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Lo yuan diventa valuta di riserva del FMI: ecco le prime reazioni


A dieci mesi dall’annuncio, la moneta cinese è ufficialmente entrata a far parte del paniere di divise con diritti speciali di prelievo. Dallo scorso 1° ottobre, lo yuan può vantare lo stesso status di moneta ufficiale di riserva (o di riferimento per transazioni internazionali) che hanno il dollaro, l’euro, lo yen e la sterlina.

Luke Spajic, head of emerging markets portfolio management Asia di PIMCO, ricorda che al momento della decisione ufficiale c’era una forte incertezza riguardo a come si sarebbe comportata la valuta e agli interventi che le autorità cinesi avrebbero adottato per adattarsi ai requisiti del FMI, considerando lo shock globale per i mercati che aveva comportato la svalutazione dello yuan in tre giorni nell’agosto del 2015. Tuttavia, l’esperto sostiene che questi dieci mesi sono stati di relativa calma: “Lo yuan ha continuato a deprezzarsi rispetto alle principali valute ma in modo più graduale e regolare rispetto alle improvvise svalutazioni dell’agosto del 2015 e degli inizi del 2016. Inoltre, la Borsa cinese si è ripresa abbondantemente dal forte crollo di inizio anno”.

Allo stesso tempo, Spajic constata che l’FMI ha mantenuto la promessa insita nella sua decisione in modo graduale, poiché ha incrementato la presenza della Cina nei mercati globali di capitali: “All’inizio dell’anno, la Cina ha annunciato che avrebbe aperto il suo mercato di bond interbancari agli investitori stranieri molto prima del previsto. Le azioni cinesi sembrano essere sulla strada dell’inclusione -  tra uno o due anni - nell’indice MSCI più usato nell’universo azionario emergente. E adesso che ha raggiunto il suo status di moneta di riserva, è molto probabile che lo yuan venga utilizzato ampiamente in transazioni internazionali da qui in poi”.

Christopher Chu, fund manager presso UBP in Asia, afferma che “finché non sarà quotato liberamente, è improbabile che il renminbi faccia la differenza come divisa di riserva”. Nonostante ciò e visto lo scenario di tassi negativi e bassa crescita nei mercati sviluppati, l’esperto non esclude che la moneta possa guadagnare fascino come alternativa.

Chu analizza le nuove ponderazioni del paniere dell'FMI: il dollaro rappresenta il 41,7%, l’euro il 30,9%, lo yuan il 10,9%, lo yen l’8,3% e la libra l’8,1%. L’esperto afferma che “l’inclusione dello yuan nel paniere è una scelta più simbolica” oltre che vantaggiosa sia per la Cina sia per l’FMI. “Per la Cina, il paniere promuove lo yuan senza consentire l’apertura completa del conto capitale, mentre gestisce un tasso di cambio fluttuante. Le Banche centrali con asset con diritti speciali di prelievo entrano immediatamente in possesso di renminbi, mentre anche lo yuan potrebbe apprezzarsi rispetto ad altre divise non vincolate alle valute”, spiega. Per quanto riguarda l’FMI, “la decisione gli permette di recuperare  in un certo senso il “favore” fatto, viste le critiche che gli erano state mosse per non aver adottato misure preliminari nel riconoscere la crescente influenza dei mercati emergenti che ha portato alla fine alla creazione della Banca asiatica di investimento per le infrastrutture, appoggiata dalla Cina”.

Chu si sofferma anche sui lati positivi della nuova condizione della valuta per le compagnie asiatiche, dal momento che la sua inclusione “può tradursi in un maggior uso del renminbi nell’attività economica, promuovendo il commercio regionale mentre la domanda globale diminuisce”. L’esperto indica che, secondo dati del Morgan Stanley Research, il 51% delle esportazioni dei Paesi dell’Asia (escluso il Giappone) si mantiene all’interno della regione, mentre le esportazioni dell’Asia (escluso il Giappone) verso gli Stati Uniti e l’Europa rappresentano rispettivamente il 14% e il 12%.

E ora?

Anche se la nuova condizione dello yuan è una notizia molto positiva per l’economia cinese per le ragioni esposte in precedenza, gli attori del mercato sanno che c’è ancora molta strada da fare. Secondo Eddie Chow, managing director di Franklin Templeton Investments, “il governo cinese non ha voluto introdurre misure monetarie più forti a questo punto, riconoscendo così che la politica monetarie non è lo strumento più efficace per appoggiare l’economia. Gli economisti hanno segnalato che il contributo del credito alla crescita del PIL ha registrato un calo veloce. Gran parte del credito creato è stato assunto da imprese statali inefficienti, appartenenti al settore industriale della vecchia economia”.

Allo stesso tempo, Chow fa notare che “il governo vorrebbe controllare questa situazione di già elevato indebitamento”, e in questo senso una serie di settori potrebbe trarne beneficio visto che “la prospettiva del governo è promuovere progetti di infrastrutture”. L’esperto fa l’esempio dei piani governativi per rinforzare le linee ferroviarie extraurbane nelle città, il che potrebbe essere un vantaggio per alcune compagnie del settore dal punto di vista dell’investimento.    

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