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Le conseguenze del crack delle banche venete


Negli ultimi tempi le recenti vicende del sistema bancario italiano hanno caratterizzato il dibattito degli addetti ai lavori. Ne è emersa una significativa crisi di fiducia dei risparmiatori italiani nelle banche la cui “best practice” è stata spesso messa in discussione. Torna in primo piano, ad esempio, il caso delle banche venete. Proprio quando Il Consiglio di Amministrazione di Veneto Banca ha preso atto delle dimissioni dalla carica di presidente di Beniamino Anselmi e ha provveduto a nominare Massimo Lanza nuovo presidente, una ricerca del Centro studi di Unioncamere Veneto intitolata “A conti fatti. Un primo bilancio dell’impatto della crisi del sistema bancario veneto”, racconta di un 3,4% del Pil del Veneto di un anno bruciato nella crisi di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca.

Tradotto in euro, si tratterebbe di almeno 5 miliardi di perdite rispetto allo stock di attività finanziarie, con una perdita media per socio pari a 47 mila euro. Ne parliamo con Cesare Armellini, presidente di Consultique SpA, società di analisi e consulenza finanziaria indipendente, fondata nel 2001. Armellini è stato chiamato in audizione in Consiglio regionale Veneto dalla “Commissione d’inchiesta sui fatti riguardanti il sistema bancario in Veneto”. 

State seguendo vari casi di contenzioso; quali elementi avete approfondito in generale nell’analisi sulla gestione di Veneto Banca e in particolare sulle cosiddette “operazioni baciate”, ossia l’acquisto di azioni in concomitanza con la concessione dei finanziamenti? 

Abbiamo esaminato la valorizzazione delle azioni di Veneto Banca con metodologie quantitative basate sulle consistenze patrimoniali e sulla redditività dell’istituto che, ad un passo dal fallimento, è stata salvato in extremis dal Fondo Atlante. L’ispezione della BCE ha fatto emergere un sistema di finanziamento dei soci finalizzato alla sottoscrizione di nuove azioni (vietato dall’art. 2358 del codice civile ndr): al 2015 l’importo di tali finanziamenti era di 285 milioni, come abbiamo potuto rilevare dal prospetto di aumento di capitale.

Da anni la vostra società ha sensibilizzato il mercato circa l’incoerenza dei valori delle azioni di banche non quotate rispetto a quelle quotate. Cosa è avvenuto? Che cosa emerge dalla perizia in merito?    

La nostra analisi fa luce in particolare sull’impatto di questa pratica sui ratio patrimoniali di solidità, inferiori a quanto pubblicato nei documenti ufficiali e che dissimulavano una situazione tranquilla, quando invece erano al di sotto dei valori stabiliti dagli organi di vigilanza. Il lavoro dei nostri analisti evidenzia anche i problemi presenti nell’aumento di capitale 2014, quando la banca raccoglieva risorse a prezzi dell’azione basati su bilanci poco rappresentativi della vera solidità patrimoniale.  

Quali responsabilità ha avuto il management di Veneto Banca?

Nei comunicati della società e nelle assemblee la riduzione di prezzo decisa dal management della banca veniva collegata alle richieste della BCE in tema di rafforzamento patrimoniale ma ciò era privo di fondamento. Negli anni, il valore artefatto del prezzo dei titoli deciso dal management era incoerente rispetto all’andamento generale di altre banche quotate e, insieme agli alti multipli, induceva l’azionista a ritenere che la banca fosse solida, senza fargli percepire i rischi insiti nell’investimento in capitale di rischio.

Quali sono state le conseguenze di questi comportamenti sui risparmi dei clienti azionisti?

Alcuni casi da noi analizzati, coinvolgono clienti che hanno subito perdite anche fino al 99,75%, ed emergono dubbi sul profilo di rischio, incoerente con gli investimenti proposti. I circa 10 miliardi di azioni emesse ad un prezzo simbolico di 10 centesimi hanno oggi azzerato le partecipazioni azionarie dei vecchi soci che non potranno più godere dei frutti di un eventuale risanamento. Oggi, è fondamentale che gli azionisti danneggiati dalla vicenda vengano informati, tutelati e resi coscienti delle possibilità che hanno di recuperare il denaro.

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