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Mercati azionari e fondi, dove investire con BTP sotto zero


“Vediamo positivamente i titoli energetici legati al petrolio e il tema del risiko finanziario che in Europa dovrà prendere un’accelerazione dato che avremo bisogno di grandi istituti europei”. Parla Enrico Vaccari, gestore di Consultinvest SGR.

Draghi ha annunciato la possibilità di un taglio dei tassi di interesse o di un ampliamento degli acquisti dei titoli di Stato, sancendo di fatto il divorzio dall’americana Fed che, a breve, dovrebbe ricominciare un percorso di rialzo dei tassi e di uscita dal periodo emergenziale. La BCE è pronta all’azione, quindi.

Sì, il discorso di Draghi è stato ineccepibile, ha dato tute le risposte sia sul discount trade sia sul rafforzamento del dollaro. Ha dato segnali chiari su dove vuole a dare a parare sull’euro. A parole riesce a muovere i mercati. Lui è vero unico banchiere centrale, gli altri sono molto più accademici. Nel suo discorso non c’erano sbavature. I titoli di Stato hanno reagito alle sue parole: il differenziale tra rendimento dei bond a dieci anni tedeschi e italiani è calato sotto i cento punti e per la prima volta il BTP a due anni è sceso sotto lo zero. L’attitudine non è aspettare e vedere ma agire e risolvere.

A dicembre valuterà se è il caso di rafforzare il quantitative easing…

Sì, e così facendo ha messo un’assicurazione sulla vita sugli indici europei nel senso che, anche di fronte all’uscita di dati macro non positivi, ora sappiamo che la Bce è pronta ad intervenire. E questo è dunque ottimo per i mercati.

Inoltre la banca centrale cinese ha tagliato dello 0,25% i tassi di interesse a un anno sui prestiti e sui depositi, portandoli rispettivamente al 4,35% e all’1,50%. Una misura che mira ad ampliare la liquidità delle banche.

La manovra è stata inaspettata nei tempi. Si sta creando una tempesta perfetta molto positiva. La casualità la lasciamo per chi crede nelle favole. Credo che questo segnale sia forte per i mercati. Ora, prima di andare corti sui mercati, gli investitori ci penseranno un po’. Adesso siamo in una condizione in cui Cina, Europa e Australia sono in pieno Qe mentre la Fed si trova costretta ad alzare i tassi ma tarderà a farlo e quindi continuerà a restare molta liquidità. E questo è ottimo per i mercati azionari. Con questa azione si è tolta un po’ di paura sul fronte del rallentamento cinese: la banca centrale si è dimostrata pronta per cui se anche la Cina dovesse avere dati deludenti, sappiamo che c’è ancora parecchio spazio per tagliare i tassi. 

Quale messaggio vuole trasferire agli investitori?

Che è il caso di spostarsi dagli investimenti tranquilli e di andare su quelli più rischiosi. 

Anche gli investitori istituzionali stanno prendendo più rischio?

Direi di sì. Le compagnie assicurative, per esempio, stanno passando dalle polizze a gestione separata verso le unit linked. Inoltre, l’indice Dax comincia a macinare di più degli altri. E questo è dovuto in gran parte al movimento sugli Etf che sono dentro: si tratta di chiari segnali di acquisti dall’estero da parte degli istituzionali.

Qual è la vostra asset allocation?

Siamo positivi su azionario Europa più che sugli Stati Uniti e vediamo qualche buona occasione di acquisto sulla Cina, soprattutto le azioni quotate a Hong Kong che sono più liquide.

E sul fixed income?

Qualche obbligazionario high yiled è interessante ma, a parità di cedole, preferiamo l’azionario dato che nel primo caso si ha il rischio emittente mentre nel secondo c’è l’effetto Qe che sostiene i mercati. 

E sui settori?

Vediamo positivamente i titoli energetici legati al petrolio e il tema del risiko finanziario che in Europa dovrà prendere un’accelerazione dato che avremo bisogno di grandi istituti europei. Tra agosto e settembre abbiamo comprato sullo storno dei mercati azionari. Non abbiamo mai creduto all’arrivo del mercato orso. 

Ora tutti si stanno muovendo sul tema del multiasset, per non essere troppo esposti all’azionario e apparire più bilanciati. Cosa ne pensa? 

Un anno fa è stato inondato il mercato di fondi risk parity e questi sono stati tra quelli che hanno accelerato il crollo. Ora è tempo di multiasset. Credo siano perlopiù delle denominazioni commerciali ma non hanno un utilizzo vero e proprio dal punto di vista della gestione. Oggi l’unico asset davvero interessante è il mercato azionario. 

E il comparto automobilistico?

Continua a piacerci dato che ha trainato parte della ripresa. La ripresa, inoltre, inciderà su questo settore dove ci saranno aggregazioni e si potranno avere vantaggi su alcuni titoli. L’effetto Volkswagen sembra limitato e non sembrano esserci potenziali scossoni. Sono ottimista che ne uscirà bene, la società è fortissima è ha flussi di cassa enormi. Altre, al suo posto, non avrebbero retto a un impatto simile dato che il settore, generalmente, presenta livelli di indebitamento molto forti.

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