondamentale è il ruolo dell’anchor investor, che si spera il Qatar voglia ancora ricoprire con un investimento di circa un miliardo. “Anche in considerazione del profilo di rischio e del limitato periodo disponibile per la sottoscrizione, riteniamo che l’esito dell’operazione dipenda principalmente dalle decisioni di investimento degli investitori istituzionali, a cominciare dai fondi sovrani”, fanno sapere gli analisti di Icbpi. E concludono: “recentemente i fondi della Cina sono entrati con quote rilevanti nel settore bancario portoghese, che pure presenta una elevata incidenza di non-performing loans e una bassa redditività”.

L’operazione è complessa e rischiosa in quanto anche subordinata alla cessione degli Npl al fondo Atlante gestito da Quaestio Sgr, ma si tratta pur sempre di un gruppo “con un patrimonio netto di circa 9 miliardi di euro. L’ipotesi più probabile è quella di fare un ennesimo tentativo di fronte alla Commissione Europea nel momento in cui si dovesse raccogliere un pò di denaro, anche se dovesse essere una cifra lontana dai 5 miliardi di euro previsti. A quel punto è possibile che si arrivi a trovare una soluzione dal punto di vista politico. Il titolo è molto probabile che continui a scendere e comunque vada, sia che faranno un aumento di capitale, sia in caso di nazionalizzazione, il prezzo dell’ azione tenderebbe a zero perché iperdiluita. L’unico scenario forse che potrebbe essere meno negativo per l’azionista è una conversione forzosa, piuttosto che rischiare la risoluzione. Il punto è capire a quale ratio”.

Sulla firma del fondo Atlante, da una nota di Mps sono emerse le ‘forti perplessità’ espresse da Queastio sul prestito ponte che Mps deve incassare dall’advisor Jp Morgan per la riuscita della cartolarizzazione. Nel comunicato senese che annuncia l’accordo con un pool di banche per il collocamento delle nuove azioni (mentre era venuta meno nei giorni scorsi la loro garanzia sull'inoptato) si precisa che sono in corso approfondimenti per individuare eventuali soluzioni alternative, ma si ammonisce parimenti che se non si potesse addivenire a un positivo componimento di quanto indicato da Quaestio, “l’operazione non potrebbe concludersi in conformità ai termini e alle condizioni dell’autorizzazione ricevuta dalla Bce che prevede obbligatoriamente la conclusione dell’operazione entro il 31 dicembre 2016”. Ci sarà comunque una riunione del consiglio venerdì prossimo a Siena.

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