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Letture sull’ultima riunione della BCE


L’ultima riunione della BCE potrebbe essere un riassunto di questo tipo: un comunicato un pò più dovish del previsto, e una successiva conferenza stampa un pò più hawkish di quanto si possa pensare. La banca centrale non ha cambiato di una virgola la sua politica monetaria, e il suo presidente ha ancora una volta sottolineato la necessità di una ripresa più visibile del tasso sottostante di inflazione, e la necessità di attuare riforme strutturali al momento dilatorie. Le proiezioni di crescita dell’Eurozona, pubblicate dalla banca centrale, sono leggermente più ottimiste rispetto alle precedenti, e il presidente Mario Draghi ha convogliato l’idea che nel Vecchio Continente vi è una ripresa economica in corso.

Per Cosimo Marasciulo, responsabile fixed income europeo di Pioneer Investments, ciò che ha catturato maggiormente il suo interesse è stata la conferenza stampa post-riunione, focalizzando la sua attenzione particolarmente su due dettagli. Il primo, "Draghi ha detto che il Consiglio direttivo della BCE ha discusso se sia opportuno o meno sopprimere il termine lower della forward guidance sui tassi di interesse". Tuttavia, il presidente ha aggiunto che "dal momento che il Consiglio non vede un miglioramento duraturo del tasso di inflazione, ha deciso di mantenere la politica di visibilità così com’è". Inoltre, cosa ancor più interessante, Marasciulo nota che "sembrava che Draghi abbia schivato la domanda di un giornalista che gli chiedeva se vi sia la possibilità che la BCE possa alzare i tassi prima della fine del QE". "Abbiamo visto abbastanza conferenze stampa di Draghi per intuire che se lui non ha risposto a tale domanda, è perché vuole mantenere le sue opinioni quanto più aperte possibili. Pertanto, un aumento del tasso sui depositi rimane una possibilità per la fine del 2017", conclude.

Marco Vailati, responsabile ricerca e investimenti di Cassa Lombarda, riguardo alla riunione, considera la BCE equilibrata, dove evidenzia i progressi ma ricorda i rischi e resta espansiva. “Nella conferenza stampa che ha seguito la riunione del Consiglio direttivo, Mario Draghi ha mantenuto un’impostazione sostanzialmente equilibrata con il duplice intento di mantenere aperte le diverse opzioni e non impattare pesantemente sui mercati. Nel complesso, ha prevalso la vena dovish". Draghi ha evidenziato i miglioramenti degli indici di fiducia e i progressi reali conseguiti nonostante la lentezza delle riforme anche grazie alle condizioni finanziarie favorevoli garantite dal successo della politica monetaria (PIL, occupazione, erogazione credito, ecc.) e la riduzione dei rischi economici al ribasso. Ha però anche ricordato l’aumento dei rischi geopolitici e la natura solo temporanea e limitata dell’aumento dei prezzi, che rendono opportuno il mantenimento di una politica monetaria espansiva per sostenere il recupero stabile della crescita dei prezzi e dell’economia”.

Per Alessandro Allegri, AD di Ambrosetti AM SIM, Draghi da un messaggio “politico” a sostegno del progetto euro, con i mercati in attesa delle elezioni in Eurozona. “Il sistema è ancora fragile seppur in miglioramento e le indicazioni da parte di Draghi, se da un lato confermano la validità delle linee guida in essere, dall’altro assumono un carattere più “politico” con un messaggio forte indirizzato a sostegno del progetto euro, vedendo nell’unità dell’area la condizione necessaria a garantire la competitività a livello globale. In effetti oggi, di fronte a più contenuti rischi al ribasso per l’economia, la preoccupazione maggiore risiede sul frangente geopolitico con l’esito non scontato delle imminenti elezioni in alcuni dei principali Paesi dell’Eurozona alle prese con una frangia contestatrice anti-euro dagli effetti decisamente destabilizzanti”.

Da Marzotto SIM, fanno sapere che Draghi è stretto tra la necessità di contrastare almeno in parte l’inflazione e quella di sostenere il debito pubblico in prevalenza dei Paesi europei periferici. “Tra attese e outcome del meeting di marzo, l’effetto finale è stato di un marginale peggioramento dei governativi europei in linea con il trend decrescente in atto da diversi mesi. A voler essere pignoli l’unica variazione potenzialmente di rilievo rispetto alle precedenti riunioni risiede nel commento introduttivo durante il quale ha confermato che i tassi saranno mantenuti bassi per un lungo periodo di tempo, ma in merito alle azioni che la BCE intende intraprendere non ha più fatto riferimento all’espressione 'all instruments within its mandate' sostituendola con 'adjustments would be made ...to address unwanted solution'. Da tempo, la nostra idea è che il QE è nella sua fase finale e che il valore aggiunto di sostegno al mercato da parte della BCE, sia sotto forma di annunci che di azioni, è marginalmente decrescente”.

Timothy Graf, head of macro strategy di State Street Global Markets, ha commentato che "Il recente miglioramento dei dati economici dell’Eurozona è difficile da ignorare. Sembra che la BCE stia finalmente, e con più forza, riconoscendo il successo degli sforzi compiuti in passato in termini di politica monetaria accomodante. L’incertezza politica in Europa e l’inflazione core ancora bassa continueranno ad alimentare l’atteggiamento cauto dei policymaker per diversi mesi, ma il miglioramento del mercato del lavoro e le migliori dinamiche di crescita in tutta l’unione monetaria dovrebbero almeno consentire una visione politica più positiva. Non prevediamo ancora una significativa alterazione della politica monetaria nei prossimi incontri, dato che l’inflazione core rimane bassa, ma la seconda metà dell’anno potrebbe diventare più interessante se continueranno le recenti tendenze dei dati economici".

Antoine Lesné, responsabile EMEA della strategia SPDR ETFs (State Street Global Advisors), sostiene invece che "Il miglioramento dei dati economici e del sentiment è destinato a proseguire. La BCE riconosce questi sviluppi positivi e, come previsto, sta tenendo una linea necessariamente cauta in attesa che tutti gli ostacoli vengano rimossi dall’agenda europea. Di conseguenza non ci aspettiamo nessun cambiamento di rilievo da parte della BCE nelle prossime riunioni. L’inflazione sarà chiaramente un fattore chiave, dato che la BCE intende esaminare i picchi recentemente raggiunti. Vedremo nel secondo semestre se da un aumento della crescita e da una riduzione della disoccupazione possa derivare un miglioramento dell’inflazione core, che potrebbe portare all’avvio di un reale quanto graduale processo di tapering. Nel frattempo ci aspettiamo che i mercati si concentreranno sulle elezioni della prossima settimana nei Paesi Bassi e sul meeting del FOMC in vista di un potenziale rialzo”.

Infine, da Nomura, si focalizzano sul minor rischio di ribasso e guardano all’inflazione. “Lo sviluppo più degno di nota nella conferenza stampa post-riunione sono stati i commenti del presidente Draghi sulla valutazione dei rischi. In particolare, ha sottolineato che l’equilibrio dei rischi per le prospettive di crescita è migliorato, anche se questi erano ancora orientati al ribasso. Ma a causa del minor rischio di ribasso pronunciato, la BCE ha rimosso il riferimento di usare "tutti gli strumenti a disposizione del suo mandato" per raggiungere i suoi obiettivi di inflazione, e, in sintonia con ciò, non vi era alcuna discussione circa la necessità di ulteriori TLTROs in occasione della riunione del Consiglio direttivo”. “Le revisioni al rialzo che sono state fatte sulle previsioni del PIL e dell'inflazione della BCE, erano per lo più in linea con le nostre aspettative. L’unica sorpresa riguarda le previsioni di inflazione per il 2017 che sono state riviste da 1,4% a 1,7%. Avevamo ipotizzato che questa previsione sarebbe stata rivista solo a 1,5%. Anche il profilo di inflazione core è stato rivisto modestamente (da 0,1 punti percentuali per il 2018 e il 2019) con il presidente Draghi che ha affermato che è proprio in un contesto di crescita dell’occupazione, e una chiusura del gap di disoccupazione, che dovremmo vedere una crescita dei salari”, concludono.

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