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Money for nothing


Commento a cura di Hans-Jörg Naumer, global head of Capital Markets & Thematic Research di Allianz Global Investors.

La rock band inglese Dire Straits non avrebbe mai immaginato che un giorno il titolo della loro canzone “Money for nothing” – “Soldi gratis” – sarebbe diventato realtà, tanto meno in relazione al rifinanziamento del debito pubblico statale. Da qualche tempo, come noto, i tassi hanno toccato il punto più basso in 5.000 anni di storia ed è oramai risaputo che per le obbligazioni governative dei Paesi industrializzati i rendimenti negativi sono la norma, più che un’eccezione. I tassi negativi dei titoli di Stato sono diventati un fenomeno globale, infatti circa il 39% (oltre 9 miliardi di dollari USA) delle obbligazioni governative dei Paesi industrializzati, Giappone in testa, offre rendimenti inferiori allo zero. La novità è che ora i ministri delle finanze europei possono permettersi di emettere buoni del Tesoro a 10 anni che non offrano cedole ai creditori: è accaduto per la prima volta a metà luglio.

Tuttavia è importante sottolineare che simili operazioni possono contribuire al risanamento del bilancio, ma non ad una riduzione sostenibile dell’indebitamento totale. Per lo meno, non in caso di una situazione 'new normal' dei rendimenti e quindi dei costi di rifinanziamento del debito statale nel medio periodo. La sola crescita economica non è abbastanza solida per far fronte a tutti i debiti, neanche in caso di bilancio in pareggio.

“Money for nothing”: il sogno dei ministri delle finanze, l‘incubo dei risparmiatori.

Mentre la politica monetaria dei G4 si conferma espansiva e la Banca Centrale USA continua a rinviare il prossimo rialzo dei tassi (l’helicopter money della Federal Reserve Bank of Cleveland ha già fatto la sua comparsa tra le notizie dell’ultim’ora), gli investitori sono costantemente alla ricerca di rendimento. In tale contesto, agosto potrebbe essere un periodo più tranquillo per i mercati finanziari. La Bank of England ha reso noto quale strada intende seguire dopo il voto sulla Brexit, le elezioni presidenziali negli USA si avvicinano lentamente e resta da vedere se i dati congiunturali sono ancora in linea con le attese di un’espansione economica. Occorrerà analizzare con particolare attenzione i dati europei nel quadro dell’incertezza post referendum.

 

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