Milano crolla, ma il sell-off è davvero colpa delle banche?


Ennesimo choc a Piazza Affari. Sono bastati solo pochi minuti per cancellare con un secco colpo di spugna il tentativo, registrato mercoledì, di risalire la china. Ieri in Europa il FSTE MIB si è aggiudicato la maglia nera, con perdite del 5,63% e sotto 16mila punti con vendite generalizzate in tutti i comprati oltre che a raffiche di sospensioni sui titoli bancari. "È chiaro che ci sono in questi giorni movimenti sistemici non solo in Europa ma anche in Asia e negli Stati Uniti che colpiscono in particolare il settore bancario a causa delle prospettive di crescita globale che cominciano a essere meno incoraggianti di qualche mese fa", ha detto il ministro dell'economia Pier Carlo Padoan in riunione all'Eurogruppo. Sta di fatto che la situazione italiana non sembra far dormire sonni tranquilli agli investitori. In un momento in cui il governo Renzi è alle prese con provvedimenti urgenti e una gestione delle sofferenze (vero tallone d'Achille del settore), i nodi da scogliere sono molti, ma come conferma a FundsPeople Daniele Vadori, direttore investimenti azionari di Finint Investments SGR, "la situazione di difficoltà attuale sui corsi dei principali istituti è una conseguenza dei timori sul rallentamento dell’economia globale e l’attenzione sui temi d’investimento più caldi di quest’ultimo periodo (petrolio, crescita cinese, ripresa europea)".

La sensazione di un sistema banche in difficoltà è ormai diffusa. È davvero così?

Il sell-off generalizzato non si può ascrivere ad una situazione specifica. Sta colpendo tutti i mercati e tutte le società: è inevitabile che i titoli finanziari siano quelli che risentono di più di questa situazione. La Bce ha svolto negli ultimi anni un importante lavoro di monitoraggio del sistema bancario europeo e i risultati di tale lavoro sono pubblici e ufficiali. I processi di risanamento e di rafforzamento patrimoniale degli istituti più fragili sono stati avviati e il sistema nel suo complesso è sostenibile: ne sono la riprova i dati positivi relativi ai risultati 2015 pubblicati dai principali istituti italiani nelle ultime settimane.

A proposito di bilanci, quali sono le criticità del bail in? Per gli istituti di credito basta comunicare la posizione patrimoniale?

La Direttiva BRRD ha colmato un gap normativo ineludibile. La compartecipazione al salvataggio degli istituti in crisi è una misura che va nella direzione di responsabilizzare sia la gestione che il controllo che sta nelle mani di azionisti e obbligazionisti: Il sistema bancario di un paese deve essere efficiente e questo si può ottenere solo se lo sono tutti i suoi istituti. Ha destato scalpore all’atto della sua introduzione perché è andato a colpire istituti che già versavano in condizioni di commissariamento da parte della Banca d’Italia da anni. Ora, essere soci o investitori in una banca, analogamente a qualsiasi altra forma di investimento, richiede che vengano osservati attentamente molti indicatori di bilancio introdotti con gli accordi di Basilea negli ultimi anni: uno fra i più importanti è il Common Equity Tier 1 (Cet1) che rapporta il patrimonio netto della banca (capitale sociale più riserve) ai rischi assunti, ovvero si misura il totale delle attività ponderate per il rischio. Da non dimenticare inoltre quali sono le attività escluse o protette da sistemi di garanzia esterni (es: il sistema di garanzia dei depositi) e quali no. È un analisi che richiede più attenzione e che riporta d’attualità la necessità di affidarsi a consulenti di gestione prima di intraprendere la decisione di diventare socio o azionista.

Parlando della bad bank all'italiana, sembra non convincere gli addetti ai lavori. Cosa ne pensa di quest'accordo "leggero"?
 
I NPLs, come già dichiarato nell’ultima audizione della Bce, sono un asset che richiede anni per essere gestito: speculare su tale assioma con aspettative risolutive di breve periodo è oggettivamente sbagliato e scorretto. L’aver trovato un accordo, seppur tra mille difficoltà, è positivo. Non è sufficiente, ma consente di tracciare l’avvio di un percorso che sicuramente vedrà rafforzarsi via via che gli asset verranno affidati in gestione. È più importante che l’economia si rafforzi e la ripresa torni ad essere stabile: è l’unico modo per cui, alla fine, possiamo avere la certezza che tali crediti vengano ripagati.

E quindi, come investire sui finanziari, tenendo conto dei dividendo e della criticità del settore? Che peso hanno le banche nei vostri portafogli?

Un investimento azionario diversificato sulle large caps italiane non può prescindere dal settore bancario dato il suo peso nella capitalizzazione di borsa. I risultati di bilancio presentati dai principali istituti dall’inizio dell’anno non danno giustificazione agli attuali movimenti al ribasso. Certo è che non si può prescindere dalla forte volatilità sul comparto. La politica dei dividendi deve essere il driver da seguire ora. A questi livelli il Dividend Yield sull’annunciato è salito e questa potrebbe essere una buona opportunità per un investitore di lungo periodo che voglia entrare sul settore. Per chi detiene già tali azioni il ragionamento deve essere analogo. Non ci sono ovviamente  garanzie che i corsi non possano peggiorare nel breve: è quindi da sconsigliare un attività di Trading / asset allocation di breve periodo sull’aspettativa di recuperi vertiginosi.

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