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Mercati obbligazionari in letargo forzato


Negli ultimi mesi sui mercati obbligazionari globali si sta osservando il raggiungimento di nuovi minimi storici per quanto riguarda i rendimenti a scadenza delle obbligazioni governative dei principali emittenti come Germania e Stati Uniti. Nel caso delle emissioni a breve scadenza, in linea con le attese di politiche monetarie espansive ad oltranza, i rendimenti offerti sono intorno allo zero. Lordi di spese, tassi e bolli.

Nel caso dei titoli di stato di paesi periferici, come l’Italia, gli spread ancora non sono scesi ai livelli pre-crisi, ma il rendimento complessivo (che può essere visto come somma tra rendimento del titolo tedesco di riferimento e lo spread relativo al rischio Italia) è sui minimi storici.

Discorso simile anche per gli investimenti in titoli societari investment grade: anche in questo caso gli spreads non sono ancora ai livelli del 2007, ma il rendimento complessivo offerto a scadenza è sui minimi da anni.

Secondo Francesco Pâlladino, quantitative analyst di MoneyFarm, "la motivazione dei tassi bassi sta soprattutto nell’intenzione delle Banche Centrali di tenere basso il costo del denaro in economie ancora molto indebitate post-crisi. Altra ragione è la bassa inflazione che si sta vedendo in questi anni nelle aree sviluppate.

Da parte degli investitori, l’interesse per i mercati obbligazionari è tornato ad essere forte dopo un 2013 debole. L’anno scorso si parlava di Grande Rotazione dai mercati obbligazionari a quelli azionari. In realtà quello che si è visto poi è stato un interesse sia per le azioni sia per le obbligazioni. Al momento attuale, la principale implicazione di questo contesto di tassi bassi per gli investitori è il fatto che è andato via via azzerandosi il premio per i rischio di investire in obbligazioni a medio lunga scadenza.

Come noto, infatti, se i tassi dovessero tornare a salire, il prezzo di un titolo di stato scenderebbe, in misura pressappoco proporzionale alla durata dell’obbligazione. Un rendimento di partenza di poco più dell’1% per il decennale tedesco rappresenta un “cuscinetto” di protezione molto basso di fronte a un potenziale calo del prezzo del titolo", conclude.

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