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Meglio le azioni europee, con portafogli bilanciati e flessibili


L’asset allocation per i prossimi mesi non può che essere prudente. E per trovare del rendimento sul fronte obbligazionario l’interesse deve puntare ad alcune aree del debito periferico area Euro e alle obbligazioni ad alto rendimento. Parla Andrea Spallaccini, responsabile area gestioni collettive Euromobiliare AM SGR (Gruppo Credem).

Come vede il ciclo economico attuale? Si può parlare di un timido rafforzamento o il futuro è ancora di recessione, come sembrano dire le ultime previsioni sul PIL dell’Eurozona?

L’andamento deludente della prima parte dell’anno riflette in larga parte effetti stagionali, ed ha causato una revisione al ribasso delle stime di crescita per il 2014, lasciando però inalterate le previsioni per il prossimo anno. Ci aspettiamo segnali positivi nei prossimi trimestri, seppure con tassi di crescita inferiore al potenziale. Le politiche monetarie espansive delle principali banche centrali proseguiranno e ulteriori manovre di stimolo all’economia potrebbero arrivare dalla Banca Centrale Europea, alle prese con una crescita disomogenea nei diversi paesi ed un livello di inflazione particolarmente basso. 

Su cosa siete positivi voi in termini di asset allocation? E cosa preferite evitare in questa fase?

Abbiamo ridotto in modo significativo le esposizioni ad obbligazioni a medio lungo termine dei paesi a più elevato merito creditizio, Stati Uniti e Germania su tutti. Con rendimenti sulle scadenze brevi ormai prossimi allo zero, preferiamo settori del mercato obbligazionario a maggior valore aggiunto. Abbiamo assistito a un’importante contrazione degli spread di rendimento offerti, ma riteniamo ancora interessanti alcune aree del debito periferico area Euro e delle obbligazioni ad alto rendimento. Nella nostra asset allocation privilegiamo l’azionario rispetto all’obbligazionario con portafogli bilanciati e flessibili a volatilità contenuta e con preferenza per le aziende ad alta capitalizzazione ed in grado di distribuire dividendi. Per le stesse ragioni anche tra le aziende domestiche sovrappesiamo quelle che generano fatturato in diverse aree geografiche e maggiormente esposte al commercio internazionale.

A livello geografico, cosa privilegiate? 

Abbiamo un leggero sovrappeso nell’area europea sia per quanto riguarda il reddito fisso sia nel mondo azionario. Valutiamo positivamente alcuni settori ad alta potenzialità di crescita nei listini nordamericani, ed  alcune aree del mondo emergente, ragioni che ci fanno preferire un approccio caratterizzato da elevata diversificazione geografica.

State puntando sui prodotti a cedola. Cosa vi aspettate?

L’esigenza di integrazione del reddito tramite un flusso cedolare periodico e stabile è particolarmente sentita da una quota importante di investitori. Rispondiamo a questa esigenza tramite soluzioni di investimento con distribuzione periodica di cedola, andando a cercare rendimento attraverso l’investimento in obbligazioni ad alto rendimento ed un approccio di tipo ‘income’, volto alla ricerca di flussi cedolari su un ampio spettro di asset class obbligazionarie e con l’eventuale inserimento di azioni di società caratterizzate da un’elevata capacità di distribuzione di dividendi.

Quali strategie sono premianti in questa fase di mercato?

In un contesto caratterizzato da tassi nominali  prossimi allo zero cerchiamo soluzioni in grado di fornire rendimenti assoluti in modo decorrelato dalla direzionalità dei mercati e poco esposte ad uno scenario di potenziale rialzo dei tassi di interesse. Vediamo favorevolmente la riallocazione dei portafogli obbligazionari verso soluzioni bilanciate con una quota contenuta di azioni e strategie di tipo absolute return legate sia al mondo del reddito fisso che a quello azionario.

E sul fronte delle valute?

Il buon andamento delle esportazioni e il recupero di competitività di molti paesi dell’area euro ha favorito la moneta unica, nonostante una crescita macroeconomica debole. Non ci aspettiamo elevata volatilità nel mercato dei cambi, tuttavia la diversa fase del ciclo economico, con gli Stati Uniti in una fase più matura di ripresa rispetto all’area Euro, potrebbe favorire il dollaro americano nell’ultima parte dell’anno.

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