Le cinque idee per i prossimi 12 mesi di Nicholas Gartside (J.P. Morgan AM)


I rendimenti persistentemente bassi e il rischio di rialzo dei tassi d’interesse obbligano gli investitori obbligazionari ad ampliare la ricerca di reddito e di rendimento totale. Tuttavia, Nicholas Gartside, gestore del fondo che vanta del doppio rating Blockbuster-Consistente Funds People JPM Global Bond Opportunities Fund nonché international chief investment officer per il reddito fisso di J.P. Morgan Asset Management, ritiene che i mercati obbligazionari globali continuino a offrire molte opportunità per gli investitori flessibili e senza vincoli. Il fondo infatti, proprio grazie all’accesso senza vincoli alle opportunità offerte dai mercati obbligazionari di tutto il mondo, mira ad accrescere i rendimenti totali fornendo un’esposizione flessibile basata sulle migliori idee del team di gestione ad alta convinzione in oltre 15 settori del reddito fisso e più di 50 Paesi. In particolare, sono cinque le idee che Gartside e il suo team considerano interessanti per i prossimi 12 mesi:

1. L’high yield statunitense è ancora elevato

Le società statunitensi godono di buona salute e prevediamo che continueranno su questa strada, poiché la maggiore crescita mondiale alimenta l’accelerazione degli utili. I redditi e gli indici di copertura del debito stanno aumentando, mentre l’indebitamento è in diminuzione”, afferma il gestore. Tutte buone notizie insomma per gli investitori obbligazionari. Secondo i dati Moody’s Investor Services (al 30 giugno 2017), sviluppati dal team, i tassi d’insolvenza si sono collocati all’1,5% nei dodici mesi a giugno 2017, nettamente al di sotto della loro media di lungo termine del 3,7%. “Gli spread hanno registrato una forte dinamica di compressione negli ultimi diciotto mesi e, anche se non prevediamo che tale ritmo venga mantenuto, permane un ulteriore margine di contrazione in un contesto di graduale aumento o stabilità dei tassi d’interesse. Sul fronte dei fattori tecnici, le società non hanno al momento programmi di emissione di debito troppo aggressivi e i proventi sono in larga parte utilizzati per un rifinanziamento a tassi d’interesse più bassi”, spiega Gartside.

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Fonte: J.P. Morgan.

2. Il credito statunitense investment grade è al suo posto

La solidità del settore societario statunitense porta il team ad essere positivo anche nei confronti delle obbligazioni societarie investment grade statunitensi. I rendimenti, oltre il 3%, sono tuttavia interessanti rispetto a quelli offerti dai titoli sovrani con pari rating, fanno sapere da JP Morgan AM. “La domanda è inoltre molto robusta: gli afflussi di capitale nelle obbligazioni societarie investment grade statunitensi sono ai massimi degli ultimi otto anni, con gli investimenti provenienti sia da investitori privati domestici che da istituzioni estere. Nel 2017 ci aspettiamo che un’offerta complessivamente inferiore fornisca supporto al quadro tecnico, anche se tale scenario non si è ancora materializzato del tutto, poiché le società sembrano avere anticipato le emissioni alla prima parte dell’anno in previsione di ulteriori rialzi dei tassi”, sostiene il portfolio manager.

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Fonte: Bloomberg, J. P. Morgan.

3. Il capitale bancario subordinato europeo, un’ottima puntata

Le banche europee continuano ad accrescere le riserve di capitale, con coefficienti Core Tier 1 e indici di indebitamento ora nettamente migliori rispetto ai minimi regolamentari. Le banche avevano risentito dei timori di un ulteriore calo dei tassi d’interesse che avrebbe accresciuto la pressione sugli utili, ma tali apprensioni si sono attenuate e da inizio anno le revisioni degli utili nel settore sono state positive”, fanno sapere dal team. Con gli spread attorno a 400 punti base, per Gartside, le valutazioni sono interessanti su base assoluta e i livelli delle emissioni sono gestibili. “Tuttavia, questa è un’area del mercato in cui è fondamentale essere selettivi. Alcune banche, in particolare nei Paesi europei periferici, hanno ancora problemi con i crediti in sofferenza, pertanto è importante esaminare con attenzione i fondamentali dei singoli emittenti”, afferma il gestore.

4. Meglio il debito dei mercati emergenti in valuta locale

I mercati emergenti stanno beneficiando delle condizioni favorevoli nei Paesi sviluppati, incluse le politiche monetarie ancora accomodanti e la scarsa forza del dollaro USA. Al tempo stesso, anche i fondamentali delle economie emergenti stanno migliorando, con un aumento della crescita tendenziale, livelli di debito bassi rispetto al PIL, un miglioramento del saldo delle partite correnti e maggiori riserve di liquidità che forniscono protezione contro un'eventuale volatilità futura. Per il team del JPM Global Bond Opportunities Fund, il debito in valuta locale degli emergenti è indubbiamente il settore del reddito fisso che offre il maggior valore al momento. “I rendimenti sono diminuiti, ma restano interessanti, e le valute sono convenienti rispetto alle medie storiche, motivo per cui preferiamo un’esposizione non coperta alle obbligazioni locali (che richiede un attento monitoraggio della volatilità dei cambi). Il segmento del debito dei mercati emergenti è stato generalmente sorretto da forti afflussi quest’anno, ma il posizionamento in valuta locale non è ancora eccessivo”, spiega il manager.

5. Prudenza sui titoli di Stato europei

Sebbene quest’asset class sia al momento sorretta dagli acquisti della BCE, “rimaniamo prudenti nei confronti dei titoli di Stato europei. Mentre l’inflazione nell’Eurozona resta abbastanza bassa da dissuadere la Banca Centrale Europea dal ridurre con troppa aggressività il programma di allentamento monetario, rimane comunque nettamente al di sopra dei rendimenti dei titoli di Stato, attestandosi oltre l’1% a fronte di rendimenti sovrani prossimi allo zero (secondo i dati Bloomberg al 30 giugno 2017, elaborati dal team) che per gli investitori si traducono in perdite in termini reali”, spiega Gartside, che conclude, “i rendimenti dei titoli di Stato sono poco interessanti anche in termini assoluti, con il Bund a 10 anni allo 0,5% e circa il 35% del mercato regionale ancora con rendimenti negativi”.

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