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Monica Defend (Pioneer): "il tempo di agire è adesso"


Uno scenario fragile e pieno di incognite. Per Monica Defend, head of global asset allocation research di Pioneer Investment le prospettive di queste ultime settimane dell’anno non sono ancora positive: “preferiamo mantenere un atteggiamento prudente nell’asset allocation” aggiunge Defend. “La nostra lettura è che il sistema economico rimanga in bilico tra due scenari: uno di bassa crescita e bassa inflazione e l’altro di crescita quasi a singhiozzo, scandita dalle politiche fiscali e riforme strutturali, implementate dai Paesi a velocità diverse. Il grado di convergenza politica sulle misure da intraprendere e la relativa velocità di implementazione saranno determinanti”.

L’agenda politica mondiale, d’altronde, è densa d’appuntamenti (la corsa alla Casa Bianca in primis) e i risultati saranno sicuramente determinanti per capire cosa succederà a livello economico in merito a espansione fiscale e politica monetaria. In molti, compresa la stessa Defend, infatti pensano che le misure adottate dalle banche centrali sono in un certo senso allo stremo. “Le iniziative recenti, della Banca d’Inghilterra e della Banca centrale del Giappone, dimostrano quanto ancora una volta il peso delle misure sia sulle spalle delle banche centrali e non della politica fiscale che dovrebbe invece esser in grado di offrire soluzioni di medio/lungo termine alla crescita e alla produttività. Non siamo lontani da un punto di svolta, e la richiesta di intervento della politica fiscale da parte dalle autorità sovranazionali è davvero forte. L’auspicio è che avvenga il prima possibile”, spiega l’esperta di Pioneer. Che poi sottolinea come il messaggio della Fed sia chiaro: “la politica monetaria è accomodante a sufficienza”.

“Il mercato continua a chiedersi se la Fed muoverà o meno i tassi a dicembre. Noi crediamo che non è importante quando questo avverrà, ma se sussisteranno le condizioni per poterlo fare e, soprattutto, a che velocità il rialzo avverrà. Dal canto nostro, ci aspettiamo dei rialzi davvero graduali, in linea con le divergenze economiche globali e la fragilità del ciclo economico. Pensiamo che i tassi rimarranno bassi per un periodo di tempo prolungato”.

E guardando invece all’Europa? Per Defend l’efficacia delle misure della BCE rischia di essere compromessa senza il supporto determinante della politica fiscale. “Personalmente, non ricordo un solo intervento di Draghi durante il quale non abbia fatto appello all’intervento della politica fiscale. Ma se da un lato ci sono stati miglioramenti al margine del meccanismo di trasmissione come evidenziato da alcuni aspetti dell’indagine svolta dalla BCE, dall’altro i danni collaterali dovuti ai tassi bassi stanno avendo effetti sempre meno trascurabili sulla profittabilità bancaria e sui fondi pensione. A nostro parere, è tempo di politiche fiscali espansive e di procedere con l’unione bancaria. Queste sono le prime pedine da muovere nello scacchiere attuale dove nell’immediato non esiste un progetto di politica fiscale comunitaria”.

Insomma serve una sinergia comune per poter voltare pagina, che possa incanalare l’economia tutta verso una crescita sostenibile che, per l’esperta, significa anche “agevolare il pagamento del debito globale”, nel frattempo arrivato a quota 152 mila miliardi di dollari, oltre il 200% del Pil mondiale. “Un debito così alto e con una distribuzione così iniqua come quella attuale – basti pensare che due terzi del debito è privato – potrebbero rappresentare una seria minaccia per la stabilità dei mercati finanziari nel prossimo futuro”.

“Il tempo di agire è adesso - continua l’esperta -. È vero che mediamente nel 2016 le politiche fiscali sono state un po’ più espansive o almeno hanno smesso di essere un freno alla crescita, tuttavia adesso dobbiamo aspettare le nuove nomine di capi di governo e presidenti per vedere materialmente quali saranno le politiche fiscali e le riforme strutturali che verranno portate avanti”. Sperando ovviamente che il ciclo elettorale non comporti ulteriori eventi di rottura.

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