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Martini (Azimut): "È necessario allungare l'orizzonte temporale e accettare un certo grado di rischio"


Poche settimane fa hanno vinto a pieni voti gli Oscar europei della gestione. Un premio che, come dice a Funds People Paolo Martini, amministratore delegato di Azimut Capital Management e co-direttore generale di Azimut Holding, "dimostra il grande lavoro che viene svolto dai diversi team di gestione del Gruppo. Azimut si contraddistingue per l’attenzione alla gestione di qualità che è sempre stata un fiore all’occhiello ed un elemento di differenziazione rispetto agli altri player del mercato. Un dato su tutti: in 25 anni la performance media ponderata netta dei nostri fondi è superiore di oltre l’1% all’anno a quella media dell’industria nello stesso  periodo", precisa il manager. Il gruppo, secondo gli Extel Europe, quest'anno è infatti il numero uno della gestione italiana.  

Come sta andando il 2017 in termini di raccolta? Cosa prevedete per i prossimi mesi e come vi state muovendo in un contesto di mercato ancora alquanto difficile?

In questi primi sei mesi dell’anno la raccolta netta ha raggiunto i 3,4 miliardi di euro, segno che in presenza di un’offerta gestionale di qualità e di un’attenta consulenza la fiducia dei clienti si rinnova.  I tassi a zero hanno imposto un cambio di paradigma ed oggi bisogna guardare il mondo degli investimenti in modo diverso, e questo vale sia per i consulenti sia per i clienti. Bisogna ampliare il proprio sguardo sulla consulenza del patrimonio nel suo complesso e anche su soluzioni alternative e meno liquide nel breve-medio periodo ma molto più interessanti in termini di performance.

Cosa chiedono i clienti?

I clienti prima di tutto vogliono essere ascoltati. Oggi c'è sospetto verso l'industria bancaria tradizionale e c'è bisogno di fiducia, professionalità e trasparenza. Compito del consulente finanziario è riuscire a trarre indicazioni su quali siano le esigenze finanziarie dell'individuo, della famiglia e della (eventuale) impresa, per guidarli attraverso un’attenta ed efficace pianificazione. L’ampia gamma di soluzioni che offre la nostra piattaforma ci mette nelle condizioni di soddisfare qualsiasi  bisogno, anche il più complesso. 

Un portafoglio tipo?

Ogni cliente ha una storia e un obbiettivo diverso, pertanto è difficile identificare un portafoglio tipo, che nella costruzione deve sempre partire dell’inevitabile diversificazione che guida qualunque attività di pianificazione finanziaria. Quello che raccomandiamo oggi a tutti i nostri clienti è quello di allungare l’orizzonte temporale, utile anche a gestire l’emotività di breve periodo, e di accettare l’assunzione di un certo grado di rischio. In generale gli strumenti tradizionali sono divenuti meno efficaci e per conseguire rendimento è quindi necessario indirizzare parte del proprio portafoglio verso soluzioni che investono in asset class alternative che, decorrelate dall’andamento dei mercati tradizionali, riescono ad intercettare rendimenti maggiormente appetibili (es: ABS, infrastrutture, bond catastrofali), sia i prodotti che investono in asset class tradizionali attraverso però strategie alternative. Oggi poi non può mancare l’investimento in economia reale, sia attraverso i PIR sia, per i patrimoni più importanti, tramite strumenti di private equity e private debt.

Quali sono i vostri canali di distribuzione al momento?

Al momento possiamo contare in Italia su circa 1650 consulenti finanziari, di cui 220 wealth manager, e su 110 accordi di distribuzione con istituti di Credito Cooperativo, Casse di risparmio e Banche popolari. Abbiamo inoltre un team dedicato alla clientela istituzionale e un team large corporate focalizzato in primis sulla gestione della liquidità aziendale, quindi sulla creazione di specifiche soluzioni tipiche della finanza straordinaria. 

In merito all’attività di espansione, adesso state guardando con interesse al Medio Oriente. Qual è l’obiettivo di queste continue mire straniere?

Il 20% delle nostre masse in gestione è relativo alle attività estere, che sono divenute un elemento fondamentale del nostro sviluppo. Il Medio Oriente è solo una delle aree del mondo dove abbiamo deciso di puntare le nostre carte, con la recente acquisizione a Dubai. La forte vocazione internazionale del Gruppo, che oggi ci vede presenti in 16 Paesi del mondo con particolare focus sulle aree a maggior potenzialità di crescita, ha portato allo sviluppo di sinergie che ci permettono di proporre ai nostri clienti italiani prodotti di investimento globali unici.

Tra pochi mesi arriva MiFID II. Come cambierà il vostro business? E in merito alla consulenza, come vi posizionerete? La direttiva sarà davvero una rivoluzione?

Il nostro modello di business fondato sull’integrazione tra gestione e distribuzione ci rende meno esposti ai cambiamenti culturali che la Mifid II imporrà invece a tante società soprattutto in materia di product governance. Non prevediamo di adottare il servizio di consulenza su base indipendente rimanendo però aperti a considerazioni future sulla base anche di quelle che saranno le richieste della clientela. Continueremo a lavorare per rafforzarci sul segmento di consulenza ad elevato valore aggiunto, capace di soddisfare le esigenze del patrimonio inteso nella sua complessità, che non si limita al solo aspetto finanziario ma comprende aspetti afferenti al tema del passaggio generazionale, dei servizi di wealth planning, alla tematica di welfare aziendale. Più che una rivoluzione la direttiva sarà un’opportunità sia per i consulenti più capaci e preparati sia per le società che negli ultimi anni hanno saputo evolvere.

Quali sono le sfide future del settore e quali le opportunità?

Al di là della Mifid II che determinerà un riposizionamento dei modelli di business a vantaggio delle forme di consulenza evoluta sulla clientela a maggiore patrimonializzazione e creerà una netta polarizzazione degli operatori, il settore dovrà affrontare una riduzione dei margini che dovrà essere compensato da una crescita degli asset oltre a una spinta ulteriore alla specializzazione.

E le prossime novità di Azimut?

Metteremo a disposizione dei nostri consulenti, e quindi dei clienti, nuove soluzioni grazie alle quali ci aspettiamo anche nei mesi a venire una forte attivazione commerciale. A partire dai nostri fondi PIR e che saranno caratterizzati da diverse componenti azionarie e dalla qualità della gestione Azimut. Ampliamo poi i servizi di consulenza evoluta Max e Max Fund grazie a due nuove linee corporate ed equity che valorizzeranno il rapporto consulente-cliente anche in ottica MIFID II. Sulla clientela di fascia alta continueremo a promuovere anche soluzioni relative al mondo del non quotato e all’economia reale, attraverso anche al fondo chiuso IPO Club che sta per promuovere i primi veicoli. Amplieremo e digitalizzeremo ulteriormente la piattaforma aperta di servizi WM, già fiore all'occhiello della nostra proposta unica sul mercato italiano.

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