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MiFID II: un’occasione da non sprecare


Contributo a cura di Paolo Galvani, presidente e co-fondatore di Moneyfarm.

Venerdì 28 luglio il Consiglio dei Ministri ha approvato definitivamente il decreto legislativo che recepisce la direttiva europea Mifid II all’interno dell’ordinamento italiano. La norma dovrebbe essere salutata con sollievo da tutti i risparmiatori e da tutti coloro che, come Moneyfarm, hanno da sempre creduto nel valore della consulenza indipendente, ovvero la consulenza retribuita direttamente dagli investitori e non indirettamente dai produttori degli strumenti che vengono suggeriti a questi ultimi.

L'introduzione della Mifid II rappresenta nel contesto italiano una ventata d’aria fresca e offre un importante spunto per l’industria del risparmio per riformare la propria offerta. Senza aspettarci rivoluzioni e consci dei limiti della riforma (la cui attuazione sarà poi da verificare nelle modalità), non possiamo che essere felici del fatto che finalmente vengano offerti agli investitori alcuni strumenti fondamentali per orientarsi nell’offerta dei prodotti finanziari. Le necessità del risparmiatore per troppo tempo sono state infatti messe in secondo piano rispetto alla necessità commerciali di parte dell’industria e ogni inversione di tendenza in questo senso non potrà che portare benefici al mercato.

Con l’introduzione della Mifid II vengono estesi i poteri di controllo delle autorità e si allarga l’universo dei prodotti soggetti a regolamentazione. Soprattutto si aumentano le garanzie in favore dei clienti e gli obblighi informativi in capo a produttori e intermediari. Per citare alcune novità fra tutte, si impone finalmente la trasparenza sui costi dei prodotti, che dovranno essere resi espliciti in tutte le loro componenti. Viene inoltre introdotta la product governance che imporrà a produttori e distributori l'obbligo di prendere nuovi accorgimenti attivi per offrire ai clienti il prodotto più adeguato.

L’esperienza di Moneyfarm come gestore digitale, iniziata nel 2012, ci suggerisce che nel contesto italiano – caratterizzato purtroppo da un livello di educazione finanziaria ancora troppo basso – le novità introdotte dalla Mifid saranno fondamentali per offrire agli investitori tutte le garanzie che spesso sono state negate, come testimoniano i tanti casi di risparmio tradito tristemente venuti alla luce negli ultimi mesi e anni.

La nuova norma, inoltre, riconosce finalmente il valore aggiunto della consulenza indipendente, delineandone i confini e stabilendo un principio di chiarezza nei confronti dell’investitore, che finalmente avrà il diritto di essere informato riguardo alle caratteristiche dei servizi che gli vengono proposti. Speriamo che questa possa essere un’occasione per l’industria per affrancarsi finalmente dal conflitto di interesse, caratteristica peculiare del nostro Paese, che ci allontana dagli standard di trasparenza e apertura che sono tipici di altri mercati europei.

Certamente, l’articolato resta perfettibile e presenta ancora dei punti deboli, come le concessioni fatte alla distribuzione tradizionale che si vede garantito il monopolio (almeno così sembra, per il momento) dell’offerta fuori sede. Non ci aspettiamo, ovviamente, che la Mifid II sia la soluzione definitiva al conflitto di interesse, ma speriamo che aumentando l’accesso alle informazioni per gli investitori, si crei quel circolo virtuoso che incentivi parte dell’industria del risparmio a porsi il problema di scegliere tra la salvaguardia del proprio modello di business e le esigenze dei risparmiatori. In molti casi, purtroppo ancora troppi, questi due interessi sono in conflitto.

Siamo convinti che, se questa occasione verrà sfruttata, a guadagnare sarà la qualità del servizio offerto agli investitori. Siamo consapevoli che la direttiva in sé non offre garanzie in questo senso. D’altronde è anche comprensibile che il processo di trasformazione di modelli industriali così consolidati richieda tempo. In molti avevano auspicato un’interpretazione più blanda, che permettesse l’offerta della consulenza indipendente e di quella non indipendente da parte delle medesime strutture. Ciò – sostiene qualcuno – avrebbe favorito una transizione più semplice verso i nuovi standard di tutela del risparmiatore.

Ci sentiamo invece di condividere l’impostazione prevalsa, che ha voluto marcare una distinzione netta tra i due servizi, dando priorità all’obiettivo di porre definitivamente rimedio all’asimmetria informativa che affligge il mercato. I due modelli sono infatti profondamente diversi, non solo per quanto riguarda il modello di business (tema sul quale abbiamo purtroppo visto concentrarsi la maggior parte dell’attenzione che ha accompagnato la gestazione della riforma), ma soprattutto per le implicazioni che esso ha per il cliente finale, è il caso soprattutto dei piccoli risparmiatori.

Se l’impostazione restrittiva del legislatore avrà dunque l’effetto avverso di rallentare l’evoluzione dei modelli verso forme più avanzate di consulenza, crediamo che questo sia un prezzo da pagare per garantire agli investitori la massima chiarezza e trasparenza. Il caso della normativa Rdr nel Regno Unito, che ha contribuito a escludere dal mercato alcune delle soluzioni meno efficienti per gli investitori, ci incoraggia a pensare che le buone riforme possano avere la capacità di avere un impatto profondo e positivo.

Da parte nostra, dalla parte cioè di chi prova a fare della trasparenza la propria bandiera, siamo speranzosi che l’aumento dell’offerta di consulenza indipendente possa accrescere l’interesse per questo tipo di servizio. I benefici e le garanzie che questo modello garantisce ai risparmiatori sono indubbi. Pensiamo che la consulenza indipendente, interpretata in maniera estensiva garantendo all’investitore tutti gli strumenti e le informazioni che possono aiutarlo a comprendere l’operato del gestore, sia il migliore antidoto contro la proliferazione di soluzioni di mercato inefficienti, prodotti complessi e comportamenti ai limiti dell’illecito da parte di alcuni intermediari.

Speriamo quindi che la Mifid II rappresenti un'opportunità per aprire una nuova fase che consegni al passato il conflitto di interesse. Perché ciò accada è necessario che le sue prescrizioni, soprattutto quelle che riguardano l’informazione dei risparmiatori, non vengano aggirate in fase di attuazione attraverso la solita tecnica delle interpretazioni omissive o strategiche.

Società

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