Messico, incertezza politica interna e pressione inflazionistica


Negli ultimi 20 anni, il Messico ha alternato periodi di crescita non equilibrata a periodi di crisi, mettendo in discussione la sostenibilità del suo modello economico. A seguito della vittoria di Trump alle elezioni americane abbiamo assistito a un fuga di capitali dal Paese, accompagnata da un’elevata volatilità del peso messicano e da un’accelerazione dell’inflazione che ha aumentato i rischi politici del Paese. In Messico osserviamo un evidente rischio inflazionistico, con l’inflazione che ha raggiunto il 6,30% nella prima metà di giugno, ben al di sopra del target stabilito dalla Banca del Messico (Banxico), pari al 3% ±1%. Il Banxico sta cercando di sostenere la valuta domestica con la sua politica monetaria in quanto la svalutazione del peso aumenterebbe la pressione inflazionistica. A tal proposito, al fine di contrastare la pressione inflazionistica, a giugno la Banca del Messico ha deciso di aumentare nuovamente il tasso di interesse di riferimento di 25 punti base, portandolo al 7%. Secondo le previsioni del Banxico, l’economia messicana dovrebbe chiudere il 2017 con una crescita del PIL del 2%, anche se la crescita del Paese potrebbe essere rallentata dall’incertezza politica interna e dal problema di insicurezza pubblica.

Nei primi sei mesi dell’anno, l’indice IPC è passato da 45.642,90 a 49.857,49 punti, facendo registrare un rialzo di +9,23%, come non si verificava dalla seconda metà del 2010. In termini generali, stiamo osservando una minore avversione al rischio degli investitori e un ritorno graduale dell’interesse degli investitori internazionali verso il Messico. Nello stesso periodo abbiamo osservato una rivalutazione del peso messicano, che è passato da quota 20,7272 a 18,1203 contro il dollaro, facendo registrare un guadagno di +14,4%. La valuta messicana è tornata sui livelli di prezzo dell’inizio di novembre. I settori che stanno crescendo maggiormente nel Paese sono il comparto delle tecnologie dell’informazione, aeronautica, aeroportuale e automobilistico. Inoltre, stiamo osservando una crescita sostenuta degli investimenti nel settore energetico, in particolare in energia rinnovabile.

Nella categoria degli azionari America Latina troviamo due fondi con rating Consistente, l’Henderson Gartmore Latin American Fund e il PineBridge Global PineBridge Latin America Equity che investono rispettivamente il 7,5% e il 24,6% del loro patrimonio in Messico. Il primo comparto, con un YTD di +5,07% e un rendimento nel 2016 di +28,2%, mira a generare una combinazione di crescita dei proventi e del capitale superiore ai rendimenti tipici sui mercati latinoamericani, investendo almeno due terzi del patrimonio in società aventi sede legale in Paesi dell’America Latina o società con sede legale al di fuori dell’America Latina ma che svolgono una parte predominante della loro attività in tale regione. Il gestore si focalizza su azioni di emittenti che mostrano un potenziale di apprezzamento nel lungo periodo maggiore di quanto non prevedano le analisi dei cambiamenti nello scenario economico e può far ricorso a strumenti derivati per ridurre il rischio o per una gestione più efficiente del portafoglio. Il fondo investe prevalentemente in Brasile (34%), Cile (27%) e Messico (7,5%).

Il PineBridge Global PineBridge Latin America Equity, con un YTD pari a +2,54% e un rendimento nel 2016 di +30,6%, mira a incrementare il valore del capitale investito attraverso l’investimento in azioni di società a media e grande capitalizzazione o strumenti connessi ad azioni come titoli convertibili in azioni e warrant che conferiscono al detentore il diritto ad acquistare azioni di società che hanno sede o svolgono la maggior parte della propria attività commerciale in Brasile, Messico, Cile, Argentina, Perù, Venezuela e Colombia. Gli investimenti del fondo sono concentrati prevalentemente in Brasile (57,3%), Messico (24,6%) e Cile (8,5%), mentre a livello settoriale, quasi un terzo del patrimonio del fondo viene investito nel settore finanziario e in misura minore in materie prime (18%) e beni di consumo difensivi (13%).

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