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Le sfide dell'industria spiegate attraverso la fusione di Standard Life e Aberdeen


In occasione dell’edizione 2017 dell’European Media Forum targato Standard Life Aberdeen e tenutosi a Edimburgo, Keith Skeoch, co-CEO assieme a Martin Gilbert del neonato colosso del risparmio gestito, ha preso la parola per spiegare la view della società e la sua missione nell’industria dell’asset management in un tempo ricco di sfide.

Il momento che il settore sta vivendo, spiega l’esperto, è il risultato del susseguirsi di eventi politici, economici e sociali verificatisi negli ultimi 18 mesi. “Cambiamenti, questi, che hanno ripercussioni dirette sulle persone, perché coinvolgono i loro risparmi. Questo obbliga a sua volta le società di gestione ad adattarsi”, spiega Skeoch. Le sfide cui allude vanno dalla pressione normativa all’aumento della disuguaglianza per effetto di anni di stimoli quantitativi, passando per importante eventi politici come la Brexit.

Per l’esperto, la chiave per comprendere questa sfida in tutta la sua grandeza è la percezione da parte di una fetta sempre crescente di operatori del mercato che “l’industria sta entrando in una fase matura all’interno del suo stesso ciclo”. Un punto di svolta, come lo definisce l’amministratore delegato della società, visto che molti player dell’industria adesso stanno iniziando a riconsiderare il proprio modello di business.

In questo senso, sottolinea Skeoch, “né Standard Life Investments (SLI) né Aberdeen sono state mai società di gestione tradizionali”. Motivo per cui la fusione tra le due entità permette di “trarre vantaggio proprio dai trend che si stanno definendo nell’industria, in base alla domanda dei clienti”. Ma qual è questa domanda?

La svolta nell’industria dell’asset management

L’industria trae beneficio da una necessità di base: le persone hanno ancora bisogno di risparmiare. Una necessità, questa, data dalla loro preoccupazione circa la pensione che percepiranno”, commenta Skeoch. Secondo i calcoli della società, il tasso di risparmio si stabilizzerà entro il 2022 intorno al 26% del PIL mondiale. E considerando dove si trova attualmente tale tasso, è prevista una crescita annua del 6,4%. “Se questa progressione dovesse continuare, il tasso di risparmio raddoppierebbe ogni anno”, spiega Skeoch.

Skeoch fa poi una precisazione sulla situazione attuale del risparmio gestito: “Probabilmente l’industria è entrata in una fase matura del ciclo ma il patrimonio continua a crescere”. Una crescita che, per l’esperto, comporta delle responsabilità: “In un mondo sempre più frammentato, le società di gestione devono essere player globali. Si prevede che il volume di asset gestiti raggiunga i 105 bilioni di dollari nel 2020. A vincere saranno quelle società che comprenderanno i cambiamenti nelle necessità dei loro clienti e adatteranno la loro offerta”.

Ma questa non è l’unica sfida in sospeso. Ci sono anche la necessità di “ripristinare la fiducia sotto MiFID II”, di trovare il modo di affrontare la “democratizzazione del rischio finanziario”, di rafforzare la componente della gestione attiva, che “sarà dominante nello sviluppo dei prodotti futuri” e, ovviamente, le necessità di scala. “È importante rassicurare i clienti dicendo loro che si continuerà a rispondere alle sue esigenze. Non si tratta di ottenere i migliori rendimenti ma di migliorare la nostra capacità di incrementare le performance”, spiega Skeoch. Altrettanto importante, poi, è il tema della diversificazione, un aspetto ampiamente assicurato, dice l’esperto, grazie alla complementarietà derivante dalla fusione.

Il ruolo della tecnologia

Ulteriori punti di vista sono stati apportati da Devan Kaloo, global head of equities di Standard Life Aberdeen. Secondo l’esperto, uno dei grandi ostacoli che stanno affrontando le società di gestione è “la crescente competizione con le strategie quantitative e di gestione apssiva e, di conseguenza, la divergenza dei fondi per quanto riguarda le commissioni”. Kaloo concorda con Skeoch a proposito della pressione normativa: “regolatori di tutto il mondo stanno chiedendo alle società di gestione di usare più capitale per migliorare i rendimenti. Ci sono state diverse iniziative per abbassare le commissioni ma si è anche verificato un aumento dei costi”.

Tuttavia, per l’esperto c’è un terzo punto di cui non si sta parlando molto: la tecnologia. “Nel mondo finanziario, le società di gestione sono state tra le più lente a includere gli strumenti tecnologici nei loro processi d’investimento. Una realtà particolarmente vera se si guarda alle società specializzate nell’azionario long only”, afferma.

Secondo Kaloo, la fusione tra Aberdeen e Standard Life consente di arginare molti dei problemi enumerati: “Abbiamo dato vita a una piattaforma eterogenea e molto più stabile, creando un business più grande con diverse fonti di generazione di ingressi per poterci difendere dalle crescenti pressioni normative. Allo stesso tempo, continuiamo ad essere competitivi e ad attrarre talento. E una delle aree dove possiamo migliorare è proprio la tecnologia.

Kaloo comenta, infine, che “unendo le forze il nuovo gruppo potrà compiere grandi passi avanti nello sviluppo di strategie quantitative di investimento ma anche di strumenti di gestione del rischio. “Ci sono tante cose che possiamo fare per stimolare l’analisi, la costruzione del portafoglio e l’implementazione della strategia. Per esempio, il big data può aiutarci con l’analisi delle compagnie, l’uso di strumenti sofisticati di calcolo del rischio può supportarci nel proceso di costruzione del portafoglio e possiamo adottare più soluzioni tecnologiche per implementare le strategie e il loro trading”, conclude Kaloo.

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