Le banche centrali mettono in campo nuove armi


Come ogni anno in questo periodo i cosiddetti ‘product specialist’ finanziari sono alla ricerca di nuove idee di investimento a sostegno dei budget dei prossimi 12 mesi ma le prospettive per il 2015 vedono più finestre semichiuse che grandi spazi aperti. Le borse statunitensi sono ai massimi storici, mentre le altre sono in balia di un aumento della volatilità; i rendimenti dei bond sono molto ridimensionati, le materie prime e il petrolio rimangono sotto pressione, mentre il mercato immobiliare è in stallo in vista del restringimento monetario americano. “In ogni caso, la liquidità non mancherà, nonostante la chiusura del QE in USA. Questo, almeno, è quello che si è potuto leggere nei programmi della BCE ma soprattutto della BoJ, la banca centrale giapponese, che ha messo sul tavolo un’espansione monetaria mai effettuata prima”, spiega Corrado Caironi, strategist di R&CA.

Continua: “dopo la riunione della BCE di ottobre piena di tensioni, Mario Draghi a novembre ha ripreso il suo tono autorevole accantonando di colpo le critiche giornalistiche sul modello di comunicazione, lo scontro nord-sud dei banchieri centrali e il commento di Bernanke sulla difficoltà della Banca Centrale Europea di procedere ad un QE”. Draghi, in altre parole, ha detto che la BCE è in procinto di aumentare da 2 a 3 trilioni di euro il suo impegno di bilancio attraverso acquisti di asset precedentemente annunciati (covered bond e ABS) e di essere pronta ad affrontare altre misure non convenzionali qualora la situazione lo richiedesse. Sull’acquisto di debiti sovrani Draghi non ha speso parole confermando che a oggi ci sono già sul tavolo importanti operazioni oltre agli acquisti comunicati, come la seconda tranche del TLTRO. L’atteggiamento del Consiglio, secondo Draghi, è unanime e focalizzato sulle esigenze monetarie e alla reflazione economica dell’area. Il riflesso del nuovo scenario è stato interpretato immediatamente dal mercato valutario dove l’eur/usd è sceso sotto 1,24 e il rapporto usd/yen è balzato oltre 114. 

Ma cosa sta succedendo in Giappone?

In attesa della BCE sugli acquisti di coverd bond, dopo il nervosismo degli stress test bancari e il passaggio della vigilanza dalle banche centrali locali a Francoforte, gli investitori si sono consolati dalle notizie provenienti dal Giappone che nella giornata di Halloween hanno messo in subbuglio le sale operative con l’indice Nikkei 225 che in una sola seduta ha guadagnato quasi 750 punti, un balzo quasi del 5%. Secondo quanto riportato dagli analisti locali la BoJ ha già approvato misure che permetteranno un’accelerazione dell’espansione monetaria mai vista prima d’ora, addirittura superiore a quanto fatto dalla FED in questi ultimi tre anni. Specifica Caroni: “gli interventi chiave possono essere riepilogati in tre punti: a) un cambio di passo nell’espansione della base monetaria da 60 - 70 a 80 miliardi JPY annui; b) acquisti di JGB (Japanese Government Bonds) da 50 a 80 miliardi JPY aumentando la scadenza media a 7 - 10 anni, tre anni in più rispetto a prima; c) acquisto di ETF azionari a 3 miliardi JPY l’anno. Ad aggiungere slancio al mercato azionario è stata inoltre l’indiscrezione giornalistica che vede ormai formalizzato il cambio di asset allocation del Government Pension Investment Fund (GPIF, fondo governativo previdenziale giapponese), il più grande al mondo, con 127 miliardi JPY di patrimonio gestito, che vede una diminuzione dell’obbligazionario JGB dal 60% al 35% e un innalzamento dell’azionario da 12% al 25%: operazioni che dovranno essere attuate nei prossimi mesi”.

È evidente che solo questa operazione del GPIF coinvolgerà, almeno sulla parte bond, la BoJ obbligandola a sostenere il mercato oltre agli acquisti per le emissioni del tesoro. Come primo impatto si è assistito a una svalutazione della divisa giapponese che rispetto al dollaro statunitense ha sfondato di colpo il livello di 110 usd/yen.

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