Tags: Gestori |

Maria Bruna Riccardi “L’approccio quantitativo, la nostra chiave”


All’interno del suo percorso di gestione, ¿qual è stato il momento più difficile negli ultimi 5 anni?

Gli ultimi 5 anni sono stati ricchi di momenti  particolarmente sfidanti per i mercati finanziari; il culmine della crisi del 2008, nei giorni successivi al fallimento Lehman durante l’autunno, è stato forse il periodo peggiore. E’ stato il momento più complesso per il nostro modello quantitativo, perché la situazione era di difficile lettura: decisioni politiche che cambiavano il corso degli eventi di giorno in giorno (si pensi alla difficoltà dell’approvazione del piano TARP da parte del Congresso Statunitense) e, contemporaneamente, fattori macroeconomici e valutazioni di mercato compatibili con una ripresa dei principali indici, pur in un contesto estremamente rischioso.

¿Quali sono i principali pilastri nel suo processo di investimento?

Il nostro processo di investimento è quantitativo. Utilizziamo una serie di variabili macroeconomiche, finanziarie e tecniche per stimare i rendimenti attesi dei mercati azionari, la probabilità che i mercati conseguano performance positive e la perdita potenziale connessa con l’investimento in azioni. La combinazione di questi elementi ci porta a definire l’esposizione obiettivo ai mercati azionari per il periodo successivo. La particolarità del nostro processo sta nel modo in cui vengono combinate le variabili: diamo maggior peso alle variabili che hanno manifestato migliore capacità predittiva nel recente passato. 

¿Che livello d’importanza ha il controllo del rischio all’interno della sua strategia?

Il nostro processo è quantitativo, quindi il controllo del rischio è parte integrante del processo stesso. Possiamo distinguere due fasi: in fase di definizione dell’asset allocation, uno degli elementi che stimiamo è la rischiosità connessa con l’investimento in azioni. Si tratta, sostanzialmente, della stima di un var, sulla base delle combinazioni di variabili dell’universo considerato. Il livello della perdita potenziale incide sulla definizione dell’esposizione obiettivo. Questo è il controllo insito nel modello stesso, che può divergere dalla valutazione di rischio che viene prezzata dai mercati.

¿È diventato il controllo del rischio un processo di maggior importanza negli ultimi anni?

No, è sempre stato un elemento fondamentale del processo di investimento.

¿Quali sono le aspettative della sua strategia per i prossimi 12 mesi?

Attualmente il modello continua a supportare l’investimento in azioni, ma è chiaro che in un quadro di riferimento così complesso è arduo pensare ad una strategia che rimanga stabile per 12 mesi. Una delle caratteristiche che ci contraddistingue, infatti, è la capacità di cambiare radicalmente l’asset allocation come pronta risposta a inversione di stime del nostro modello. Grazie a questo approccio il nostro è un fondo flessibile da tutti i punti di vista.

Professionisti
Società

Prossimi eventi