Lee Manzi (Jupiter): “I bond convertibili migliorano la frontiera efficiente del portafoglio”


Solitamente, gli investitori che sono alla ricerca di un’alternativa di investimento che coniughi il più possibile l’aspettativa di rendimento degli strumenti azionari con il rischio contenuto tipico di quelli obbligazionari, si rivolgono alle obbligazioni convertibili. La caratteristica più importante di questi strumenti, e quindi la più vantaggiosa, è che consentono rendimenti interessanti pur limitando l’effetto delle bufere dei mercati. La convessità delle obbligazioni convertibili, infatti, consente di proteggersi dai ribassi dei mercati azionari e di avvantaggiarsi del potenziale di crescita degli stessi.

Ed è proprio l’ottenimento di migliori risk-adjusted return, l’obiettivo principale di Lee Manzi, gestore del fondo con rating Consistente Funds People Jupiter Global Convertibles, prodotto con circa 650 milioni di euro di patrimonio e con uno dei più longevi track record della categoria, che, appunto, cerca di offrire la migliore caratteristica dell’asset class, ovvero risk-adjusted return avvincenti. “Quando si fa ricorso a bond convertibili in un portafoglio bilanciato, o in un portafoglio con titoli azionari e obbligazionari, si migliora la frontiera efficiente del portafoglio stesso. Un miglioramento quindi, che prevale nel lungo termine. Le obbligazioni convertibili offrono un’esposizione attraente all’azionario, con una convessità positiva. Il nostro obiettivo è quello di costruire un portafoglio altamente diversificato con un rating creditizio medio maggiore o uguale all’investment grade, anche se non vi sono limitazioni di rating. Cerchiamo inoltre di mantenere il delta in uno spettro tra il 30% e il 50%, perché questa è l’area di migliore convessità. Per noi, è importante mantenere una bassa volatilità ottenendo allo stesso tempo alti rendimenti su base risk-adjusted”, spiega il manager.

Secondo Manzi, le obbligazioni convertibili offrono infatti il giusto compromesso del potenziale azionario unitamente ad un supporto obbligazionario. Il team di gestione favorisce titoli convertibili plain vanilla, adottando un approccio value-driven a lungo termine, conservativo, diversificato e flessibile allo stesso tempo, non indicizzato e che non investe in titoli sintetici o in prodotti strutturati. “Non siamo indicizzati perché preferiamo non assumere i medesimi rischi degli indici. A causa dei nuovi modelli di emissione delle convertibili, seguire un benchmark sarebbe un azzardo, perciò non avere vincoli di questo tipo ci permette di ottenere rendimenti di portafoglio ottimali”, sottolinea il gestore.

 

Due leader

Il team del Jupiter Global Convertibles, oltre a Lee Manzi, è composto anche dal portfolio manager Miles Geldard, dove i due collaborano insieme da ben 17 anni. Entrambi sono responsabili di tutte le decisioni di investimento del fondo nonché della costruzione del Jupiter convertibles business, e sono supportati da Joseph Chapman, quantitative analyst del team. I tre sfruttano la vasta esperienza, sia equity che fixed income, che hanno in Jupiter, dove, a detta di Manzi, quella delle convertibili, è inoltre un’asset class molto tecnica per definizione, nella quale vi sono molti fattori da considerare, come i titoli azionari ed i fattori di credito.

 

Il 2017

Per Jupiter, un pò come per tutto il settore, le maggiori preoccupazioni provengono dalla geopolitica e dalla mancanza di premio al rischio a disposizione degli investitori, date le valutazioni distorte che registrano le attività sia rischiose che risk-free, in parte causate dall’enorme distorsione nelle misure fondamentali utilizzate nel valutare i flussi di cassa. Secondo Manzi infatti, “Molti fattori sono distorti e ciò crea instabilità; operiamo in un ambiente insolito. Crediamo che stiamo per entrare in una nuova fase di mercato. La Fed sta aumentando i tassi e la BCE ha allentato il livello del QE. Cresce il sostegno politico ed economico per gli stimoli fiscali, e le conseguenze degli enormi interventi monetari sono tuttora sottovalutati”.

Tuttavia, il team di gestione è molto positivo sull'Europa, sovrappesando il portafoglio in titoli europei, poiché considera il Vecchio Continente un grande mercato in grado di offrire un importante valore aggiunto. Al contrario, a causa del loro approccio conservativo, gli Stati Uniti sono un mercato difficile nel cogliere delle opportunità in materia di convertibili; difficili perché tendono ad essere un mercato altamente speculativo, con bassa qualità del credito, in cui vi sono molte aziende con P/E elevati, molto esposte alla tecnologia e a società legate ai servizi Internet. Per il team, è quindi più semplice trovare delle opportunità in Giappone e in Asia, dove le valutazioni azionarie sono più ragionevoli. Il Giappone infatti, è considerato un’area interessante perché è un mercato che registra consistenti earnings growth. A tal proposito Lee Manzi aggiunge, “In termini di corporate governance, siamo più positivi in Giappone; le società stanno infatti aumentando i loro pay-out ratio, e pensiamo appunto che queste stiano andando nella giusta direzione. Molti settori sono rappresentati nel mercato delle convertibili giapponese, e possiamo trovare molte opportunità per obbligazioni convertibili bilanciate, in termini di delta, ed un solido supporto obbligazionario”, conclude l’esperto.

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