Minibond: fenomeno interessante oltre che un'opportunità


Tutto è pronto per raccogliere i frutti della disintermediazione bancaria in corso. Un fenomeno interessante oltre che un’opportunità per l’accesso al finanziamento da parte delle imprese italiane, nel tentativo di aiutarle ad affrancarsi dalla loro storica dipendenza dal sistema bancario. Secondo l’ultima indagine del Cerved Group, che è anche un’agenzia di rating (a sua volta ha emesso un bond high yield e ha appena depositato domanda di quotazione a piazza Affari, ndr), sarebbero circa 18mila le società in grado di accedere all’emissione di minibond, ovvero quelle con un fatturato compreso tra i 10 e i 250 milioni di euro ritenute in un’area di sicurezza e di solvibilità dal punto di vista finanziario. Si parla di quelle che il Cerved colloca in un range che va da A1.1 a B1.2.

“Nonostante la crisi l'Italia, commenta Gianandrea De Bernardis, vanta uno straordinario nocciolo duro di Pmi eccellenti, che grazie alle nuove norme potrebbero entrare nei radar di nuovi investitori. È un caso di riforma a costo zero con impatti potenzialmente rilevanti per la nostra economia e su cui il mercato si deve muovere per far incontrare domanda e offerta. Cerved sta giocando la sua parte sui due fronti: da un lato, le imprese possono rivolgersi a noi per avere un rating pubblico, dall'altro lavoriamo con gli investitori istituzionali per colmare il gap di informazioni verso questa nuova asset class”.

Di fatto, a distanza di quasi un anno dall’entrata in vigore della nuova disciplina che le agevola fiscalmente, il numero di piccole e medie imprese che hanno emesso mini bond è molto basso. Fanno sapere da Hedge Invest e CrescItalia, che in partnership hanno lanciato l’HI CrescItalia PMI Fund, fondo chiuso di diritto italiano riservato, focalizzato su obbligazioni di Pmi di importo compreso tra 1 e 3 milioni di euro, con scadenze a 5 o 7 anni. Dal punto di vista degli investitori, inoltre, c’è la garanzia parziale di Sace (o, a tendere, del Fondo Centrale, che il governo si sta attivando per fare diventare un attore rilevante sul mercato) sulle obbligazioni in portafoglio e l’elevato grado di diversificazione e di rendimento offerto, con una bassa esposizione al rischio.

“I minibond offrono alle aziende l’opportunità di ottenere finanziamenti a tasso fisso e soprattutto con scadenze che in alcuni casi arrivano a 7 anni. Sono emissioni che non hanno inoltre ripercussioni dirette sugli affidamenti in essere concessi dalla banca all’impresa, non comporta alcuna segnalazione in centrale rischi e non prevede garanzie aziendali o personali”, commenta Giampiero Meschino, founding partner di CrescItalia. L’aspettativa, oggi, è che parta davvero un trend di crescita sul mercato delle iniziative di fondi di minibond. “Per gli investitori è importante che venga approfondito accuratamente l’effettivo profilo di indipendenza del gestore ed i singoli dettagli. Ad esempio, ci sono fondi di investimento in mini bond che offrono  garanzie parziali per le emissioni in portafoglio: un aspetto di particolare attrattiva per i sottoscrittori dei fondi”, conclude.

Secondo Umberto Piattelli, partner di Osborne Clarke, “il 2014 si annuncia più interessante per le pmi italiane, anche dopo le decisioni prese da diversi operatori di mercato di dare corso alla costituzione di fondi di investimento specializzati proprio negli investimenti in minibond e cambiali finanziarie; si stima che potrebbero divenire operativi a breve una decina di fondi, con una raccolta complessiva superiore al miliardo di euro. Sembrano sussistere tutte le condizioni per un rilevante aumento delle emissioni sul mercato: lo strumento dei minibond è ormai noto, gli investitori hanno dimostrato un certo interesse per questo strumento e si stanno attrezzando con veicoli di investimento specifici; inoltre questo tipo di offerte consentirà alle banche di tornare sul mercato degli impieghi in maniera meno rischiosa e più coerente con le esigenze degli imprenditori”, precisa. “Tale crescita del mercato consentirebbe inoltre l’apertura dello stesso all’interesse degli investitori istituzionali esteri, con ovvi benefici per l’intero sistema e con la creazione di una maggiore quantità di fondi disponibili a investire nelle prossime emissioni: certo bisogna fare in fretta con l’adozione dei decreti attuativi delle predette norme che, troppo spesso, si attendono per mesi e mesi”.

 

 

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