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Le 15 SGR del futuro nell'industria europea dei fondi


Spesso la percezione delle cose differisce particolarmente dalla realtà. Questo succede in tanti ambiti della vita e anche nell’industria del risparmio gestito. Negli ultimi anni, molti si sono soffermati sulla concentrazione che sta sperimentando il settore. La famosa espressione “the winner takes it all” è stata ampiamente utilizzata nell’industria per indicare la concentrazione di flussi in una manciata di entità. Una tesi, peraltro, spesso corroborata da grafici e illustrazioni. Tuttavia, come diceva Benjamin Disraeli, ci sono tre tipi di bugie: le bugie, le bugie sfacciate e le statistiche. E, questa volta, le statistiche potrebbero far pensare che essere una delle società di gestione di riferimento in Europa – che vuol dire rientrare nella top 10 per volume gestito o vendite nette - è una missione impossibile per molte entità. Ma in realtà non è così.

Se analizziamo i dati prendendo come riferimento lassi di tempo brevi e senza prestare particolare attenzione alle tendenze, potremmo farci un’idea sbagliata di ciò che sta realmente accadendo. Basta vedere il quadro completo per capire quali sono le reali possibilità a disposizione delle SGR che oggi non rientrano nella top 10 di aggiudicarsi un posto tra le migliori.

Le dieci SGR più grandi in Europa detengono il 26% degli asset. Se guardiamo a questa fotografia, si tratta di un mercato relativamente concentrato, ma c’è da capirne l’evoluzione. Tuttavia, bisogna fare molta attenzione quando si analizza e interpreta questo dato perché, in realtà, la concentrazione non è un fenomeno che tende ad aumentare nel settore, ma al contrario, diminuisce. La quota di mercato che vantavano nel 2008 le dieci SGR più grandi in Europa è passata dal 32% al 26% alla fine del 2015”, spiega Chris Chancellor, socio di MackayWilliams.

In sette anni si è ridotta di sette punti. Dal 2001, solo due entità sono riuscite a conservare, anno dopo anno, il loro posto nella top ten, e solo una, BlackRock, è riuscita negli ultimi cinque anni a riaffermarsi in modo ininterrotto nella classifica delle migliori 10 per vendite nette nel Continente. “La leadership in fatto di vendite è stata molto volatile. Abbiamo visto concentrazione, ma anche cambiamenti tra le leader”, ha detto Chancellor. Questo manda un messaggio molto chiaro al settore. Raggiungere il successo e collocarsi in cima alla classifica è qualcosa di assolutamente possibile. “Le società leader di oggi non saranno le stesse fra cinque anni. Questo è sicuro”.

Sapere quale sarà la nuova generazione di leader del settore è una missione molto complicata. Le cose possono cambiare molto rapidamente e ci sono tanti fattori che possono determinare l’elenco dei vincitori. Tuttavia, da MackayWilliams fanno nome e cognome, basandosi sulle risposte dei mille funds selector ai quali la società ha chiesto di indicare i provider con i quali non stanno lavorando attualmente e con cui vorrebbero farlo in futuro. Sulla base dei dati raccolti, la nuova generazione delle società leader del futuro sarebbe composta da: Aberdeen, Candriam, Capital Group, Carmignac, Edmond de Rothschild AM, Goldman Sachs AM, Henderson, HSBC Global AM, Jupiter, MFS IM, Morgan Stanley, Natixis Global AM, Pictet AM, Robeco e T. Rowe Price. Solo il tempo potrà dirlo.

Allo stesso modo, si potrebbe anche provare a prevedere quali entità sono più a rischio di abbandonare la top 10. In questo caso, l’analisi di quanto accaduto nel passato può essere un buon metodo per scoprire quali società possono vedere la propria posizione minacciata. Come indicano da MackayWilliams, “il rischio per le entità è quello di avere il patrimonio altamente concentrato in un unico fondo. Nove delle dieci società che hanno registrato più vendite nette nel 2015 possedevano oltre il 10% del proprio patrimonio in una sola strategia”, rivela l’esperto.

Delle 50 SGR con più volume di asset a livello europeo, 28 non farebbero fronte a un tale rischio, non avendo alcuna strategia che riunisce oltre il 10% del patrimonio. Tuttavia, 18 posseggono più del 10% dei propri asset in una sola strategia. Il resto – quattro - sono quelle in teoria più a rischio, con prodotti con patrimoni che rappresentano oltre il 20% del totale. “Le entità che si trovano in questa situazione dovrebbero realizzare una pianificazione a livello di marketing, vendite e prodotti sulla strategia da seguire quando si ritroveranno a fronteggiare una situazione avversa”, raccomanda Chancellor.

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