Le tendenze di allocation dei fondi sovrani


I fondi sovrani sono diventati dei rilevanti attori sulla scena finanziaria internazionale a seguito di due importanti dinamiche, da un lato, la forte crescita dei Paesi emergenti, dalla Cina all'India, al Brasile e alla Russia, che ha portato questi Paesi ad accumulare consistenti riserve valutarie. Dall'altro lato, il corposo aumento dei prezzi di molte materie prime, a cominciare dal petrolio, ciò che ha rinvigorito le riserve dei Paesi produttori, a cominciare da quelli Opec. Tradizionalmente queste riserve venivano impiegate in titoli sicuri, come quelli del Tesoro americano; ma col crescere di queste masse di manovra finanziaria, e con la minaccia della svalutazione del dollaro, molti Paesi hanno preferito una gestione più attiva di queste riserve, in modo da diversificarle per valuta, per Paesi e per settori, e innalzare così il rendimento nel suo complesso. Parte di queste riserve sono quindi state conferite a dei fondi sovrani, e questi sono stati specialmente attivi nel 2007-2008, in occasione della crisi dei mutui subprime, e hanno contribuito sostanzialmente a ricapitalizzare grossi istituti finanziari dell’occidente che avevano sofferto perdite.

In data 22 dicembre 2016, State Street Corporation e l’International Forum of Sovereign Wealth Funds (IFSWF), hanno pubblicato due white paper che rivelano i cambiamenti nell’asset allocation dei fondi sovrani nel corso degli ultimi tre/cinque anni. Tali cambiamenti includono un significativo aumento dell’allocation verso i mercati privati (private equity, immobiliare e infrastrutture) e i mercati emergenti, così come una riduzione della loro esposizione in investimenti quotati e sui mercati sviluppati. L’indagine guarda anche alle motivazioni che spingono i fondi sovrani a entrare sui mercati privati, l’approccio che devono adottare per avere successo e i principali risultati.

La prima indagine, dal titolo “Asset Allocation for the Short and Long Term”, analizza come i fondi sovrani siano riusciti a tenere il passo con i mercati a seguito della crisi finanziaria, e comprende i risultati di un sondaggio che ha coinvolto otto membri dell’IFSWF, che rappresentano un ampio numero di fondi sovrani. “Così come tutti gli investitori nel contesto economico attuale, i fondi sovrani stanno bilanciando la teoria finanziaria tradizionale con le complessità della realtà odierna”, ha dichiarato Will Kinlaw, senior managing director e responsabile globale di State Street Associates, la società di State Street affiliata con il mondo accademico. “I fondi sovrani stessi riconoscono che, in molti casi, i loro orizzonti di investimento a lungo termine rappresentano un vantaggio e sono alla ricerca di investimenti che forniscano rendimenti, rischio e diversificazione interessanti nel lungo termine. Ciò che sembra appetibile sulla base del rendimento mensile, può risultare infatti molto meno invitante quando l’orizzonte di investimento viene misurato su più anni”.

Dai risultati della ricerca, si evince come nessun fondo sovrano intervistato abbia aumentato la propria allocation verso titoli di stato stranieri, dove la metà ha ridotto la propria esposizione verso questi strumenti finanziari. La metà del campione ha inoltre aumentato la propria esposizione verso i mercati emergenti, mentre nessuno l’ha ridotta. Considerati come gruppo, questi fondi sovrani hanno sostanzialmente aumentato il proprio portafoglio di investimenti privati, non quotati e alternativi, e almeno il 30% del gruppo intervistato ha investito di più, e nessuno ha ridotto la propria esposizione.

Uno dei maggiori risultati della ricerca è la crescente attenzione verso i mercati privati” commenta Kinlaw. “Nonostante il fascino di questi investimenti, i fondi sovrani sono consapevoli dei potenziali rischi, tra cui l’illiquidità si trova al primo posto. Tuttavia molti hanno investito parecchio tempo e risorse nella valutazione di questi mercati e hanno identificato opportunità interessanti”.

Dieci membri dell’IFSWF hanno contribuito al secondo white paper, dal titolo “Comparison of Members’ Experiences Investing in Public versus Private Markets,” che esamina l’approccio dei fondi sovrani all’investimento sui mercati privati. Da questa ricerca è emerso che, spesso i fondi sovrani scelgono di entrare nei mercati privati perché ritengono che le loro passività a lungo termine possano trarre beneficio dal premio di illiquidità offerto da queste attività. Pensano inoltre che i mercati privati siano meno efficienti e presentino quindi maggiori opportunità di rendimento. Anche se i fondi sovrani hanno avuto successo in questi mercati, all’interno di alcuni di essi c’è un costante dibattito in merito all’adeguatezza del rendimento rispetto ai rischi che questo tipo di investimenti aggiungono al portafoglio. Tale categoria di fondi ha citato un gran numero di fattori che portano al successo nei mercati privati, tra cui promuovere una cultura di investimento di lungo termine, attrarre e mantenere personale qualificato, siglare partnership con altri fondi sovrani, costituire team multidisciplinari di due diligence e procedere in maniera cauta per tenere il passo con lo sviluppo delle competenze interne. Infine, dei fondi sovrani intervistati, il 50% dichiara di aver dovuto modificare i propri processi di governance per vincere le sfide relative alla velocità decisionale in merito alle opportunità offerte dal mercato privato.

Il panorama d’investimento si è evoluto in maniera significativa negli ultimi anni e i fondi sovrani hanno affrontato una crescente varietà di opportunità sia sui mercati pubblici che privati”, ha dichiarato Roberto Marsella di CDP Equity (gruppo Cassa Depositi e Prestiti), capo dell’Investment Practice Committee dell’IFSWF. “Di conseguenza molti stanno rivalutando i metodi utilizzati per costruire il portafoglio, gestire e misurare il rischio. Un contesto con tassi di interesse bassi crea nuove sfide e richiede una rivalutazione delle metodologie d’investimento e delle competenze professionali.

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