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Le masse dei paperoni crescono dal 5,8% al 7,8%. Innocenzi nuovo presidente AIPB


I numeri che ruotano intorno alla gestione dei grandi portafogli continuano a macinare risultati da record, nonostante la difficoltà dei primi mesi del 2016. Le quotazioni d’ingaggio dei private banker fanno concorrenza ai giocatori di calcio e, secondo gli operatori, iniziano a fare invidia ai banchieri d’affari. “Non c’è da sorprendersi. Quando qualcuno paga per prestarti i soldi non c’è limite alla corsa al rialzo del risparmio gestito e del mondo che gli gira intorno”, fa sapere un banchiere che preferisce l’anonimato. Il ‘new normal’ di un mondo a tassi negativi spinge alla ricerca di soluzioni gestite che diano un minimo di rendimento (anche a costo di pagare commissioni significative) e i valori di riferimento stanno assumendo dimensioni molto corpose.

Tuttavia, a favore della tesi per cui tali valori restino sostenibili, giocano tre elementi (oltre ai tassi di interesse nulli): lo scarso assorbimento di capitale da parte delle attività di gestione, i crescenti costi regolatori delle attività di investment e corporate banking, infine il peso dei costi sulle attività bancarie tradizionali. Per questo il ruolo e l’importanza del risparmio gestito (e del private banking), secondo alcuni osservatori, resterà importante a lungo, come fonte di guadagni per il mondo della finanza. E il risiko o, per meglio dire, un certo processo di consolidamento del settore bancario, ridisegnerà i contorni dell’industria. Che, appunto, è in crescita: fanno sapere da AIPB che “il volume di masse in gestione a fine 2015 era pari a 535 miliardi di euro, in rialzo costante dal 2008, a eccezione del 2011, con incrementi annuali che vanno da un minimo del 5,8% a un massimo del 7,8%. Più stabili nel lungo periodo sono le quote di mercato dei singoli operatori di settore”. Se si considera poi la dimensione degli asset, “la quota di mercato dei primi cinque operatori è costante intorno al 52% del totale. Se si confrontano gli operatori raggruppandoli per modelli organizzativi simili, la quota di mercato delle banche grandi cala dal 2010 a oggi dal 61,4% al 58,2% del mercato private, e a una corrispondente crescita delle banche di dimensioni più contenute con un servizio private organizzato in business unit”.

Costante invece negli anni la penetrazione del mercato da parte delle banche specializzate (ed estere) concentrate sulla fascia più alta della clientela. E di movimento continua a essercene. Si è chiusa anche la vendita di Santander private banking Italia (2,7 miliardi di euro masse gestite) passata sotto il cappello di UBS Italia. E non è detto che sia l’ultima mossa: “È stata una bella acquisizione ma siamo pronti a ragionare su altre opportunità sul mercato italiano, ovviamente nel settore della distribuzione relativamente al private banking”, spiega Fabio Innocenzi, country manager di UBS Italia e ad della divisione wealth management UBS Italia. Il manager è appena stato nominato a nuovo presidente e il mandato durerà tre anni. Ha fatto sapere: “il mio obiettivo alla guida dell’associazione è quello di proseguire il percorso di valorizzazione del private banking e dei suoi tratti distintivi. Il comparto già oggi vale 535 miliardi di euro e continuerà a crescere, negli ultimi anni l’aumento è stato mediamente del 5,7%, tenendo in considerazione che il mercato potenziale stimato complessivo è pari a 935 miliardi”.

 

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