Le banche centrali hanno comprato oltre 9 mld di euro di debito pubblico


Nei primi giorni di QE le banche centrali hanno acquistato oltre 9 miliardi di euro di debito pubblico: il piano voluto dalla BCE rimane a sostegno del restringimento degli spread dei governativi dei Paesi periferici europei, proteggendoli dalla volatilità legata all’evoluzione della situazione ellenica. Afferma Aldo Martinale, responsabile funzioni studi e analisi di Banca Intermobiliare che “è auspicabile che un compromesso venga infine raggiunto per garantire il finanziamento e la permanenza nell’area euro della Grecia, ma il rischio che un errore di calcolo politico possa portare ad incidenti (inclusa la 'Grexi'») continuerà a generare ondate di tensione sui mercati nei prossimi mesi. La tensione con i creditori internazionali per il rilascio dell’ultima tranche dell’attuale prestito ha riportato il decennale greco sopra il 10,5% di rendimento”.

Intanto, sul fronte delle commodity, si sta assistendo a un forte calo per le quotazioni petrolifere che continuano a scontare la crescita della produzione USA, confermata ai massimi degli ultimi 30 anni nonostante il marcato calo delle trivellazioni, e delle scorte, il cui livello secondo l’EIA si sta avvicinando pericolosamente alla piena capacità di stoccaggio (attualmente le scorte hanno raggiunto il 70%). Continua l’esperto: “ad appesantire il comparto hanno contribuito anche la forza del dollaro, con il Dollar Index sui massimi dal 2003, e la possibilità di un accordo tra l’Iran e la Comunità Internazionale sul programma nucleare di Teheran; accordo che potrebbe far aumentare le esportazioni di greggio del Paese di un milione di barili al giorno. In leggera crescita il gas naturale che tuttavia rimane lontano dai massimi raggiunti a fine febbraio”. Deboli i metalli industriali, con il rame che è sceso leggermente, penalizzato dalla continua crescita delle scorte sul mercato statunitense, europeo e cinese.

In leggera flessione anche l’oro che continua a essere influenzato negativamente dalle attese di un aumento dei tassi USA nel secondo semestre e dalla forza del dollaro. “Sul fronte della domanda, è continuata la diminuzione dell’ammontare di oro detenuta dagli ETP, scesa ai minimi da inizio febbraio. La forza del dollaro ha penalizzato anche le materie agricole generalmente negative. In controtendenza il grano, che è salito del 3.2%, favorito dai timori sui raccolti legati alle basse temperature nella zona delle Grandi Pianure statunitensi e dalla revisione al ribasso sulle scorte da parte dell’USDA”.

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