Lo yuan entrerà nel paniere delle valute del FMI


È sempre più vicino il momento dell’inclusione dello yuan nel paniere delle valute del Fondo Monetario Internazionale. Una decisione che potrebbe essere presa già nel prossimo meeting di novembre del consiglio esecutivo dell’FMI. Due settimane fa, nel corso del meeting annuale del Fondo, il vicegovernatore della banca centrale cinese, Yi Gang, si era augurato una decisione entro l’anno. Secondo quanto trapela tra gli organi di stampa, gli esperti del Fondo non vedrebbero ostacoli, in particolare politici, all’ammissione della valuta cinese tra i diritti speciali di prelievo. Va visto in questo senso l’apprezzamento del FMI per la decisione di svalutare lo yuan presa lo scorso agosto dalla People’s bank of China. “Le prospettive di un’approvazione sono favorevoli”, ha dichiarato all’agenzia Bloomberg Otaviano Canuto, direttore esecutivo del Fondo Monetario.

A livello di tempistica, l’inclusione definitiva potrebbe arrivare entro la fine del 2016, evitando comunque di dover attendere la prossima revisione del paniere di valute, in agenda tra cinque anni. “Questo rappresenta un traguardo per Pechino. Si tratta di una tappa decisiva nell’ambito del percorso di internazionalizzazione dello yuan come valuta di riserva e scambio concorrente al dollaro e sarebbe una sorta di riconoscimento politico delle riforme portate avanti dal governo di Pechino”, fa sapere una fonte. “Questo è stato un passo molto importante verso una completa liberalizzazione dei tassi di interesse”, commenta Raymond Ma di Fidelity Worldwide Investment. L’ultimo passo avanti, in questo senso, è stato compiuto dalle autorità della Repubblica Popolare tramite la rimozione del tetto sui tassi sui depositi. Intanto le case d’affari internazionali, a partire da Bank of America, si aspettano una crescita del Pil pari al 6,5% o inferiore per il periodo 2016-2020.

Che la crescita non sia più al 7% è nei numeri ufficiali: quella del terzo trimestre, comunicata dieci giorni fa, è la più lenta dalla crisi del 2008 ma in linea con quanto il governo si attende dai consumi cinesi, che sono ben più deboli di un tempo. Senza considerare che i dati ufficiali sono sempre da prendere con beneficio di inventario. Le stime che il governo comunicherà in settimana saranno importanti anche per capire le future mosse della banca centrale cinese. DI recente, intanto, la PBoC ha dichiarato che i tagli al costo del denaro e alle riserve obbligatorie delle banche “non equivalgono al Quantitative Easing operato dalle banche centrali estere, ma rientrano nelle misure convenzionali di politica monetaria”.

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