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Lo status quo di Mario Draghi


Dal celebre discorso del “faremo tutto il possibile” a quello che sembra più un "aspettiamo e vediamo". La Banca centrale europea di Mario Draghi ha deciso di lasciare inviariati i tassi d’interesse e non annuncia nessuna nuova iniziativa. Francoforte non ha fornito spunti ai mercati, che hanno concluso la seduta con scarsi volumi di scambio. Un po’ come aveva già fatto Londra, d’altronde. La Banca d’Inghilterra, dopo l’uscita del Regno Unito dall’Ue, ha riconosciuto di non avere sufficienti informazioni  per prendere una decisione. Stessa valutazione che sembra fare anche il presidente della BCE. Almeno per ora.

“Con un’inflazione che rimarrà probabilmente bassa in Europa per tutto l’anno e probabilmente anche il successivo, ci aspettiamo che la BCE faccia qualche ulteriore annuncio a settembre rispetto alla possibilità di allungare la durata del programma ampliato di acquisto degli asset (PAA) e rispetto a cambiamenti nei parametri del programma stesso, tra cui la rimozione del floor minimo nei rendimenti, la revisione della chiave capitale, l’aumento della soglia del 33% nella partecipazione delle emissioni, e l’acquisto di debito con scadenza più lunghe dei trent’anni”, commenta Anthony Doyle, investment diector, retail fixed interest di M&G Investments. "Ciò consentirebbe alla BCE di assicurare che ci sia un numero sufficiente di titoli ‘ammissibili’ al programma di acquisto degli asset: infatti, l’universo investibile stanti gli attuali parametri sta drammaticamente diminuendo a causa del crollo dei rendimenti dei titoli di Stato a livelli vicini o al di sotto del tasso di deposito della BCE del -0.4%”.  

Per gli esperti uno dei motivi che spiega l’attesa delle Banche centrali dopo la Brexit è la resistenza mostrata sui mercati, quella che lo stesso Draghi ha festeggiato e attribuisce all’elevata liquidità che esiste nel sistema e che, a sua volta, dimostra il successo delle politiche messe in moto. Da State Street però qualcuno rimane sorpreso. “Come ci aspettavamo, la BCE mantiene le sue attuali scelte di politica monetaria. Tuttavia siamo un po’ sorpresi dell’approccio relativamente ottimistico circa gli eventi attuali e il loro impatto sull’inflazione e sulle aspettative di inflazione. Mentre riteniamo che, per adesso, resteranno fermi su importanti innovazioni, man a mano che vengono attuati programmi precedentemente annunciati, sospettiamo che la necessità di un allentamento della politica monetaria possa emergere più avanti nel corso dell’anno”, dice Tim Graf, responsabile Macro Strategy per l’Europa.  

Che le misure di Draghi funzionino o meno tuttavia, secondo Luke Hickmore, fixed income senior investment manager di Aberdeen AM, non è il nodo centrale. “Stiamo aspettando dati economici di rilevo che indichino quale danno possa aver inflitto il referendum in UK alla crescita dell’Eurozona. Il problema è che non c’è più molto che possano fare e non farebbe questa gran differenza se l’avessero fatto”, Anche se per Davide Marone, senior analyst di FXCM Italia, “il non interventismo risulta funzionale a non instillare volatilità sui mercati a fronte anche dell’imminente mese di agosto, nel quale solitamente questi ultimi sono piuttosto illiquidi ed esposti a potenziali forti scossoni”.

Qualunque sia il motivo dello status quo, continuano da Aberdeen, adesso “ci vorranno mosse politiche decise per incrementare il programma d’acquisto ed allentare ulteriormente la politica monetaria. Le due strade possibili sono acquistare più debito dei Paesi periferici o consentire gli acquisti al di sotto del tasso di deposito. La prima proposta porta con sé rischi maggiori, la seconda, invece, perdite di lungo termine”.

Fuochi d'artificio di Draghi rimandati all'autunno   

"I fuochi d’artificio di Draghi sono rimandati all’autunno, dopo la pausa estiva", afferma Regina Borromeo, portfolio manager di Brandywine Global  (Gruppo Legg Mason). "Riaffermando la volontà di mantenere i tassi di interesse su livelli contenuti ancora a lungo e l’impegno ad agire quando necessario, la Banca Centrale Europea ha preso tempo sia per osservare l’evoluzione dei dati economici e gli eventuali cambiamenti legati ai recenti avvenimenti geopolitici, sia per valutare l’efficacia delle misure attualmente in corso e quindi del proprio programma di acquisti. Il proseguimento del programma di quantitative easing è un aspetto essenziale per la credibilità della BCE e riteniamo che per adempiere al raggiungimento degli obiettivi del proprio mandato – soprattutto per quanto riguarda la stabilità dei prezzi - l’istituto centrale europeo dovrà estendere sia la durata del programma, sia il novero delle categorie di titoli idonei all’acquisto. Il nuovo Corporate Sector Purchase Program ha creato una base di sostegno per il credito europeo, soprattutto dopo il voto del referendum nel Regno Unito".

 

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