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MiFID II, l’Italia fanalino di coda


Manca ancora un anno per l’entrata in vigore di MiFID II ma i principali Paesi europei hanno già cominciato a prendere decisioni per adattare i rispettivi sistemi finanziari agli standard della direttiva. Ognuno con i suoi tempi, evidentemente, come ha evidenziato Ernst & Young durante un evento sul presente e sul futuro della consulenza finanziaria, tenutosi recentemente a Madrid.

Tra tutti, il Paese che meglio si è adattato alla MiFID II è sicuramente il Regno Unito, che si è anticipato nell’adozione di diversi standard complice la sua famosa Retail Distribution Review (RDR). “Dal 2006, e in particolare tra il 210 e il 2012, la RDR ha richiesto importanti cambiamenti alla sua industria di servizi d’investimento retail”, ricorda EY.

Sono sei gli aspetti della MiFID II che le rispettive autorità di vigilanza nazionali dei Paesi a confronto (Regno Unito, Germania, Francia, Lussemburgo, Italia e Svizzera) devono adottare con regolamenti locali e linee guida: 1) regime di consulenza indipendente; 2) product governance; 3) incentivi vietati e regime di incentivi ammessi soggetti a controlli di qualità del servizio; 4) informazione ai clienti su prodotti e servizi (costi, spese, incentivi ecc.); 5) programmi di formazione per consulenti e operatori finanziari; 6) esigenze del mercato. A tal proposito, EY ha stabilito una scala composta da cinque stelle dove una stella indica che si dispone solamente dei testi europei senza ulteriori novità dal punto di vista locale mentre cinque corrispondono a un’adozione piena.

Il Regno Unito, pertanto, si afferma primo Paese con il maggior livello di adeguamento previo, con cinque stelle per tutti i fattori escluso l’ultimo, dove ottiene un punteggio di quattro stelle, seguito dalla Germania, indietro solo nel regime di consulenza indipendente. L’Italia, invece, si trova a essere il fanalino di coda con una sola stella in tutti i fattori citati, il che vuol dire in altre parole che non ha fatto ancora nulla per dare avvio al suo processo di adeguamento.

In generale, la questione sulla quale i Paesi protagonisti dello studio hanno messo maggior enfasi è sugli incentivi, dal momento che alcuni hanno anticipato i divieti in materia di consulenza e gestione del portafoglio. Tuttavia, vacillano su due aspetti fondamentali: l’attuazione del regime di consulenza indipendente, in particolar modo, e l’implementazione di piani di formazione di consulenti e operatori finanziari.    

Tra i punti deboli della Francia, emergono la consulenza indipendente, la product governance e la formazione di professionisti. Dal canto suo, il Lussemburgo vacilla in materia di consulenza indipendente, formazione dei professionisti ed esigenze di mercato. La Svizzera, infine, si colloca in un livello medio basso di adozione degli standard di MiFID II.  

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Fonte: Jornada ASEAFI “Drivers” Estratégicos para definir el Modelo de Asesoramiento y Gestión de Patrimonios bajo el nuevo marco regulatorio. Rielaborazione propria. 

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